Storie di violenza: casi di ordinaria amministrazione.
Ragazzi in rivolta contro l’istituzione
scolastica e docenti costretti a
subire, a temere lo scontro. Ribellioni
che entrano nell’ufficio di Presidenza,
che vengono smorzate con provvedimenti
disciplinari suscitando le reazioni
dei genitori, pronti a schierarsi contro la
scuola e a favore dei figli. L’istituto professionale
Nicolò Gallo, fino allo scorso anno,
rientrava nell’elenco delle scuole considerate
a rischio. “Quest’anno – afferma
Francesco Curaba, dirigente dell’istituto –
siamo stati esclusi dall’elenco. E dire che
da noi, i casi di violenza e di bullismo sono,
per così dire, all’ordine del giorno”. E
Curaba non è di certo il primo arrivato,
occupa il posto di dirigente dal 1994
(dapprima a Bivona, poi a Licata all’Ipia
Fermi e all’istituto per geometri Curella e
dall’anno scolastico 1999-2000 dirige un
dei più popolosi istituti di scuola superiore
di Agrigento) e ancor prima insegnava
Francese all’istituto tecnico commerciale
Michele Foderà.
“Non ricordo, nell’arco della mia esperienza
professionale, casi di bullismo e
violenza come in questi ultimi anni. I ragazzi
nutrivano rispetto verso la classe
docente e verso il preside. Da qualche
anno, invece, ogni giorno è una lotta continua
e non soltanto con i ragazzi ma anche
con i genitori che chiedono sia anticipata
l’uscita del loro ragazzo (guarda caso
quando in classe sono in pochi), che
giustificano i ritardi, che minacciano denuncia
quando mi rivolgo alle forze dell’ordine.
Pronti a schierarsi a favore dei figli,
contro la scuola, in qualsiasi circostanza”.
Si riferisce a qualche caso in particolare?
«Racconto un episodio (uno dei tanti) che
recentemente è accaduto nell’istituto che
dirigo e che ha coinvolto gli studenti di
una seconda classe della quale fa parte
anche un ragazzo disabile. In quei giorni
la stampa e la televisione raccontavano la
triste storia di un ragazzo diversamente
abile maltrattato dai compagni e ripreso
con le telecamere dei telefonini. Ebbene,
gli studenti di questo istituto hanno inteso
emulare quel caso e si sono schierati
contro il loro compagno disabile. Davanti
alle telecamere dei telefonini vi era chi
lo beffeggiava, chi gli dava calci nel sedere,
chi gli impediva di uscire dalla classe.
Il tutto durante l’ora di lezione con l’insegnante
di sostegno che, appena si è resa
conto di quanto stava accadendo, ha sequestrato
i telefoni cellulari portandoli
direttamente nel mio ufficio. Ho detto ai
ragazzi che avrebbero riavuto i telefoni
soltanto al termine delle lezioni. E così, al
suono della campana, i ragazzi si sono
presentati nell’ufficio di Presidenza per
riprendere i telefoni. Ho chiesto loro in
quale cellulare avessero registrato il filmato
ma non hanno voluto rispondere.
Insistevano, volevano i telefonini a tutti i
costi. A un certo punto mi hanno accerchiato,
hanno preso a girarmi intorno.
Immediatamente ho chiamato i carabinieri,
che hanno redatto il verbale e interrogato
i ragazzi, e ho convocato i genitori.
Ebbene un padre, mentre gli altri genitori
hanno rimproverato i loro figlioli, mi
ha detto che mi avrebbe denunciato perché,
avendo chiamato i carabinieri, avevo
scioccato il figliolo. Ho sorriso. Gli ho detto
che a preoccuparsi avrebbe dovuto essere
il padre del ragazzo disabile. La vicenda
si è chiusa e adesso il ragazzo, invece
che con il ciclomotore, viene a scuola
con l’autovettura».
Com’è il mondo della scuola oggi, rispetto
agli anni trascorsi?
«Oggi occorre avere i nervi saldi. Vi è il rischio
che appena li rimproveri, i ragazzi ti
si rivoltino contro. Riscontriamo maggiori
difficoltà con i ragazzi di primo e secondo
anno che, talvolta, arrivano già
dalle scuole medie con lo spinello in mano.
E’ ovvio che i messaggi che dalla società
arrivano ai ragazzi non sono corretti:
sono meno rispettosi, la famiglia non
interviene per rimproverarli o per negare
loro qualcosa. Si rivoltano contro chi
non li asseconda e la classe docente vive
momenti di ansia e di timore. E’ uno
scontro continuo. Nei giorni scorsi sono
stato chiamato in classe da una docente
perché i ragazzi le tiravano palline di carta.
Così ho rimproverato i ragazzi, li ho invitati
a fare il nome del colpevole e mi
hanno risposto che l’insegnante si era inventata
tutto. Ho detto ai ragazzi che sarebbero
dovuti tornare a scuola accompagnati
dai genitori. Ebbene, alla fine delle
lezioni stavano per aggredire la docente,
è intervenuto il collaboratore scolastico
e i ragazzi lo hanno minacciato».
Cosa deve fare un insegnante per non arrivare
allo scontro?
«Deve sapersela cavare, avere capacità
relazionali. E sono proprio quei docenti
che non hanno grandi capacità relazionali
ad avere scontri continui e, purtroppo,vi
sono docenti incapaci di gestire la classe.
La situazione peggiora quando si tratta di
ragazzi irrequieti».
I docenti sono anche educatori o devono
limitarsi a inculcare ai ragazzi le nozioni
scolastiche seguendo il principio “io vado
avanti, chi vuole mi segua?”.
«I docenti sono innanzitutto educatori. E
impensabile che la loro attività sia riduca
alle spiegazioni e alle interrogazioni. E se
poi i ragazzi non ascoltano le spiegazioni?
Ed ecco che il docente deve essere un
educatore, ma tutto ciò, ripeto, dipende
soprattutto dalla capacità relazionali».
RITA BAIO (da www.lasicilia.it)

