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Riforma

Allegato A – Indicazioni Nazionali per i Piani Personalizzati delle Attività Educative nelle Scuole dell’Infanzia

Allegato A
Indicazioni Nazionali per i Piani Personalizzati delle
Attività Educative nelle Scuole dell’Infanzia

 

Le Indicazioni esplicitano i livelli
essenziali di prestazione a cui tutte le Scuole dell’Infanzia del Sistema
Nazionale di Istruzione sono tenute per garantire il diritto personale, sociale
e civile all’istruzione e alla formazione di qualità.

La Scuola dell’Infanzia

La Scuola dell’Infanzia concorre all’educazione armonica
e integrale dei bambini e delle bambine che, attraverso la famiglia, scelgono di
frequentarla dai due anni e mezzo fino all’ingresso nella scuola primaria, nel
rispetto e nella valorizzazione dei ritmi evolutivi, delle capacità, delle
differenze e dell’identità di ciascuno, nonché della responsabilità
educativa delle famiglie.

Operando in questa direzione con sistematica professionalità
pedagogica, essa contribuisce alla realizzazione del principio dell’uguaglianza
delle opportunità e alla rimozione degli “ostacoli di ordine economico e
sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione
di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del
Paese” (art.3 della Costituzione).

La Scuola dell’Infanzia è un ambiente educativo di
esperienze concrete e di apprendimenti riflessivi che integra, in un processo di
sviluppo unitario, le differenti forme del fare, del sentire, del pensare, dell’agire
relazionale, dell’esprimere, del comunicare, del gustare il bello e del
conferire senso da parte dei bambini.

Richiede attenzione e disponibilità da parte dell’adulto,
stabilità e positività di relazioni umane, flessibilità e adattabilità alle
situazioni, adozione di interazioni sociali cooperative, clima caratterizzato da
simpatia e curiosità, affettività costruttiva, gioiosità ludica, volontà di
partecipazione e di comunicazione significative, intraprendenza progettuale ed
operativa.

Esclude impostazioni scolasticistiche che tendono a
precocizzare gli apprendimenti formali e, attraverso le apposite mediazioni
didattiche, riconosce come connotati essenziali del proprio servizio educativo:

la relazione personale significativa tra pari e con
gli adulti, nei più vari contesti di esperienza, come condizione per pensare,
fare ed agire;

la valorizzazione del gioco in tutte le sue forme ed
espressioni (e, in particolare, del gioco di finzione, di immaginazione e di
identificazione per lo sviluppo della capacità di elaborazione e di
trasformazione simbolica delle esperienze): la strutturazione ludiforme dell’attività
didattica assicura ai bambini esperienze di apprendimento in tutte le dimensioni
della loro personalità;

il rilievo al fare produttivo ed alle esperienze dirette
di contatto con la natura, le cose, i materiali, l’ambiente sociale e la
cultura per orientare e guidare la naturale curiosità in percorsi via via
più ordinati ed organizzati di esplorazione e ricerca.

All’interno dello scenario delineato, la Scuola dell’Infanzia
si propone come luogo di incontro, di partecipazione e di cooperazione delle
famiglie, come spazio di impegno educativo per la comunità e come risorsa
professionale specifica per assicurare a coloro che la frequentano la massima
promozione possibile di tutte le capacità personali, promozione che si
configura come diritto soggettivo di ogni bambino.

Obiettivi generali del processo formativo

La Scuola dell’Infanzia rafforza l’identità personale,
l’autonomia e le competenze dei bambini. Essa raggiunge questi obiettivi
generali del processo formativo (art. 8 del 275/99), collocandoli all’interno
di un progetto di scuola articolato ed unitario, che riconosce, sul piano
educativo, la priorità della famiglia e l’importanza del territorio di
appartenenza con le sue risorse sociali, istituzionali e culturali.

