TuttoscuolaNEWS N. 76 .
Data: Martedý, 12 novembre 2002 ore 13:32:19 CET
Argomento: Comunicati



 Notizie, commenti e indiscrezioni sul mondo della scuola.
 La newsletter settimanale di Tuttoscuola, la rivista per
 insegnanti, genitori e studenti.

 http://www.tuttoscuola.com

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 N. 76, 11 novembre 2002


 SOMMARIO

 1. Scuola media a orario piu' leggero (-9%)
 2. Scuola media con piani di studio piu' pesanti
 3. Il calendario lungo della materna. In classe anche a luglio?
 4. Livelli europei di retribuzioni e di prestazioni/1: l'orario annuo
 5. Livelli europei di retribuzioni e di prestazioni/2: la retribuzione
 oraria
 6. Emendamenti alla Finanziaria per il sostegno
 7. La riforma va
 8. Delenda Laetitia: una settimana di assalti al Ministro
 9. Mal di pancia a sinistra: "Il Riformista" attacca Berlinguer



 1. Scuola media a orario piu' leggero (-9%)

 In vista dell'approvazione della riforma da parte del Parlamento, il
 ministero dell'Istruzione sta via via definendo i contenuti
disciplinari e organizzativi dei diversi ordini di scuola. Quelli
 della scuola elementare (primaria) e dell'infanzia sono da tempo sul
sito del ministero ( www.istruzione.it ). Quelli della scuola media
 (secondaria di I grado) non sono ancora stati ufficialmente
 presentati, ma ne circolano edizioni avanzate che la stampa nazionale
 ha commentato proprio in questi giorni, dopo le anticipazioni di
 TuttoscuolaNEWS (v. n. 75 del 6 novembre).
 Tra le novita' introdotte c'e' quella del tempo scuola obbligatorio,
 previsto in 900 ore annue. Attualmente l'orario obbligatorio delle
 lezioni e' pari a 990 ore, cioe' a 30 ore per 33 settimane. L'orario
 obbligatorio dovrebbe diminuire quindi di 90 ore annue, pari a circa
 tre ore alla settimana, scendendo da 30 a 27 ore.
 Resta confermata la possibilita', come oggi, di un orario aggiuntivo,
 facoltativo per gli alunni. Attualmente infatti puo' essere
 organizzato il tempo prolungato. La nuova bozza ministeriale
 consentirebbe di aggiungere fino a 200 ore all'anno (sei ore a
 settimana), da utilizzare per attivita' sia di recupero sia di
 sviluppo, scelte d'intesa con gli allievi e le loro famiglie.
 Attualmente gli studenti, nei tre anni di scuola media, hanno un
 obbligo complessivo di frequenza di 2.970 ore (990 per ciascun anno,
 cioe' 30 ore alla settimana); ne avrebbero invece, con la nuova
 ipotesi, 2.700 (900 per ciascun anno), con una riduzione del monte ore
 obbligatorio nel triennio di 270 ore (il 9% in meno): un taglio
 equivalente nei tre anni a nove delle attuali settimane di lezione (
 http://www.tuttoscuola.com/ts_news_76-5.doc ).
 La novita', per quanto riguarda l'orario, e' quindi la riduzione di
 tre ore settimanali, di cui vi era stata qualche avvisaglia gia'
 l'anno scorso con le proposte presentate agli Stati generali della
 riforma. Ma la scuola media, fin dal suo nascere nel 1962, ha sempre
 funzionato a 30 ore alla settimana. Ne basteranno 27 (occorre
 ragionare sullo standard obbligatorio) per realizzare i molti
 obiettivi formativi che gli insegnanti dovranno cercare di
 raggiungere, nel rispetto delle molto articolate "Indicazioni
 nazionali"? E poi, bisogna immaginare ripercussioni anche sugli
 organici?


