Il senso del dovere ...
Data: Mercoledý, 14 marzo 2018 ore 08:00:00 CET
Argomento: Redazione


Si potrebbe vivere meglio, se dalla circolazione sparissero non pochi predicatori di pubblica moralitÓ, sempre pronti a ricordare agli altri gli adempimenti dei loro doveri, e spesso inclini a sorvolare sulle proprie inadempienze. Non tutti sono cosý e nessuno nega l'importanza di buoni testimoni e di buoni esempi, ma credo che anche senza sollecitazioni esterne ogni persona, che abbia un minimo di coscienza e senta di avere delle responsabilitÓ nei confronti degli altri, ogni volta in cui si debba prendere una decisione non possa fare a meno di chiedersi quali siano i suoi doveri e come li debba osservare.
E allora quali sono i nostri doveri?
La risposta non Ŕ facile, perchŔ altro sono gli adempimenti ai quali siamo richiamati dai rapporti che volenti o no si vengono a costituire nelle molteplici relazioni all'interno di una comunitÓ, altro sono gli adempimenti ai quali puo' richiamarci la coscienza e che potrebbero portarci in rotta di collisione con i primi. Non tutti i doveri sono doveri morali, a meno che non abbiano come contenuto il rispetto delle altre persone e dei loro diritti umani e sociali. "L'altro Ŕ un centro di obblighi per me e l'obbligo Ŕ una sintesi astratta di comportamenti possibili nei confronti dell'altro"(P. Ricoeur). E quando si parla di rispetto si ricordi che"la reciprocitÓ del rispetto non Ŕ una relazione indifferente, come una contemplazione serena, e che essa non Ŕ il compimento, ma la condizione dell'etica"(E. Levinas).

Dei doveri morali si parla come se fossero scolpiti nel bronzo e come se tutti tutti, dal Manzannarre al Reno, avessimo lo stesso decalogo dei valori. Il dovere morale, il dovere essere e il dover fare di ognuno di noi non ha, purtroppo, una veritÓ inconfutabile a suo sostegno; dall'essere non si passa al dovere essere, perchÚ il dovere essere e il dovere fare sono una nostra libera scelta. Nella libertÓ si compie e si realizza la moralitÓ delle nostre scelte, ma sta scritta anche la possibilitÓ di un conflitto insanabile tra le opzioni che possono essere esercitate dai componenti di una data comunitÓ. Se alla base della moralitÓ deve trovarsi la nostra libertÓ, non tutte le scelte sono componibili in un quadro di convivenza tra le persone. Ci soccorre, ancora insuperata, a risolvere la questione la massima kantiana " agisci in modo da trattare l'umanitÓ sia nella tua persona, sia in quella di ogni altro, sempre come un fine e mai semplicemente come mezzo". Altrimenti detto:tutto ci˛ che mai vorremmo essere fatto contro di noi, tutto ci˛ non deve essere fatto agli altri; ma soprattutto "ama il prossimo tuo come te stesso". E' nella comune accettazione di una norma e nella condivisa reversibilitÓ delle scelte che si puo' trovare la l'origine delle nostre obbligazioni . Doveri a cui ci si piega liberamente.

Desideri, bisogni, esigenze e interessi orientano i nostri comportamenti e ci spingono ad agire; sono i nostri desideri, i nostri bisogni, le nostre esigenze, i nostri interessi e tutti quanti possono confliggere con quelli che gli altri nutrono e intendono realizzare. Nessuno vorrebbe avere dei limiti e incontrare ostacoli; ma questi ci sono e sono quelli delle convenzioni morali, della nostra condizione sociale, delle regole di pubblica utilitÓ. Accettarli? Mi pare ovvio, se si vuole garantire una decente convivenza tra le persone; chiaramente limiti che valgono per tutti.
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Apparteniamo ad una famiglia e ad una societÓ. Volenti o no si Ŕ membri di una nazione, cittadini di uno Stato e Lo Stato Ŕ una forma di comunitÓ che non ammette nŔ l'estraneitÓ, nŔ la disubbidienza alle regole date da parte dei suoi componenti di diritto o di fatto. E' in qualche modo una comunitÓ chiusa e si regge su queste fondamenta . Pi¨ Ŕ invasiva ed efficiente la sua presenza nelle articolazioni della societÓ, pi¨ Ŕ vasta l'estensione delle sue competenze, pi¨ Ŕ difficile comporre in un quadro equilibrato le ragioni dello Stato e la rilevanza di ogni singola persona. Lo Stato, cionondimeno, Ŕ l'organizzazione comunitaria che genera la nostra sopravvivenza; Ŕ impossibile proprio per questo farne a meno. Come debba essere regolata questa organizzazione, dipende dai rapporti di forza che la sostengono. Dipende dalle forme di governo, dal peso esercitato dai cittadini attraverso partiti, sindacati e associazioni e attraverso la partecipazione alla vita politica.
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Nei discorsi sullo Stato scompaiono le figure inquietanti di quelli che detengono il potere. Vanno fuori dalla scena, ma si sa che ci sono e sono quelli che allo Stato daranno la sua specifica esistenza e fisionomia. Non si obbedisce alle leggi, ma agli uomini che fanno le leggi. Purtroppo.
Gli uomini di potere non amano solo la sottomissione delle persone; vogliono anche il loro amore e in mancanza di questo si accontentano dell'adulazione. Campo in cui mai sono mancati quelli che l'esercitano con mestiere e fantasia ...

Raimondo Giunta





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