La missione Rosetta pronta a ripartire
Data: Lunedì, 16 dicembre 2013 ore 07:45:00 CET
Argomento: Rassegna stampa


Dopo 957 giorni di ibernazione, il 20 gennaio 2014 la sonda dell’Esa Rosetta si risveglierà e inizierà l’ultima fase di avvicinamento alla cometa P67/Churyumov–Gerasimenko. Ecco come funziona la più complessa missione su una cometa mai realizzata. E come riuscirà a far atterrare un laboratorio scientifico sul nucleo di una cometa. Il 2014 sarà un anno di grande attese e di eccezionali scoperte per gli appassionati di astronomia e dello spazio. Oltre alla missione Futura, che porterà un’astronauta italiana, Samantha Cristoforetti sulla ISS, sarà l’anno di Rosetta, la sonda europea che a maggio 2014 raggiungerà la cometa P67/Churyumov–Gerasimenko e farà atterrare un piccolo lander sulla sua superficie.
La missione dell’agenzia spaziale europea è partita quasi 10 anni fa, il 2 marzo 2004, è soltanto ora sta per entrare nel vivo. La sonda al momento è in viaggio verso la cometa… ma è spenta. Dopo aver studiato l’asteroide Lutetia e aver fatto alcuni passaggi accanto alla Terra e a Marte per sfruttarli come fionde gravitazionali, è entrata in ibernazione l’8 giugno 2011. Da allora viaggia a 800 metri al secondo in direzione della cometa in quasi totale ibernazione.
Il 20 gennaio, dopo 957 giorni di ibernazione, suonerà la sveglia. La sonda, che sarà a circa 800 milioni di km dalla Terra, si riaccenderà lentamente e inizierà una serie di delicate operazioni per riportarla in piena operatività (vedi video sotto), a partire dal dispiegamento dei due giganti pannelli solari che permettono alle sonde di funzionare anche a grande distanza dal Sole.

Un gioiello della tecnica
A questo punto inizia la fase più delicata della missione. La sonda che si troverà a circa 9 milioni di km dalla cometa inizierà l’avvicinamento. A maggio, quando disterà “solo” 2 milioni di km, inizieranno le fasi di allineamento e di test dei 21 strumenti di bordo (11 sulla sonda madre e 10 sul lander Philae). Verranno scattate le prime foto e gli scienziati dell’Esa saranno in grado di calcolare con precisione posizione ed orbita dell’obiettivo.

Rosetta raggiungerà la cometa P67/Churyumov–Gerasimenko soltanto ad agosto 2014 e inizierà una serie di orbite piramidali: gli astronomi dell’Esa infatti non conoscono ancora bene la forma della cometa, la sua gravità e soprattutto le condizioni in cui la troveranno. È proprio questo l’aspetto più interessante e problematico della missione: occorre raggiungere, entrare in orbita e atterrare su un corpo celeste praticamente sconosciuto.

Missione cieca
In questa prima fase la sonda misurerà la gravità, la massa e la forma del nucleo della P57 e farà le prime analisi della sua “atmosfera” fatta di gas e polveri. Dopo questa prima mappatura e una volta individuato il luogo migliore per un atterraggio, il lander, chiamato Philae, si staccherà dalla sonda madre e atterrerà sulla cometa a una velocità di 3,6 km all’ora. La data prevista per questa delicata operazione è l’11 novembre.

Arpionata
Per evitare che Philae rimbalzi nello spazio a causa della bassissima gravità, due arpioni lo ancoreranno alla superficie. Dopo essersi attraccato alla cometa il lander raccoglierà alcuni campioni sulla superficie e - attraverso una mini trivella - anche a 20/30 centimetri di profondità. Philae ha a bordo 10 strumenti scientifici, tra macchine fotografiche, microscopi, spettrometri e laboratori chimici per studiare sul posto la composizione del nucleo cometario.
Rosetta nel frattempo continuerà a seguire la cometa P67 nella sua corsa verso il Sole fino al dicembre 2015, misurandone l’attività man mano che il calore solare ne riscalderà il nucleo ghiacciato.
La cometa raggiungerà la distanza più vicina al Sole (circa 185 milioni di km) il 13 agosto 2015, a all'incirca tra le orbite della Terra e di Marte. E Rosetta continuerà le sue analisi fino alla fine del 2015.

Un esperimento iniziato 4 miliardi di anni fa
Le comete hanno sempre affascinato l’uomo. E soprattutto gli scienziati perché sono tra i più antichi corpi celesti del nostro Sistema Solare e conservano i campioni del materiale da cui si formarono il Sole e i pianeti 5 miliardi di anni fa. Mentre i pianeti sono cambiati nel tempo, questi corpi celesti sono infatti rimasti praticamente uguali.

Studiando la natura dei loro gas e delle loro polveri Rosetta aiuterà gli scienziati a saperne di più sul ruolo delle comete nell'evoluzione del Sistema Solare e sulla presenza – nel loro nucleo – di molecole organiche complesse alla base delle forme di vita come noi le conosciamo.

I precedenti
L’unica volta che un oggetto costruito dall'uomo ha raggiunto una cometa fu nel luglio del 2005 quando la sonda Deep Impact lanciò un oggetto del peso di 370 kg verso la cometa Tempel 1. Lo scopo era quello di creare un piccolo cratere e far sollevare della polvere al fine di studiarne la composizione da parte della sonda madre. Altre sonde poi, dalla Giotto alla Stardust, si sono avvicinate, sfiorandole a distanze diverse ma ad alta velocità, ad altre comete per fotografarle e studiarne le polveri che lasciano dietro sé. Ma mai si è avuto un “atterraggio morbido” su una di esse.

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