L'EREDE DI FRANCO FORTINI? ROMANO LUPERINI
Data: Sabato, 26 gennaio 2008 ore 16:37:40 CET
Argomento: Rassegna stampa



Dice Geno Pampalone a proposito di POESIA ED ERRORE di Franco Fortini  autorevole critico e poeta

``Nella sua oscillazione o compresenza di emozione e ideologia, di testimonianza culturale e tenace volonta' artistica, si presenta con l'aspetto di una e vera autobiografia, o forse meglio come la storia autobiografica di una generazione, il ritratto poetico di una congiuntura storica, di una situazione umana lavorata dal tempo``

Tale ritratto, giunto all'altezza della meta' circa della vita dell'autore , aspira a completarsi non soltanto attraverso i successivi libri poetici, da Una volta per sempre 1963 a Composita solvantur 1994, e l'ampia , rilevante attivita' del traduttore, ma anche con i volumi del saggista-ideologo, fra tutti Verifica dei poteri 1965 e del saggista letterario.

Da Scenari

m.allo



Per il suo libro Il futuro di Fortini ( Man­ni, pagine 110, euro 12) Romano Lu­perini ha scelto come epigrafe una magnifica (e appropriata) quartina di Wil­liam Blake: «I will not cease from Mental Fi­ght / Nor shall my Sword sleep in my hand / Till we have built Jerusalem / in England’s green and pleasant Land» (Non abbando­nerò la lotta mentale, né dormirà la spada nella mia mano, finchè Gerusalemme non avremo costruito, nel dolce e verde suolo di Inghilterra). Una prima edizione del libro, ora modificato e integrato, porta infatti il titolo blakiano La lotta mentale.
Luperini è oggi uno dei pochi, o forse l’u­nico, erede e continuatore delle proble­matiche di Fortini. Più linearmente ra­zionalista, più politico, meno poeta e meno attratto dalla teologia, Luperini però non abbandona Fortini né quello che tut­tora possono insegnare la sua lotta menta­le e la sua spada dialettico e polemica. Que­sto libro è perciò un’ottima, esauriente e militante introduzione-ritratto, in cui l’in­terpretazione di Fortini non tralascia nes­sun aspetto stilistico, ideologico, morale e storico.
Potrei fare due obiezioni, una letteraria e u­na politica. La prima è che la capacità, da Luperini attribuita a Fortini, di padroneg­giare quasi ogni genere di scrittura, è spes­so più potenziale che reale. I rimandi dia­lettici di ogni pagina a ogni altra, di ogni ge­nere letterario e di ogni sapere a ogni altro, hanno finito per impoverire e soffocare in Fortini sia il poeta che il critico, sia l’ideo­logo che il narratore. Fortini ha sempre te­muto l’«agio» e la «naturalezza» di pratica­re un genere letterario nel momento stes­so in cui lo praticava. Le troppe connessio­ni hanno offuscato in lui l’evidenza delle cose singole. Più fiducia nella letteratura lo avrebbe reso un migliore scrittore politico. La seconda obiezione è perciò politica. For­tini «figlio della Terza Internazionale», in­tellettuale marxista e complessivo come po­chi altri, ha continuato sempre a pensare la Rivoluzione come utopia, pur sapendo che le rivoluzioni marxiste-leniniste nel Nove­cento erano avvenute e che l’utopia si era dimostrata una menzogna e un inferno.





di Alfonso Berardinelli

m.allo







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