 2. Scuola media con piani di studio piu' pesanti

 Ci saranno dunque 900 ore di orario obbligatorio per le scuole, con un
 obbligo di frequenza minimo - indica la bozza ministeriale - di 825
 ore per l'allievo. Come dire che i giorni di assenza avranno un limite
 massimo di 75 ore, vale a dire poco meno di 3 settimane. Ma sulle 825
 ore torneremo la prossima volta.
 Meno ore (obbligatorie, perche' non va dimenticata la quota oraria
 facoltativa) comporteranno il taglio di qualche disciplina?
 Tutt'altro. L'elenco degli obiettivi specifici di apprendimento che
 compaiono nella proposta ministeriale comprende ben 18 tematiche (v.
 TuttoscuolaNEWS n. 75), compresi l'insegnamento della Religione
 cattolica e le 6 che costituiscono l'area della Educazione alla
 convivenza civile, a ciascuna delle quali si dovra' trovare spazio
 nelle 900 ore. Cioe' in un tempo inferiore a quello attualmente
 previsto, nel quale vengono insegnate otto materie (o aggregazioni di
 materie) piu' l'insegnamento della religione cattolica.
 Ecco l'elenco delle 18 tematiche ora previste:
 Religione cattolica (non compariva nella prima bozza), Italiano,
 Inglese, Seconda lingua comunitaria, Storia, Geografia, Matematica,
 Scienze, Tecnologia e informatica, Musica, Arte e immagine, Attivita'
fisica e sportiva, nonche' Educazione alla Cittadinanza, Stradale,
 Ambientale, alla Salute, Alimentare e all'Affettivita'. E' vero che le
 "educazioni" non hanno la stessa autonoma consistenza delle altre
 discipline, ma certamente il loro insegnamento e apprendimento
 occupera' tempo e spazio nei piani di studio di tutti i tre anni. Ecco
 un tema da approfondire: come conciliare piu' materie con meno ore?

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 3. Il calendario lungo della materna. In classe anche a luglio?

 Le scuole dell'infanzia aperte per 40 settimane all'anno, quattro in
 piu' rispetto ad oggi.
 A cosa ci riferiamo? C'e' un passaggio interessante nelle nuove
 "indicazioni per la scuola dell'infanzia" pubblicate sul sito del MIUR
 ( www.istruzione.it ), che sembra essere sfuggito all'esame degli
 osservatori di cose scolastiche, sindacati di categoria compresi.
 Riguarda l'orario di funzionamento delle scuole dell'infanzia, che
 nelle "indicazioni" viene individuato in quattro possibili ipotesi, su
 cui i genitori possono effettuare la scelta al momento
 dell'iscrizione: 1000, 1300, 1600 oppure 1800 ore all'anno. Tradotto
 in un orario giornaliero vuol dire, su una settimana corta di 5
 giorni, rispettivamente: 5, 6.5, 8 e addirittura 9 ore al giorno.
 Se si pone attenzione non alla varieta' dell'offerta - che rappresenta
 un fatto positivo su cui le scuole avranno comunque piu' di qualche
 complicazione organizzativa - ma a quel che vogliono dire quei numeri
 ( http://www.tuttoscuola.com/ts_news_76-2.doc ), si fa una scoperta
 sorprendente: quelle quantita', che corrispondono ad un orario
 settimanale di 25, di 32.5, di 40 e di 45 ore, sono calcolate su 40
 settimane di attivita' didattica.
 Attualmente le scuole dell'infanzia statali funzionano fino alla fine
 di giugno per complessive 36 settimane (a fronte delle 33 settimane di
 calendario degli altri ordini di scuola).
 Prevedere, al posto di 36, 40 settimane significa aggiungere circa un
 mese di calendario scolastico in piu', da "spalmare" in parte su
 settembre e in parte forse su luglio.
 Come potrebbe essere presa dalle famiglie e dal personale della scuola
 un'ipotesi del genere? C'e' il precedente recente della regione Lazio,
 pesantemente contestata nel settembre scorso quando ha tentato di
 anticipare solo di qualche giorno l'inizio dell'anno scolastico per le
 materne statali, ed e' stata costretta ad un precipitoso dietro-front.
 Come e' successo per gli anticipi di iscrizione, anche qui e' facile
 pronosticare molte polemiche, essendo un tema che tocca i rapporti
 scuola-famiglia e che potrebbe incidere pesantemente sulle abitudini
 dei soggetti coinvolti.


