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Domenica 12 Luglio 2026 | Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
Informazione, comunità e innovazione per la scuola. Dal 1998 la scuola italiana in rete.
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Personale ATA

Nota dell’ANQuAP Associazione Nazionale Quadri delle Amm.ni Pubbliche sul personale ATA

 


Una
politica
disastrosa per il personale ATA delle scuole deve necessariamente
definirsi quella che prevede e/o consente:


 – un reclutamento
antiquato, senza selezioni e senza valutazione del  merito;
 –
requisiti culturali di accesso all’impiego inadeguati perché non 
correlati alla disciplina delle mansioni ed ai compiti professionali;
 – una quantità di precari ben oltre il livello fisiologico
di scopertura  dei posti vacanti. Le immissioni in ruolo autorizzate
sono da anni
 inferiori al numero delle cessazioni dal servizio, con
una situazione  gravissima per l’esercizio delle funzioni
amministrative;
 – le pseudocarriere delle posizioni economiche
orizzontali, per attribuire  le quali si gettano al vento 33 milioni
di euro che potevano essere utilizzati molto più produttivamente
nell’interesse del personale e delle scuole;
 – la mancata
introduzione delle figure intermedie di area C (coordinatore
amministrativo e tecnico), già previste dalla sequenza
contrattuale
dell’8 marzo 2002;
 – il ritardo ingiustificati nell’emanazione
del bando di concorso per Direttori S.G.A.. Il nuovo profilo
professionale è vigente da
circa sei anni ed è grave non aver
avvertito l’urgenza di procedere al reclutamento di nuove forze in
possesso del diploma di laurea specifico;
 – una disciplina delle
supplenze complicata ed inefficace, con evidenti clamorose storture
per la sostituzione dei D.S.G.A;
 – una disparità di trattamento, sia
giuridica che economica, ingiusta e senza giustificato motivo
rispetto al personale ATA del comparto
AFAM  (Accademie e
Conservatori).
 La responsabilità di questa “drammatica”
condizione del personale interessato è principalmente imputabile alla
politica, ma non ne
sono esenti le OO.SS. che stipulano contratti,
accordi e protocolli d’intesa, spesso con la compiacente
disponibilità dell’alta dirigenza
ministeriale.
 Di fronte a tanto
disastro, che mette a rischio il corretto e regolare funzionamento
delle scuole, il 10 maggio u.s. il Ministero e le
OO.SS. (Cgil, Cisl,
UIL, Snals e Gilda) hanno sottoscritto un pessimo “accordicchio” sulle
posizioni economiche orizzontali ed
un accordo parziale ed incompleto
sui passaggi verticali di area (sul quale ci riserviamo l’intervento a
tempo debito), di cui addirittura
“menano vanto”
 Da
notare, cosa di non poco conto, che questi accordi intervengono con
un  decisore politico (il Ministro) in uscita ed un Capo
dipartimento
al termine del suo mandato.
 L’accordo sulle
posizioni economiche orizzontali delle aree A e B, in  attuazione
dell’art. 7 CCNL 7/12/2005, è di per se un fatto
giuridicamente 
improprio, per non dire totalmente illegittimo. Infatti, ne la legge
e nemmeno le norme contrattuali che disciplinano il sistema
delle relazioni sindacali prevedono gli “accordi”, ma solo CCNL
e/o contratti integrativi.
 L’accordo non rientra in nessuna delle due
fattispecie e non può considerarsi fonte di diritto che regola la
materia che tratta.
Tantomeno possono considerarsi fonti di diritto
le note ministeriali che danno notizia dell’accordo e la
contrattazione integrativa regionale
prevista da  un accordo
illegittimo.
 Il contenuto dell’accordo è pessimo perché si continua
nel solco (sbagliato e dannoso) delle anzianità e degli automatismi,
che
certamente non premiano né la professionalità e neanche il merito
e che sicuramente
 non garantiscono il buon andamento dei servizi
amministrativi tecnici ed ausiliari delle scuole.
 Infatti,
nella formulazione delle graduatorie l’anzianità vale 60 punti, i
titoli di studio valgono 20 punti come i crediti professionali,
mentre
l’esito favorevole del corso di formazione è dato dal sistema “di un
segno di spunta” per le attività online e dalla mera
partecipazione fisica per quelle in presenza.
 La ciliegina
sulla torta è poi rappresentata dai punti attribuiti ai titoli di
studio, dove si arriva alla pura ed assoluta irrazionalità di
 considerare un diploma di matu-rità con un punteggio superiore
a quelli universitari sia triennali che quadriennali. Per lor
signori
(Ministero e OO.SS.) un diploma di maturità vale più di una
laurea e di una laurea breve.
 Se questo è il livello dei
contraenti (parte datoriale e parte di rappresentanza dei lavoratori) le
speranze di guardare al futuro con
 ottimismo sono destinate ad
infran-gersi con la dura realtà (già oggi troppo presente) di una
sostanziale inadeguatezza professionale
rispetto ai compiti da
svolgere.
 Noi, però, non desistiamo e continueremo pervicacemente
a rappresentare le ragioni di un “diritto alternativo”, fondato
sulla
valorizzazione del merito e delle professionalità, contro un
“diritto vigente”, che guarda alle anzianità ed agli
automatismi.
 Lì, 15 maggio 2006
 

IL PRESIDENTE
 Giorgio GERMANI