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Scuola pubblica e o privata: Collettivo studentesco: Esiste ancora la scuola pubblica?

Opinioni
Le tasse non si aumentano, questo è ciò che viene detto a reti unificate dal governo. Ma nessuno dice che il settore pubblico è sull’orlo del baratro e che ormai sempre più spesso ai cittadini sono richiesti contributi aggiuntivi, che nell’ombra vanno a costituire vere e proprie tasse. È quello che sta accadendo nella scuola pubblica… La questione è esplosa in questi giorni quando i presidi hanno denunciato con una lettera alla stampa l’esistenza di milioni di euro di crediti che le scuole vantano nei confronti del Ministero dell’Istruzione, per il pagamento di attività istituzionali, che dovrebbero essere a carico del Ministero stesso. Si tratta per capirci di supplenze ed esami di stato, questioni che riguardano il cuore stesso dell’attività delle scuole e che gli istituti non possono non pagare. In questi anni le scuole hanno anticipato questi soldi, nella maggior parte dei casi utilizzando i contributi degli studenti, che nel frattempo crescono e continuano a crescere con una progressione incredibile. L’alternativa è tagliare sull’offerta formativa e in alcuni casi implicitamente su questioni che lambiscono pericolosamente la stessa attività didattica. Ma a fronte di questa situazione, la domanda di fondo è: esiste ancora in questo paese una scuola pubblica? Abbiamo condotto in questi giorni un’inchiesta sulle scuole di Roma, selezionandone un campione statistico sulla base degli indirizzi, del numero degli studenti, della zona in cui si trovano. Per un giorno ci siamo finti “giornalisti” e i risultati sono questi… La prima segnalazione che abbiamo ricevuto è stata dal Liceo Giulio Cesare, storica scuola di Corso Trieste. Gli studenti ci hanno dichiarato che “la scuola vanta nei confronti del Ministero un credito di circa 180.000 euro, soldi che fino ad ora sono stati anticipati dalla scuola stessa, che al momento ha in cassa circa 70 euro da poter utilizzare. Il contributo studentesco sarà aumentato a 130 euro annuali e si rischia di tagliare sui viaggi d’istruzione” interessante notare la progressione del contributo che da 80 euro del 2005 era stato portato a 100 euro e successivamente a 130. La seconda scuola è il liceo Albertelli, pochi passi da Santa Maria maggiore, dove la Preside Emilia Marano al telefono ci conferma anche per la sua scuola l’esistenza di questo problema. “In questi anni abbiamo anticipato una bella cifra e ora siamo costretti a tagliare su molte cose. I corsi di recupero ad esempio saranno di meno ore, ma non aumenteremo il contributo (100 euro al momento), non ci sembra giusto.” Dal liceo Newton stessa situazione. Il preside Mario Rusconi ci confessa “ Siamo arrivati al punto di dover scegliere tra pagare le tasse e gli stipendi arretrati. Cosa dobbiamo fare, prenderci anche le denunce penali? Le scuole in Italia hanno più di 1 miliardo di euro di residui attivi nei confronti del Ministero. Si tratta di soldi che ci devono a partire dal 2004-2005 e adesso siamo sul lastrico. Chiederò al consiglio d’istituto l’aumento del contributo delle famiglie a 120 euro altrimenti non sappiamo come andare avanti.” Al Newton il contributo è raddoppiato negli ultimi anni dai 60 euro iniziali alla situazione di adesso. “Quello che mi dispiace di tutto questo è che si tratta di una misura che colpisce ugualmente il figlio del grande professionista e quello dell’impiegato, ma cos’altro possiamo fare? Dal Ministero non ci sono risposte. ” Il Socrate di crediti ne vanta circa 150.000 anch’essi anticipati negli anni precedenti. Il contributo studentesco è al momento di 100 euro ma la preside Gabriella De Angelis al telefono ci confessa che “probabilmente alla luce di questa situazione a marzo (data in cui il lieo chiude le iscrizioni n.d.r) il consiglio d’istituto sarà costretto a rivedere al rialzo questa cifra.” Dal Visconti stessa situazione “A partire dal 2004/2005 – afferma il Preside Salamone - il ministero non ci ha più liquidato i residui attivi. La nostra scuola, come le altre in questi anni ha comunque provveduto al pagamento delle supplenze e alla liquidazione delle spese degli insegnanti per gli esami di stato, in un certo senso con fondi propri le scuole si sono sostituite allo Stato” Il Visconti vanta crediti