QUANTI RISERVISTI NELLE ASSUNZIONI IN RUOLO
Data: Venerd́, 20 luglio 2007 ore 00:05:00 CEST
Argomento: Opinioni


L'inchiesta di Brancatisano

 Proteste contro i disabili e le altre categorie protette dalla legge.

Quanti riservisti nelle assunzioni in ruolo.

Devono risultare disoccupati ma lo sono anche se hanno lavorato

 La protesta di una lettrice: «Non ci resta che tagliarci un dito»

da  vincenzobrancatisano.it, 19/7/2007

 

Scoppia il caso insegnanti riservisti. La pubblicazione delle graduatorie a esaurimento ha messo in luce un gravissimo problema di trasparenza, ancora una volta fissato per legge e dunque legittimo, e tuttavia idoneo a fare storcere il naso a migliaia di docenti che non mandano giù la decisione di molti uffici scolastici provinciali di oscurare, nelle liste, la posizione di riserva detenuta da un numero sterminato di invalidi, malati veri e presunti tali, che hanno diritto di precedenza nell’assunzione, entro una quota importante, anche se sono indietro o addirittura in coda nelle varie graduatorie. Il problema, peraltro delicato,  è stato affrontato più volte negli   anni scorsi dal sito  vincenzobrancatisano.it. Quest’anno le cose si complicano e la situazione s’inasprisce a causa del segreto di Stato imposto alle liste da (quasi) tutti gli uffici scolastici provinciali. L’individuazione delle cattedre e la pubblicazione dei dettagli relativi agli assegnatari hanno peraltro rivelato come una quantità enorme di posti saranno assegnati alle categorie protette. Tra le quali ci sono non solo gli invalidi ma anche figli di vittime del terrorismo e di invalidi per servizio e altre categorie di persone che avrebbero difficoltà a trovare un posto di lavoro non perché menomate ma per motivi diversi, sui quali ci permettiamo di sollevare qualche perplessità. Qualcuno, vistosi scavalcato da un figlio di una vittima del terrorismo (o magari vittima di una strage di Stato), si chiede con sarcasmo se per caso non sia lui la vera vittima del terrorismo. Per ottenere la nomina privilegiata (il 50 per cento dei posti tocca a loro), i riservisti devono risultare disoccupati al momento della scadenza del termine per la presentazione della domanda di ingresso in graduatoria. Il requisito della disoccupazione non c’è sempre stato, ma molti hanno ugualmente dichiarato negli anni scorsi di essere disoccupati, al momento dell’assunzione annuale o a tempo indeterminato, e per questo sono in corso alcune inchieste giudiziarie anche se siamo sicuri che non si arriverà a nulla. Peraltro i sindacati della scuola si sono sempre schierati a favore delle categorie protette, come è giusto che sia, ma hanno mai condotto una seria indagine per verificare le cause di quella che una nostra lettrice, di cui pubblichiamo di seguito un intervento, definisce una pandemia? E’ interessante notare come la Corte Costituzionale (vedi la sentenza pubblicata in questa pagina) sia intervenuta pesantemente sulla questione riservisti dichiarando illegittima la normativa di favore che agevolava non solo l’assunzione ma anche la progressione della carriera del riservista. “La legge ordinaria che, oltre a favorire l'accesso dei disabili al lavoro, ne agevola la carriera – sancisce la Consulta –  produce una irragionevole compressione dei principi dell'eguaglianza e del merito, a danno dell'efficienza e del buon andamento della pubblica amministrazione”. E ancora: “L’equilibrio tra i due interessi pubblici, quello che riguarda l’eguaglianza e il buon andamento degli uffici pubblici e quello che attiene alla tutela dei disabili, è stabilito dall'art. 38 Cost., che consente di derogare al primo solo per favorire l'accesso dei disabili agli uffici pubblici, non la loro progressione, una volta entrati”. Come dire: non allarghiamoci troppo. Il requisito dello stato di disoccupazione non è chiaro a tutti, men che meno a molti uffici scolastici e a molti interessati e controinteressati. Tanto è vero che il Ministero della pubblica Istruzione proprio nei giorni scorsi è stato costretto a emanare una Circolare che leggerete in questa pagina. Tuttavia, molti precari riservisti, poco prima della scadenza del termine per la presentazione delle domande di inserimento o di aggiornamento delle graduatorie a esaurimento, hanno dato le dimissioni da scuola in modo da poter risultare disoccupati al momento buono, cioè tra pochi giorni. Ma non era necessario ricorrere a questi mezzi poiché, secondo le nuovissime disposizioni in materia, lo stato di disoccupazione, come si può evincere da un documento del Centro per l’impiego di Modena, non è incompatibile con lo stato di occupazione. Cioè si può essere disoccupati anche se si lavora. Purchè non si superi, entro l’anno, e in via presuntiva, il tetto di un reddito prestabilito. Si legge nel documento, riportato integralmente in questa pagina, che «ha diritto ad essere riconosciuto come disoccupato anche chi, pur lavorando, percepisce un reddito da lavoro non superiore, per l’anno 2007, a € 10.845,66 lordi per le persone con disabilità. Per gli appartenenti  alle altre categorie protette il limite è fissato in  € 8000 lordi per il lavoro dipendente ed € 4.800 lordi per il lavoro autonomo». Come si vede, è facile stare entro questa cifra, basta licenziarsi per tempo. E si tenga pure presente che nessuna sanzione risulta praticabile poiché di reddito presunto si tratta, per cui si fa sempre in tempo a dire che ci si è sbagliati in buona fede a dichiarare un reddito, presunto, inferiore alla fatidica cifra. Ci permettiamo una seconda perplessità e cioè ci chiediamo (si fa per dire, visto che abbiamo chiesto un parere anche a un Centro per l’impiego) se sia corretto considerare disoccupati coloro che si dimettono volontariamente da un impiego con l’obiettivo neanche tanto velato di risultare disoccupati ai fini di un’assunzione. Si tenga conto che l’indennità di disoccupazione non spetta a coloro che siano disoccupati dopo una dimissione volontaria: «Sappiamo che è una contraddizione, però è così», ci è stato risposto.  

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