In relazione alla maturazione dell’identità personale, e
in una prospettiva che ne integri tutti gli aspetti (biologici, psichici,
motori, intellettuali, sociali, morali e religiosi), essa si premura che i
bambini acquisiscano atteggiamenti di sicurezza, di stima di sé, di fiducia
nelle proprie capacità, di motivazione al passaggio dalla curiosità alla
ricerca; vivano in modo equilibrato e positivo i propri stati affettivi,
esprimendo e controllando emozioni e sentimenti e rendendosi sensibili a quelli
degli altri; riconoscano ed apprezzino l’identità personale ed altrui nelle
connessioni con le differenze di sesso, di cultura e di valori esistenti nelle
rispettive famiglie, comunità e tradizioni di appartenenza.

In relazione alla conquista dell’autonomia, la
Scuola dell’Infanzia fa sì che i bambini, mentre riconoscono le dipendenze
esistenti ed operanti nella concretezza del loro ambiente naturale e sociale di
vita, siano capaci, in tale contesto, di orientarsi in maniera personale e di
compiere scelte anche innovative. Inoltre, si impegna affinché, come singoli e
in gruppo, si rendano disponibili all’interazione costruttiva con il diverso e
l’inedito e si aprano alla scoperta, all’interiorizzazione e al rispetto
pratico dei valori della libertà, della cura di sé, degli altri e dell’ambiente,
della solidarietà, della giustizia, dell’impegno ad agire per il bene comune.

In relazione allo sviluppo delle competenze, infine la
Scuola dell’Infanzia, consolidando le capacità sensoriali, percettive,
motorie, sociali, linguistiche ed intellettive del bambino, impegna quest’ultimo
nelle prime forme di lettura delle esperienze personali, di esplorazione e
scoperta intenzionale ed organizzata della realtà di vita (in senso sociale,
geografico e naturalistico, artistico e urbano), nonché della storia e delle
tradizioni locali. In particolare, mette il bambino nella condizione di produrre
messaggi, testi e situazioni attraverso una molteplicità ordinata ed efficace
di strumenti linguistici e di modalità rappresentative; di comprendere,
interpretare, rielaborare e comunicare conoscenze ed abilità relative a
specifici campi di esperienza; di dimostrare ed apprezzare coerenza cognitiva e
di comportamenti pratici, insieme a intuizione, immaginazione, creatività,
gusto estetico e capacità di conferimento di senso.

Obiettivi specifici di apprendimento

Il percorso educativo della Scuola dell’Infanzia, nella
prospettiva della maturazione del Profilo educativo, culturale e
professionale dello studente atteso per la conclusione del primo ciclo dell’istruzione,
utilizza gli obiettivi specifici di apprendimento indicati di seguito per
progettare Unità di Apprendimento che, a partire da obiettivi
formativi, mediante apposite scelte di metodi e contenuti, trasformino le
capacità personali di ciascun bambino in competenze.

L’ordinamento degli obiettivi specifici di apprendimento
sotto alcuni titoli non obbedisce a nessuna particolare teoria pedagogica e
didattica da rispettare e da seguire, ma ad una pragmatica e contingente
esigenza di chiarezza espositiva. Né tantomeno costituisce una specie di ‘tabella
di marcia’ per la successione logica o cronologica delle Unità di
Apprendimento da svolgere nei gruppi classe. Esso ha soltanto lo scopo di
indicare i livelli essenziali di prestazione (intesi qui nel senso di
standard di prestazione del servizio) che le scuole pubbliche della Repubblica
sono tenute in generale ad assicurare ai cittadini per mantenere l’unità
del sistema educativo nazionale di istruzione e di formazione, per impedire la
frammentazione e la polarizzazione del sistema e, soprattutto, per consentire ai
bambini la possibilità di maturare in termini adatti alla loro età tutte le
dimensioni tracciate nel Profilo educativo, culturale e professionale.

