DON MILANI, INSEGNACI ANCORA A DIRE ''I CARE''
Data: Mercoledý, 18 luglio 2007 ore 09:05:23 CEST
Argomento: Rassegna stampa


DON MILANI, INSEGNACI ANCORA A DIRE “I CARE”


“Il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i segni dei tempi, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in modo confuso.” Era questa una delle sue frasi preferite. E oggi, che siamo alla disperata ricerca di senso per l’educazione scolastica ormai in crisi, ben venga nelle librerie una nuova puntuale biografia di Don Lorenzo Milani, scritta dal giornalista Mario Lancisi (Don Milani. La vita, Piemme, pp.222, €12,90) sulla base di documenti editi e inediti e di testimonianze e ricordi di allievi ancor oggi viventi.
Di pagina in pagina si delinea agli occhi del lettore la figura di un uomo combattivo e tenace, ribelle e anticonformista, a tal punto da suscitare anche le ire di Santa Madre Chiesa, che lo confinò non a caso in uno sperduto paesino del Mugello, senza acqua, luce e posta. E’ quella Barbiana che diventerà teatro di una delle più straordinarie esperienze educative del Novecento: il primo tentativo di istruzione a tempo pieno rivolta ai figli di contadini e montanari.
Nel libro Don Milani appare un maestro divinamente ispirato, ma non un santo: un uomo come tanti, a tratti autoritario e intransigente, spesso contraddittorio e dilaniato tra tentazioni contrastanti. Ma sempre coerente col principio del sacerdozio inteso come servizio alla comunità. Da qui quel testo che scosse dalle fondamenta la scuola italiana, quella Lettera a una professoressa, che tanto anticipò la rivoluzione del Sessantotto senza immaginare le conseguenze che certe idee pedagogiche male interpretate e travisate avrebbero avuto.
Perché Don Milani non era, come si potrebbe pensare, un maestro permissivo che tutti promuoveva senza indugi. Don Milani lottava il classismo della scuola pubblica e proponeva nuovi strumenti pedagogici per fronteggiare i bisogni concreti dei ceti meno privilegiati. La dequalificazione della scuola italiana, il suo degrado e il rifiuto della competitività in nome del “non bocciare” sono un’altra storia e non possiamo forse dire se e quanto il parroco di Barbiana abbia contribuito alla situzione attuale.
Una cosa però sappiamo: che le finalità morali e pedagogiche attribuite alla scuola da Don Milani ci stanno sempre davanti. E si condensano nel famoso motto “I care”. Mi sta a cuore, me ne importa,  recita il maestro di Don Milani davanti ai suoi alunni. E’ questa la piccola grande lezione da ricordare ancora oggi. Anche davanti ai ragazzi del Duemila, così diversi dai poveri discepoli del rivoluzionario prete di Barbiana…

Silvana La Porta






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