Mille in pensione a settembre. Si tratta di docenti e personale ata. I sindacati: «Si immettano in ruolo i precari»
Data: Sabato, 19 gennaio 2008 ore 18:26:30 CET
Argomento: Rassegna stampa


Sono oltre mille i lavoratori della scuola, tra personale docente e ata, che dal prossimo primo settembre andranno in pensione.

A seguito della recente normativa potranno presentare domanda di cessazione dal servizio tutti coloro che compiranno il cinquantottesimo anno di età nel 2008, unitamente al requisito dei 35 anni di contribuzione. Tenuto conto della suddetta disposizione, al fine di consentire la revoca o l’eventuale domanda di cessazione, limitatamente al personale interessato dai cambiamenti introdotti dalla nuova normativa, è stato disposto lo slittamento dei termini di scadenza, dal 10 al 21 gennaio.

Gli effetti di tale disposizione si tradurranno certamente in un incremento dell’esodo con aumento dei posti vacanti che dovranno essere coperti. E’ auspicabile che ciò determini un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato, considerato che è già elevata la percentuale di dipendenti scolastici precari assunti anche quest’anno( circa 6000). La stabilità del personale, infatti, costituisce elemento fondamentale per incrementare la qualità del servizio delle istituzioni scolastiche che possono contare sulla continuità degli interventi assicurati dal personale in servizio. In ogni scuola della nostra provincia vi sono anche dei docenti che andranno in pensione per dimissioni volontarie naturalmente rientrando nelle ’finestre’ stabilite dal nuovo provvedimento che ha eliminato lo scalone istituito dal precedenti governo.

Anche lo Snals si augura nuove immissioni nei ruoli, magari un contingente più corposo rispetto al decorso anno scolastico. A tal proposito il segretario del sindacato autonomo prof. Tempera rileva che «bisognerà dare stabilità alla scuola e i posti che lasceranno i futuri pensionati dovranno essere assegnati a personale di ruolo. Purtroppo, dice Tempera, lo scorso anno le cattedre che hanno lasciato i pensionati solo in parte sono state assegnate ai docenti precari, per cui il precariato anziché diminuire è aumentato. Il medesimo avvenimento avverrà il prossimo anno qualora non venisse programmata una massiccia immissione nei ruoli». Oltre tutto, sistemando i precari non vi sarebbe un aggravio per lo Stato dal momento che si tratta di personale che annualmente svolge attività lavorativa, sia pure con contratto a tempo determinato. Personale che viene licenziato a fine giungo, per essere riassunto al primo settembre, mentre nelle scuole, ovviamente, continueranno i cosiddetti ’balletti’ di docenti a tutto danno della continuità didattica per gli studenti.

MARIO CASTRO (da www.lasicilia.it)







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