Gli obiettivi specifici di apprendimento non hanno, perciò,
alcuna pretesa validità per i casi singoli, siano essi le singole istituzioni
scolastiche o, a maggior ragione, i singoli allievi. È compito esclusivo di
ogni scuola autonoma e dei docenti, infatti, nel concreto della propria storia e
del proprio territorio, assumersi la libertà di mediarli, interpretarli,
ordinarli, distribuirli ed organizzarli negli obiettivi formativi delle diverse Unità
di Apprendimento, considerando, da un lato, le capacità complessive di ogni
bambino e, dall’altro, le teorie pedagogiche e le pratiche didattiche più
adatte a trasformarle in competenze. Allo stesso tempo, tuttavia, è compito
esclusivo di ogni scuola autonoma e dei docenti assumersi la responsabilità
di “rendere conto” delle scelte fatte e di porre le famiglie e il
territorio nella condizione di conoscerle e di condividerle.

Per quanto presentati in maniera elencatoria, infine, va
ricordato che gli obiettivi specifici di apprendimento obbediscono, in verità,
ciascuno, al principio della sintesi e dell’ologramma: l’uno rimanda sempre
funzionalmente all’altro e non sono mai, per quanto possano essere minuti e
parziali, richiusi su se stessi, bensì aperti ad un complesso, continuo e
unitario rimando reciproco.

Il sé e l’altro

1. Rafforzare l’autonomia, la stima di sé, l’identità

2. Rispettare e aiutare gli altri, cercando di capire i loro
pensieri, azioni e sentimenti; rispettare e valorizzare il mondo animato e
inanimato che ci circonda.

3. Accorgersi se, e in che senso, pensieri, azioni e
sentimenti dei maschi e delle femmine mostrino differenze, e perché.

4. Lavorare in gruppo, discutendo per darsi regole di azione,
progettando insieme e imparando sia a valorizzare le collaborazioni, sia ad
affrontare eventuali defezioni.

5. Conoscere la propria realtà territoriale (luoghi, storie,
tradizioni) e quella di altri bambini (vicini e lontani) per confrontare le
diverse situazioni anche sul piano del loro ‘dover essere’.

6. Registrare i momenti e le situazioni che suscitano paura,
stupore, sgomento, diffidenza, ammirazione, disapprovazione, compiacimento
estetico, gratitudine, generosità, simpatia, amore, interrogarsi e discutere
insieme sul senso che hanno per ciascuno questi sentimenti e come sono, di
solito, manifestati.

7. Soffermarsi sul senso della nascita e della morte, delle
origini della vita e del cosmo, della malattia e del dolore, del ruolo dell’uomo
nell’universo, dell’esistenza di Dio, a partire dalle diverse risposte
elaborate e testimoniate in famiglia e nelle comunità di appartenenza.

Corpo, movimento, salute

1. Rappresentare in modo completo e strutturato la figura
umana; interiorizzare e rappresentare il proprio corpo, fermo e in movimento;
maturare competenze di motricità fine e globale.

2. Muoversi con destrezza nello spazio circostante e nel
gioco, prendendo coscienza della propria dominanza corporea e della lateralità,
coordinando i movimenti degli arti.

3. Muoversi spontaneamente e in modo guidato, da soli e in
gruppo, esprimendosi in base a suoni, rumori, musica, indicazioni ecc.

4. Curare in autonomia la propria persona, gli oggetti
personali, l’ambiente e i materiali comuni nella prospettiva della salute e
dell’ordine.

5. Controllare l’affettività e le emozioni in maniera
adeguata all’età, rielaborandola attraverso il corpo e il movimento.

Fruizione e produzione di messaggi

1. Parlare, descrivere, raccontare, dialogare, con i grandi e
con i coetanei, lasciando trasparire fiducia nelle proprie capacità di
espressione e comunicazione e scambiandosi domande, informazioni, impressioni,
giudizi e sentimenti.

2. Ascoltare, comprendere e riesprimere narrazioni lette o
improvvisate di fiabe, favole, storie, racconti e resoconti.

3. Riconoscere testi della letteratura per l’infanzia letti
da adulti o visti attraverso mass media (dal computer alla tv), e motivare gusti
e preferenze.

4. Individuare, su di sé e per gli altri, le caratteristiche
che differenziano gli atti dell’ascoltare e del parlare, del leggere e dello
scrivere, distinguendo tra segno della parola, dell’immagine, del disegno e
della scrittura, tra significante e significato.

