I siciliani: voglia di serietà Indagine dell’Istituto Demopolis nell’Isola. Piacciono le proposte del ministro
Data: Domenica, 14 ottobre 2007 ore 15:45:25 CEST
Argomento: Rassegna stampa


Apprezzano molto, i siciliani, le novità introdotte nei programmi scolastici dal ministro Fioroni: pienamente condivisa appare l’esigenza di incrementare l’apprendimento della grammatica, di tornare a privilegiare lo studio dell’italiano, della matematica, della storia e della geografia per fornire basi culturali più solide agli studenti.

Le proposte del ministro della Pubblica Istruzione sembrano attivare nell’Isola una forte nostalgia per la scuola di un tempo, per un ritorno alla tradizione educativa italiana, contro la frammentarietà delle troppe recenti riforme.

Le materie tradizionali Il 45 per cento dei cittadini con più di 15 anni, intervistati dall’Istituto nazionale di ricerche Demopolis, condivide la decisione di dedicare maggiore attenzione alle materie tradizionali rispetto alle tre «i», informatica, inglese ed impresa, simbolo della riforma Moratti. Il 48 per cento vorrebbe che si desse più peso a italiano e matematica, ma senza rinunciare a informatica e lingue straniere.

Nove siciliani su dieci ribadiscono poi l’esigenza imprescindibile di tornare a studiare in modo efficace, tra i banchi della scuola dell’obbligo, grammatica e sintassi.

La legalità e il dialogo Analogo apprezzamento (88 per cento) riscuote il suggerimento dell’assessore regionale al ramo Lino Leanza di dedicare, nelle classi dell’Isola, maggiore attenzione allo studio dell’educazione civica: per la diffusione di una forte consapevolezza dei diritti di cittadinanza e per la crescita, tra le nuove generazioni, dei valori della legalità e del dialogo interculturale.

Più controverso è il giudizio dei siciliani sul decreto del ministro Fioroni che reintroduce, dopo più di dodici anni, l’esame di riparazione a settembre.

Nell’ultimo anno, nelle scuole secondarie superiori italiane, il 14 per cento non è stato ammesso alla classe successiva; quasi il 40 per cento è stato promosso con uno o più debiti formativi, per lo più in matematica, lingue straniere e italiano.

Due terzi dei siciliani si dichiarano favorevoli al ritorno, a settembre, di una prova per la verifica del superamento delle carenze formative da parte degli studenti che abbiano avuto insufficienze in alcune materie; contrario invece, significativamente, il 52 per cento degli under 25 intervistati.

Un argine al bullismo Voglia di serietà, di nuova disciplina, di un argine al dilagante fenomeno del bullismo, di pieno rispetto delle regole, dunque, come testimonia anche l’esigenza del divieto di utilizzo del cellulare in aula, ribadita da oltre il 90 per cento dei siciliani.

Potrebbe partire proprio dai programmi la ripresa del grado di fiducia dei cittadini nell’istituzione scolastica, oggi attestato nell’Isola intorno al 56 per cento.

Emergenza educativa Negli ultimi anni si è infatti leggermente appannata, nella percezione dei siciliani, l’immagine della Scuola, alla quale - oltre la funzione professionalizzante - si richiede sempre più da parte delle famiglie, di «dare sicurezza», di educare e motivare i ragazzi nel periodo più delicato e decisivo della loro crescita.

PIETRO VENTO Direttore Istituto Demopolis

(da www.lasicilia.it)

 

 

«Più disciplina in classe Il ministro ha ragione». Il sondaggio. Il 92% dei siciliani condivide divieti e nuove direttive

Quattro settimane dopo la riapertura delle scuole in Sicilia, si stila il primo elenco dei comportamenti non corretti da parte degli studenti, rinvigorito dalle nuove iniziative del ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni. Tempi duri, dunque, per le mode del momento: cellulari, I.pod e videogiochi, ma anche minigonne, pantaloni con strappi e scollature eccessive si ritrovano a fare i conti con una lunga serie di divieti, a volte anche insoliti, decisi dai singoli istituti.

Secondo l’indagine demoscopica sulla scuola nell’Isola, condotta dall’Istituto Demopolis, i siciliani invocano più regole e disciplina all’interno delle classi: «Il ministro ha ragione». Oltre nove intervistati su dieci approvano il divieto – peraltro esteso anche agli insegnanti – di utilizzo del cellulare in aula.

Dopo i recenti episodi di cronaca, riguardanti casi di bullismo e violenza nelle classi, non sono pochi i siciliani che richiedono, oggi, maggiore disciplina e autorità nelle scuole. A tale proposito, oltre la metà degli intervistati suggerirebbe di rendere obbligatorio, per gli studenti, il saluto in piedi all’ingresso degli insegnanti: proposta che evidenzia una significativa divergenza generazionale d’opinione. L’idea è condivisa da oltre il 75% degli over 55, ma contrastata da due terzi degli studenti siciliani.

GIUSY MONTALBANO (da www.lasicilia.it)

 

 

 

La «rivoluzione Fioroni» spacca studenti e genitori. Il dibattito. Ok all’assessore Leanza: «L’educazione civica ci vuole»

«Come se non sapessimo parlare l’italiano… Sarà una fissazione del ministro, tutta ’sta grammatica». Il giudizio è perentorio, ma non unanime, fra i ragazzi. Le novità della «scuola di Fioroni » spaccano gli animi. Degli studenti, chiaramente, ma anche dei genitori.

«È sacrosanto puntare sulle materie tradizionali. Abbiamo corso il rischio di produrre una generazione di presunti tuttologi, che pensano di poter scrivere un saggio o un articolo per la prova di maturità, ma poi stentano a leggere fluidamente a voce alta». A parlare è un’insegnante in pensione, con figli già laureati «che – sostiene – hanno fatto tesoro di una robusta preparazione di base, di una scuola senza debiti e crediti, con gli esami di riparazione all’antica, per affrontare non solo l’università, ma anche la vita».

Una questione di metodo, dunque, non solo di studio nozionistico. Sulla reintroduzione degli esami di riparazione, il giudizio di chi i figli li ha ancora a scuola non è poi così fermo. «Può essere che senza gli esami a settembre le lacune non si recuperino… Ma i corsi estivi costano, e non ci credo che non saranno a spese delle famiglie. Certo, però, che è esagerato far perdere un anno ad un ragazzo, per una sola materia».

Ovazione degli studenti. Della scuola, come istituzione formativa, i ragazzi si fidano poco. Troppo distante da loro, troppo vecchia. Anche per questo, accolgono con favore le proposte dell’assessore Leanza per un approfondimento dell’educazione civica in classe. «Dovremmo parlare di più della società, delle problematiche che ci troveremo ad affrontare, finita la scuola».

Ma di cosa discutere? «Dovremmo studiare le culture diverse dalla nostra, confrontarci sulla presenza degli immigrati nella nostra città…». Le sfide delle nuove società multiculturali ai ragazzi interessano più che ai grandi. Ed i diritti di cittadinanza? La questione li incuriosisce meno. Per illuminarli, basta ricordare che, in quanto cittadini, abbiamo il diritto, ad esempio, di essere informati su come vengono amministrate le nostre città, e quindi di poter vigilare sulla gestione di un bene collettivo che è di ciascuno di noi. Non ci avevano mai pensato.

«E poi dovremmo parlare di legalità ». Ma legalità è conoscenza e rispetto delle regole. E dunque, niente temi in formato micro dentro i calzoni, niente telefonini ed aiuti esterni per gli esami di maturità. Risata collettiva, e molto imbarazzo.

MARIA SABRINA TITONE (da www.lasicilia.it)







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