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Nuove Tecnologie

Open source anche negli uffici pubblici della Lombardia

Dopo aver promosso in Parlamento un disegno di legge per favorire la diffusione del “free software” nella pubblica amministrazione e aver avviato una discussione in Senato (sospesa in attesa dei risultati del lavoro della commissione sull’open source nella Pa), il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana ci riprova e dà man forte al consigliere Verde della Regione Lombardia, Carlo Monguzzi, nella presentazione di un progetto di legge regionale contro il monopolio informatico negli uffici pubblici.

“Non è una battaglia contro l’azienda di Bill Gates, ma per il pluralismo informatico”, spiega Monguzzi, “la pubblica amministrazione deve privilegiare l’uso di software che ne garantisca la libera diffusione, lo studio e l’analisi oltre allo scambio. Occorre fare in modo che i documenti elettronici siano scaricabili e fruibili da tutti, oltre a trasmettere i dati sensibili in sicurezza”.

A preoccupare i Verdi e la comunità dell’open source non è solo la segretezza dei codici sorgenti di applicazioni proprietarie, ma anche le strategie di lock-in che impedirebbero il passaggio a prodotti della concorrenza; e l’utilizzo delle informazioni sugli utenti.
C’è poi il problema della diffusione crescente di computer nelle case dei cittadini, Pc che hanno un unico sistema operativo: quello targato Microsoft.

“L’open source è qualcosa che costa fatica, non è gratis, ma è una fatica salutare, perché adattarsi al software proprietario è un atteggiamento puramente passivo” sottolinea Joy Marino, direttore pianificazione di I.Net, “c’è qualcuno che deve lavorare affinché l’open source funzioni e lavorare significa creare nuovi posti di lavoro”.

Su questo punto è concorde anche Renato Peditto, manager Linux per il software di Ibm Sud Europa: “Le aziende devono adottare la filosofia e i concetti dell’open computing per favorire l’interoperabilità. La combinazione di applicazioni commerciali con soluzioni libere va a stimolare le società di software nazionali”.

Niente contrapposizione tra proprietario e libero, però. Ibm punta a una coesistenza che genera affari. Un business che stimola tutte le grandi società di informatica: Big Blue investe un miliardo di dollari nella ricerca su Linux e, anno su anno, il passaggio ad ambienti aperti da parte delle aziende è in crescita del 35 per cento. Dal canto suo Ibm registra un aumento della ‘migrazione’ a Linux del 13 per cento su server e in percentuale inferiore sul lato client.

Dati significativi per un verso. Ma proprio la caratterizzazione molto “aziendale” di questo interesse per l’open induce a pensare che siano in realtà pochi i cittadini-utenti che conoscono l’alternativa e siano in grado di installare un sistema operativo o applicazioni “libere”.

Anche per questo Fiorello Cortiana intende mettere il piede sull’acceleratore della condivisione della conoscenza e sulla capacità della pubblica amministrazione centrale e locale di generare cultura: “Questioni non solo tecniche, che hanno a che fare con il pluralismo”.


Cristina Pontiggia