Formare competenze/2 (Conoscenze e competenze. Il posto delle conoscenze)
Data: Martedì, 31 maggio 2016 ore 06:00:00 CEST
Argomento: Redazione


Per sviluppare nel suo insieme un ragionamento plausibile sui curricoli per competenze, è opportuno tenere presente, anche per i suoi possibili effetti istituzionali, la definizione di competenza che si trova negli allegati della Raccomandazione del 23/4/2008 sulla costituzione del Quadro Comune Europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente. Così recita: "Una competenza è la comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale. Nel contesto del Quadro Europeo delle Qualifiche le competenze sono descritte in termini di responsabilità e autonomia".
Come si puo' constatare in questa definizione le conoscenze costituiscono la prima e imprescindibile componente della competenza; poi vengono le abilità, le capacità personali. Le competenze senza conoscenze sono vuote e per dirla con Perrenoud "non volgono le spalle ai saperi, perchè esse non possono emanciparsene; ma è necessario accettare di insegnare meno conoscenze, se si vogliono sviluppare le competenze" e ancora: "lo sviluppo delle competenze a scuola implica un alleggerimento dei programmi al fine di liberare il tempo richiesto per esercitare la mobilitazione dei saperi". Opinione in genere contrastata, ma avallata anche dal Pellerey: "Occorre ridurre la quantità dei saperi da acquisire per dare spazio a un'attività sistematica che mira a imparare a servirsene in maniera intelligente nel risolvere problemi, elaborare progetti, produrre artefatti".

Sviluppare competenze per i sostenitori di questo approccio, non è una nuova moda, ma un ritorno alle origini, alle ragioni d'essere di un istituzione scolastica. Secondo M. Romainville l'approccio per competenze "mira (. . . ) a riconciliare la scuola con il senso più nobile e umanistico del sapere:aiutare l'uomo a pensare il mondo e ad agirvi con efficacia. Volge le spalle al sapere utilizzato come distinzione di classe". L'approccio per competenze non confligge con la necessità di acquisire conoscenze solide e rigorose, perchè senza di esse sarebbero un castello di sabbia. Ricorda, però, l'obbligo ineludibile di dare un senso ai saperi insegnati a scuola. Un senso all'esistenza, alle relazioni con le persone con cui si vive, alla storia, alla propria vita.
Possedere una competenza significa possedere dei saperi, perchè le competenze esigono uno sguardo sulla realtà, che non è quello della quotidianità, ma quello categorizzato dei saperi; l'intenzione di acquisire saperi, non puo' essere divergente dall'intenzione di acquisire competenze. "Ricordando che il saper è una risorsa, la competenza cerca di mettere l'accento sull'uso nel senso più ampio del termine, che potrà fare l'alunno dei saperi scolastici" (M. Romainville).

LE DISCIPLINE SCOLASTICHE
L'approccio per competenze vuol rendere capaci di mobilitare le conoscenze acquisite nelle molteplici situazioni della vita e del lavoro e pone questo obiettivo come nuovo tratto distintivo delle istituzioni formative. Per approfondire la riflessione sul rapporto tra conoscenze e competenze è necessario cercare di comprendere la natura e il significato delle discipline scolastiche.
Le discipline scolastiche sono gli strumenti creati per rendere le conoscenze adatte all'apprendimento. Ogni disciplina è un insieme di concetti che contiene le conoscenze di un particolare campo di esperienza. Ha una propria storia, una propria letteratura, propri principi distintivi, schemi concettuali, metodi di ricerca, un proprio linguaggio simbolico. Consente l'intelligibilità e il senso dei fatti e delle esperienze cui fa capo. Ogni disciplina è un sistema di conoscenze dichiarative(fattuali e concettuali); di conoscenze procedurali (logiche e metodologiche) e metacognitive. Ogni disciplina propone un proprio originale inquadramento della realtà, un proprio punto di vista sul mondo. "Una disciplina tende naturalmente all'autonomia con la delimitazione delle sue frontiere, il linguaggio che essa si dà, le tecniche che è portata ad elaborare o a utilizzare ed eventualmente con le teorie che le sono proprie. (. . . ) Le discipline concernono la sociologia della conoscenza". (E. Morin)

Il sapere per diventare disciplina di studio viene separato dalla sua origine e dalla situazione storica di coloro che l'hanno elaborato. Il sapere scientifico in modo particolare viene strappato alla sua storia e consegnato alla scuola. Qui l'ordine dei contenuti non è quello che della costruzione e della trasformazione delle teorie, ma quello dell'apprendimento. "La scuola impone al sapere una mutilazione, una distorsione e una dogmatizzazione, ma in un 'ottica più ampia che potremmo chiamare antropologica; il sapere puo' costituirsi come tale solo all''interno della forma sociale della scrittura, di cui la scuola è un tassello determinante" (B. Rey).