5. Elaborare congetture e codici personali in ordine alla
lingua scritta.

6. Disegnare, dipingere, modellare, dare forma e colore all’esperienza,
individualmente e in gruppo, con una varietà creativa di strumenti e materiali,
“lasciando traccia” di sé.

7. Utilizzare il corpo e la voce per imitare, riprodurre,
inventare suoni, rumori, melodie anche col canto, da soli e in gruppo;
utilizzare e fabbricare strumenti per produrre suoni e rumori, anche in modo
coordinato col gruppo.

8. Incontrare diverse espressioni di arte visiva e plastica
presenti nel territorio per scoprire quali corrispondono ai propri gusti e
consentono una più creativa e soddisfacente espressione del proprio mondo.

9. Sperimentare diverse forme di espressione artistica del
mondo interno ed esterno attraverso l’uso di un’ampia varietà di strumenti
e materiali, anche multimediali (audiovisivi, tv, cd-rom, computer), per
produzioni singole e collettive.

Esplorare, conoscere e progettare

1. Coltivare, con continuità e concretezza, propri interessi
e proprie inclinazioni.

2. Osservare chi fa qualcosa con perizia per imparare;
aiutare a fare e realizzare lavori e compiti a più mani e con competenze
diverse.

3. Toccare, guardare, ascoltare, fiutare, assaggiare qualcosa
e dire che cosa si è toccato, visto, udito, odorato, gustato, ricercando la
proprietà dei termini.

4. Contare oggetti, immagini, persone; aggiungere, togliere e
valutare la quantità; ordinare e raggruppare per colore, forma, grandezza ecc.

5. Collocare persone, fatti ed eventi nel tempo; ricostruire
ed elaborare successioni e contemporaneità; registrare regolarità e cicli
temporali.

6. Localizzare e collocare se stesso, oggetti e persone in
situazioni spaziali, eseguire percorsi o organizzare spazi sulla base di
indicazioni verbali e/o non verbali, guidare in maniera verbale e/o non verbale
il percorso di altri, oppure la loro azione organizzativa riguardante la
distribuzione di oggetti e persone in uno spazio noto.

7. Manipolare, smontare, montare, piantare, legare ecc.,
seguendo un progetto proprio o di gruppo, oppure istruzioni d’uso ricevute.

8. Elaborare progetti propri o in collaborazione, da
realizzare con continuità e concretezza.

9. Adoperare lo schema investigativo del “chi, che cosa,
quando, come, perché?” per risolvere problemi, chiarire situazioni,
raccontare fatti, spiegare processi.

10. Commentare, individuare collegamenti, operare semplici
inferenze, proporre ipotesi esplicative di problemi.

11. Negoziare con gli altri spiegazioni di problemi e
individuare i modi per verificare quali risultino, alla fine, le più persuasive
e pertinenti.

12. Ricordare e ricostruire attraverso diverse forme di
documentazione quello che si è visto, fatto, sentito, e scoprire che il ricordo
e la ricostruzione possono anche differenziarsi.

Obiettivi formativi e Piani Personalizzati delle Attività
Educative

La scelta degli obiettivi formativi. L’identificazione
degli obiettivi formativi può scaturire dalla armonica combinazione di
due diversi percorsi. Il primo è quello che si fonda sull’esperienza degli
allievi e individua a partire da essa le dissonanze cognitive e non cognitive
che possono giustificare la formulazione di obiettivi formativi da
raggiungere, alla portata delle loro capacità e, in prospettiva, coerenti sia
con il Profilo educativo, culturale e professionale, sia con il maggior
numero possibile di obiettivi specifici di apprendimento. Il secondo è quello
che può ispirarsi direttamente al Profilo e agli obiettivi specifici di
apprendimento e che considera se e quando, attraverso quali apposite mediazioni
professionali di tempo, di luogo, di qualità e quantità, di relazione, di
azione e di circostanza, aspetti dell’uno e degli altri possono inserirsi
nella storia narrativa personale o di gruppo degli allievi, e possono essere
percepiti da ciascun bambino, e dalla sua famiglia, nel contesto della classe,
della scuola e dell’ambiente, come traguardi importanti e significativi per la
propria crescita individuale.