nei confronti del Ministero per un ammontare complessivo di circa 150.000 euro e il contributo studentesco è stato alzato l’anno scorso agli attuali 130 euro. È un fiume in piena Maria Teresa Marano, la Preside del Rossellini, Istituto di stato per la cinematografia e la televisione, che gentilissima ci mette a conoscenza di una delle condizioni senza dubbio più disastrose. I residui attivi non liquidati dal Ministero al Rossellini sono pari a 404.000 euro. La scuola ha costantemente anticipato le spese per le supplenze e gli esami di stato, stringendo la cinghia e la preside ci spiega cosa significa in un istituto, come il Rossellini. “Il nostro istituto ha attrezzature che avrebbero bisogno di aggiornamenti al massimo annuali che ovviamente non siamo più in condizione di fare. Tagliamo il più possibile sui materiali, ma la natura stessa del nostro indirizzo richiede un largo impiego di materiali che dobbiamo assicurare agli studenti, pena l’eliminazione delle esercitazioni.” Ma la cosa più interessante riguarda un elemento specifico degli istituti professionali; la chiamano “La terza area” . Si tratta di attività svolte nel quarto e quinto anno non in orario curriculare che danno agli studenti che le frequentano titoli riconosciuti a livello regionale. “Inizialmente le regioni non provvedevano a pagare i fondi necessari e il ministero sopperiva con fondi propri. L’anno scorso erano stati dimezzati, ma per quest’anno i finanziamenti sono zero. Si tratta di attività che devono assolutamente essere portate avanti ma con quali fondi?” Il Rossellini ha scelto coraggiosamente di non aumentare il contributo studentesco “già - secondo la Preside - molto alto” che ammonta a 130 euro annuali. Al liceo Anco Marzio di Ostia la situazione è anche qui la stessa. “I residui sono sull’ordine dei 50-60.000 euro, afferma - il dirigente scolastico Loretta Zona - La scuola si regge sul contributo delle famiglie per portare avanti progetti ma anche per il normale mantenimento delle strutture scolastiche.” Il contributo all’Anco Marzio è stato aumentato dagli 80 euro dell’anno scorso a 100 euro. Il Liceo Aristofane deve ricevere dal ministero circa 190.000 euro. “Abbiamo anticipato – dichiara il preside Salone - continuamente i pagamenti per le supplenze, gli esami di stato. Ormai il finanziamento delle famiglie, che noi lasceremo a 111 euro assicura introiti per circa 90.000 euro alla scuola e con un’amministrazione virtuosa è essenziale per esistere. Con il contributo paghiamo pagelle, assicurazioni integrative, materiale didattico, laboratori, carte, acquisti di vario genere, necessari per mandare avanti la scuola.” Insomma da questa inchiesta emerge come in realtà, a differenza dei vari proclami la scuola pubblica sia al collasso totale. Le scuole sono state costrette in questi anni a fare le veci di uno Stato assente basandosi quasi esclusivamente sui contributi provenienti dalle famiglie. Una tassazione indiretta, strisciante che colpisce in modo indiscriminato tutti gli studenti, di qualsiasi fascia sociale. Una vera e propria tassa ormai, tanto che le scuole la definiscono “contributo volontario/obbligatorio”. Partito come strumento per l’attuazione di progetti integrativi il contributo volontario si è trasformato nel principale strumento di finanziamento per le scuole, unica fonte di fondi non vincolati da poter utilizzare all’occorrenza per sopperire alle mancanze dello Stato. Perché di questo si tratta. Non sono le famiglie a dover pagare le supplenze o gli esami di stato, eppure sono loro che lo fanno, mentre si sostiene che le tasse siano diminuite e che i fondi alla scuola pubblica siano aumentati. Ma tra quello che dovrebbe succedere e quello che realmente accade sta la ormai sottile e quasi impercettibile differenza tra la scuola pubblica e la scuola privata. È arrivato il momento di guardarci in faccia a dire senza mezzi termini che il processo di privatizzazione delle scuole è ormai inarrestabile, lo dimostra la sistematica diminuzione dei fondi statali e il contemporaneo aumento dei contributi a carico delle famiglie. La domanda è: esiste ancora in questo paese la scuola pubblica? Collettivo studentesco “Senza Tregua” www.senzatregua.org








Postato il Mercoledì, 03 febbraio 2010 ore 11:17:50 CET di Pasquale Almirante
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