Il bisogno di trasmissione incide sul sapere insegnato frammentando la disciplina in unità compatibili col tempo degli studi (anni, trimestri e/o quadrimestri, settimane etc. . ). C'è l'adattamento ai tempi, ai gruppi di alunni, al loro livello e al progetto di apprendimento, al contratto didattico in vigore, agli imperativi della valutazione. Un fatto nè buono, nè cattivo, ma necessario. La traduzione disciplinare del sapere non è uno snaturamento; è la sua trasformazione normale se si vuole trasmetterlo. Per evitare che la trasmissione di un sapere si riduca ad una semplice riproduzione di formule, a volte incomprensibili, occorre avere non solo una padronanza dei contenuti, ma anche quella dei problemi, dei paradigmi epistemologici che lo distinguono, che l'hanno generato e strutturato; occorre fare sapere a quali questioni danno delle risposte. (J. P. Astolfi).

"Se ogni sapere è una risposta, comprendere questa risposta esige di conoscere a che cosa precisamente risponde. (. . . ) Bisogna legare intrinsecamente sapere e problema, come domanda e risposta" (M. Fabre). I saperi scolastici non sono nè vivi, nè morti; nè teorici, nè pratici. Su di essi bisogna sviluppare un lavoro di riflessione teorica per riscoprirne i concetti fondanti e viventi con pratiche di sperimentazione, osservazione, formulazione di ipotesi e di confronto (J. P. Astolfi)

LA FUNZIONE DELLE DISCIPLINE SCOLASTICHE
Le discipline scolastiche (con i loro schemi, con le loro distinzioni e con i loro rapporti) considerate nella loro genealogie storiche ed epistemologiche aiutano a sviluppare la comprensione della realtà e ad assimilare le nuove conoscenze. Con le discipline scolastiche si aiutano le nuove generazioni a riflettere sui propri vissuti, sulle proprie esperienze e sulla propria cultura personale; a confrontarsi criticamente con i problemi della società, con i modelli sociali di comportamento, con le tendenze culturali; a dare forma razionale ai propri convincimenti e alle proprie conoscenze della realtà. Con le discipline e i saperi scolastici si danno strumenti intellettuali per dare un senso alla propria storia, per interagire con gli altri, per trovare ragioni di vita.

Le discipline educano:
a) con i contenuti;
b) con il tipo di approccio alla realtà (artistico, storico, tecnologico, filosofico etc);
c) con il tipo di logica che privilegiano;
d) con i metodi e le tecniche con cui ricercano e accostano il proprio oggetto;
e) con il linguaggio tipico con cui intessono la trama del loro discorso.
L'insegnamento disciplinare ha permesso di passare da una cultura "esperita e frammentata ad una cultura intellettualmente ricostruita e sistematizzata e personalmente padroneggiata" (C. Nanni).

Per tutto quello che è stato detto, dovrebbe risultare incomprensibile la guerra che talvolta viene fatta alle discipline scolastiche in nome e per conto delle competenze. L'approccio per competenze ha un senso perchè cerca di rendere funzionali i saperi e le conoscenze, incorporati nelle discipline, alle esigenze delle persone e della società, restituendo ad essi la dimensione prasseologica eventualmente perduta nella separazione tra teoria e momento della pratica. L'approccio per competenze non è in grado di cancellare la funzione conoscitiva del sistema di istruzione; ne vorrebbe dare solo una particolare interpretazione. Il problema, allora, non è come cancellare le discipline scolastiche, ma come arrivare alle competenze lavorando con le discipline, tenendo presente che finora si sa come si costruiscono i curricoli per discipline, come renderli coerenti e sistematici, mentre non si sa altrettanto bene come si costruisce un buon curricolo per competenze. Dei primi si puo' dire che cosa hanno dato e che cosa non potrebbero dare; dei secondi si puo' dire per ora come dovrebbero essere e che cosa dovrebbero dare.
continua. . .

prof. Raimondo Giunta





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