Nell’uno e nell’altro caso, comunque, gli
obiettivi
formativi sono dotati di una intrinseca e sempre aperta carica problematica
e presuppongono una dinamicità che li rende, allo stesso tempo, sempre, per
ogni bambino e famiglia, punto di partenza e di arrivo, condizione e risultato
di ulteriori maturazioni. Inoltre, non possono essere mai formulati in maniera
atomizzata e previsti in corrispondenza di performance tanto analitiche
quanto, nella complessità del vissuto del bambino, inesistenti. A maggior
ragione, infatti, si ripete, anzi, di più: si moltiplica, a livello di obiettivi
formativi l’esigenza di riferirsi al principio della sintesi e dell’ologramma,
già menzionato a proposito degli obiettivi specifici di apprendimento. Se non
testimoniassero la traduzione di questo principio nel concreto delle relazioni
educative e delle esperienze personali di apprendimento che si svolgono nei
gruppi di lavoro scolastici difficilmente, del resto, potrebbero essere ancora
definiti “formativi”.

Unità di Apprendimento e Piani Personalizzati delle
Attività Educative. L’insieme di uno o più obiettivi formativi,
della progettazione delle attività, dei metodi e delle soluzioni organizzative
necessarie per trasformarli in competenze dei bambini, nonché delle modalità
di verifica delle conoscenze, abilità e competenze acquisite, va a costituire
le Unità di Apprendimento, individuali o di gruppo.

L’insieme delle Unità di Apprendimento
effettivamente realizzate, con le eventuali differenziazioni che si fossero rese
nel tempo necessarie per singoli alunni, costituisce il Piano Personalizzato
delle Attività Educative, che resta a disposizione delle famiglie e da cui
si ricava anche documentazione utile per la compilazione del Portfolio delle
competenze individuali.

Il Pof. L’ispirazione culturale-pedagogica, i
collegamenti con gli enti territoriali e l’unità anche
didattico-organizzativa dei Piani Personalizzati delle Attività Educative elaborati
dai gruppi docenti si evincono dal Piano dell’Offerta Formativa di
istituto

Il Portfolio delle competenze individuali

Nella Scuola dell’Infanzia, l’osservazione occasionale e
sistematica dei bambini e la documentazione della loro attività consentono di
cogliere e valutare le loro esigenze, di riequilibrare via via le proposte
educative in base alla qualità e alla quantità delle loro risposte e di
condividerle con le loro famiglie.

L’osservazione è finalizzata alla comprensione e
all’interpretazione dei comportamenti, li contestualizza e li analizza nei loro
significati. I livelli raggiunti da ciascuno, al di là di ogni notazione
classificatoria, sono descritti più che misurati e compresi più che giudicati.
Compito della Scuola dell’Infanzia è, infatti, identificare processi aperti
da promuovere, sostenere e rafforzare, per consentire ad ogni allievo di dare il
meglio delle proprie capacità, nelle diverse situazioni.

In tale ottica, la Scuola dell’Infanzia accompagna ciascun
bambino con un apposito Portfolio (o cartella) delle competenze a
mano a mano sviluppate, che comprende:

1. una descrizione essenziale dei percorsi seguiti e dei
progressi educativi raggiunti;

2. una documentazione regolare, ancorché significativa, di
elaborati che offra indicazioni di orientamento fondate sulle risorse, i modi e
i tempi dell’apprendimento, gli interessi, le attitudini e le aspirazioni
personali dei bambini.

Il Portfolio delle competenze individuali è compilato
ed aggiornato dai docenti di sezione; questi svolgono anche la funzione di tutor
e, in questa veste, seguono ed indirizzano la maturazione personale degli
allievi per l’intera durata della Scuola dell’Infanzia.

