Tre idee semplici e basilari per la prossima legislatura da applicare da parte di chiunque vinca
Data: Giovedý, 16 marzo 2006 ore 18:35:39 CET
Argomento: Recensioni


Il primo problema del Paese è l’educazione. Sono i giovani, che continuano a porre le domande fondamentali sul senso della propria presenza nel mondo, che hanno necessità di un confronto totale con la nostra tradizione culturale, che esigono le conoscenze e le competenze utili per andare incontro alla vita e al lavoro.
Di fronte a loro c’è un sistema di istruzione e formazione che, nonostante le positive azioni di riforma promosse dalla legge 53, rischia di rimanere bloccato da resistenze corporative e burocratiche, dentro una macchina enorme e costosa che non è in grado di valorizzare i talenti degli studenti e mortifica le responsabilità educative degli insegnanti.
Anche in questo quadro, però, c’è chi non rinuncia a costruire.
Ci sono insegnanti che rischiano quotidianamente la propria libertà e la propria professionalità nel confronto con la libertà dei ragazzi.
Ci sono genitori che chiedono alla scuola una reale cooperazione nel compito educativo.
Ci sono dirigenti scolastici, gestori di scuole e centri di formazione, soggetti sociali che condividono quest’opera, nella scuola pubblica statale e pubblica paritaria.
Il prossimo governo dovrà decidere in quale direzione andare, perché gli sforzi e i tentativi di chi nella scuola vive e opera siano favoriti e non ostacolati.
Ci sembra che gli interventi urgenti riguardino tre ambiti:

GLI ORDINAMENTI
È necessario:
- proseguire sulla strada aperta dalla legge 53, portando a compimento l’opera di ridefinizione nazionale del curriculum essenziale del sistema liceale e dei livelli essenziali delle prestazioni del sistema di istruzione e formazione professionale, riservando alle scuole, attraverso il 20% di autonomia organizzativa, un’ampia ed effettiva quota di personalizzazione dei piani di studio degli studenti;
- attuare, d’intesa con le Regioni, il processo di trasferimento e devoluzione dell’istruzione professionale e dell’intera amministrazione delle scuole agli enti territoriali, secondo le norme transitorie previste agli articoli 27 e 28 del d.lgs 226/05;
- affermare nei fatti la “pari dignità” dei due sistemi, facilitando i passaggi fra i diversi percorsi e prolungando l’istruzione e formazione professionale nell’istruzione tecnica superiore.

LE ISTITUZIONI
Nel quadro definito dalle recenti riforme costituzionali (2001, 2005), solo un sistema di istituti scolastici effettivamente autonomi sul piano progettuale, didattico, finanziario e organizzativo può dare risposte efficaci alle esigenze degli studenti e del territorio.
Di conseguenza è necessario:
- affidare agli istituti autonomi la gestione delle risorse economiche e del personale, compreso il reclutamento degli insegnanti mediante concorsi di istituto, come è reso possibile dall’art. 5 della legge 53;
- riformare gli organi di gestione degli istituti, distinguendo rigorosamente tra organi di rappresentanza, organi di governo, organi tecnico-professionali;
- riconoscere e sostenere il servizio pubblico svolto dalle scuole paritarie per favorire la libertà di scelta delle famiglie;
- sviluppare compiutamente il Servizio nazionale di valutazione esterna e di autovalutazione, salvaguardando l’indipendenza dal Ministero dell’Istituto nazionale di valutazione (INVALSI).

LA PROFESSIONE
Solo un riconoscimento reale della professionalità degli insegnanti può favorire il loro impegno e attirare giovani motivati.
Di conseguenza è necessario:
- riformare lo stato giuridico degli insegnanti e la loro progressione di carriera, legandola allo sviluppo della professionalità;
- istituire un’area di contrattazione separata per gli insegnanti rispetto agli altri settori del comparto scuola;
- ricondurre il ruolo delle RSU ai loro compiti istituzionali di negoziazione relativi all’organizzazione del lavoro e alle retribuzioni, fuori da ogni logica di cogestione del governo dell’autonomia;
- avviare rapidamente i nuovi percorsi di laurea magistrale per l’insegnamento previsti dal d.lgs 227/05 per qualificare la formazione iniziale dei docenti sul piano scientifico e favorire il ricambio generazionale, attraverso l’immissione in ruolo al termine delle fasi di formazione, affidando alle scuole lo sviluppo e la verifica delle capacità didattiche;
- riconoscere il ruolo delle associazioni professionali, in particolare nella formazione iniziale e in servizio dei docenti.
O il prossimo governo porterà a compimento il processo di riforma dell’intero sistema di istruzione e formazione, investendo sulle capacità di chi vi opera, o il declino del Paese diventerà inarrestabile
 







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