Poiché il Portfolio non è un contenitore di
materiali disordinati e non organizzati, è dovere di ogni istituzione
scolastica individuare i criteri di scelta e di ordinamento all’interno di un
percorso professionale che valorizzi le pratiche dell’autonomia di ricerca e
di sviluppo e il principio della cooperazione educativa della famiglia. La
riflessione critica sul Portfolio e sulla sua compilazione, infatti,
costituisce un’occasione per migliorare e comparare le pratiche di
insegnamento, per stimolare i bambini all’autovalutazione e alla conoscenza di
sé e, infine, per corresponsabilizzare in maniera sempre più rilevante i
genitori nei processi educativi.

Una particolare attenzione dovrà essere riservata dai
docenti al passaggio dei bambini che sono stati loro affidati, sia dal
nido o dall’ambiente familiare alla Scuola dell’Infanzia, sia dalla Scuola
dell’Infanzia alla Scuola Primaria. Il principio della continuità educativa
esige che questo passaggio sia ben monitorato e che i docenti, nell’anno
precedente e in quello successivo, collaborino, in termini di scambio di
informazioni, di progettazione e verifica di attività educative e didattiche,
con la famiglia, con il personale che ha seguito i bambini negli asili nido e
con i colleghi della scuola primaria, a partire dal coordinatore-tutor
della classe prima.

Il Portfolio assume un particolare valore nell’ultimo
anno della Scuola dell’Infanzia. I genitori, infatti, possono decidere se
iscrivere i figli alla Scuola Primaria prima dei sei anni d’età. È opportuno
che tale scelta sia compiuta dopo una approfondita discussione con il tutor
che ha seguito l’evoluzione del bambino nel contesto scolastico e che può
confrontare la sua maturità con quella di molti coetanei. Il Portfolio
diventa così l’occasione documentaria perché il tutor offra ai
genitori tutti gli elementi per una migliore conoscenza dei ritmi e dei
risultati di maturazione del bambino.

È utile, comunque, che la Scuola dell’Infanzia segua,
negli anni successivi, in collaborazione con la Scuola Primaria, l’evoluzione
del percorso scolastico degli allievi perché possa migliorare il proprio
complessivo know how formativo e orientativo, ed affinare, in base alla
riflessione critica sull’esperienza compiuta, le proprie competenze
professionali di intuizione e giudizio e le proprie pratiche professionali
autovalutative.

Vincoli organizzativi

Le istituzioni scolastiche predispongono i
Piani dell’Offerta
Formativa di istituto e i Piani Personalizzati delle Attività Educative
degli allievi, impiegando:

– l’organico d’istituto, definito secondo le
disposizioni di cui al decreto legislativo di attuazione della legge 53/2003;

– le opportunità dell’autonomia didattica ed
organizzativa prevista dal DPR 275/99; in particolare, le opportunità
relative alla costituzione di Laboratori per lavorare, a seconda delle esigenze
di apprendimento individuali dei bambini, in gruppi, di sezione e/o di
intersezione, di livello, di compito o elettivi;

– un docente coordinatore dell’équipe pedagogica
che lavora nel plesso (o in più plessi a livello territoriale se nel proprio vi
sono meno di tre sezioni) allo scopo di promuovere l’armonia e l’unità
della progettazione didattica e organizzativa delle diverse attività educative,
in costante rapporto con le famiglie, con il territorio e con il dirigente;

– un orario annuale che, sebbene sempre strutturato in
maniera organica e in sé compiuta sul piano educativo, oscilli, a seconda dell’età
dei bambini, delle esigenze delle famiglie, delle condizioni socio-ambientali e
delle convenzioni con enti ed istituzioni del territorio per lo svolgimento di
determinate attività o servizi, tra moduli di 875 e di 1700 ore annuali, moduli
che sono comunque scelti all’atto dell’iscrizione;

– eventuali convenzioni con gli enti locali per la
costituzione, quando è possibile, di sezioni con bambini d’età inferiore a
tre anni, di raccordo con gli asili nido, per l’intero anno o per parti di
esso, a seconda dei progetti educativi e didattici formulati dalle istituzioni
scolastiche.