 4. Livelli europei di retribuzioni e di prestazioni/1: l'orario annuo

 Il contratto della scuola dovrebbe conseguire l'obiettivo di
 realizzare, almeno nel corso del quadriennio di validita', l'obiettivo
 di una piena perequazione delle retribuzioni e delle prestazioni degli
 insegnanti italiani con quelli dell'Unione europea.
 Lo prevede esplicitamente l'atto di indirizzo inviato dal Governo
 all'Aran (ma, piccolo particolare: i soldi dove stanno?). Prestazioni
 e retribuzioni sono insomma i due corni della questione, con il MIUR
 piu' attento alle prime e i sindacati alle seconde.
 Sulle prestazioni vi e' scarsa informazione. Gli stessi dati Ocse
 pubblicati nei giorni scorsi non vengono in aiuto, perche' per alcuni
 Paesi, tra cui l'Italia, non riportano le ore annue di prestazione. La
 quantificazione delle prestazioni orarie e' infatti un'operazione
 complessa e piena di variabili.
 Tuttoscuola, anche per fornire un contributo di conoscenza sul
 problema, ha elaborato una stima delle prestazioni orarie (
 http://www.tuttoscuola.com/ts_news_76-3.doc ), che vede al primo posto
 i docenti di scuola elementare con una prestazione oraria annua di
 1.286 ore (media settimanale da settembre a giugno di 34 ore), seguiti
 da quelli della materna con 1.202 ore (media settimanale 32), e dai
 docenti della secondaria di I e II grado praticamente alla pari con
 1.138/1.140 ore annue (media settimanale di 30 ore).
 A tutto questo, per capire la portata effettiva della prestazione,
 occorre aggiungere la valutazione dei carichi di lavoro, quali, ad
 esempio, il numero di alunni per classe (molto diversificato per
 settore scolastico e per aree geografiche).


 5. Livelli europei di retribuzioni e di prestazioni/2: la retribuzione
 oraria

 Tre ore di insegnamento di un docente di elementare sono retribuite
 come due ore di insegnamento del collega della secondaria. E' quanto
 si ricava rapportando il numero di ore di lavoro prestate con lo
 stipendio liquidato, ottenendo quindi la retribuzione oraria dei
 docenti dei diversi gradi di scuola.
 Nelle piattaforme rivendicative dei sindacati ammessi alla
 contrattazione nel comparto scuola vi e' il dichiarato obiettivo di
 omogeneizzare gli orari di servizio dei docenti che attualmente sono
 differenziati secondo l'ordine di scuola di appartenenza.
 Una previsione simile era contenuta anche nel programma quinquennale
 del precedente governo dell'Ulivo, che ipotizzava il graduale
 abbassamento dell'orario di servizio dei docenti della scuola primaria
 (22+2 ore settimanali) per adeguarlo a quello attuale della secondaria
 (18 ore settimanali).
 Attualmente tra i docenti dei diversi ordini di scuola le differenze
 sono inversamente proporzionali, cioe' a maggior orario di servizio
 corrisponde piu' bassa retribuzione: piu' orario meno stipendio.
 La differenza, insomma, la fa il titolo di studio richiesto per
 l'accesso (anche se sono moltissimi ormai i docenti di scuola
 elementare e materna laureati).
 Se poi il confronto retributivo tra i docenti dei diversi ordini di
 scuola viene fatto sulla base oraria della prestazione, le differenze
 diventano macroscopiche, come si puo' vedere dalla tabella allegata (
 http://www.tuttoscuola.com/ts_news_76-4.doc ).
 Le ore di docenza (comprensive delle attivita' connesse con la
 funzione) sono piu' leggere o piu' pesanti (ci riferiamo al compenso
 orario) in base all'ordine di scuola in cui vengono prestate.
 Tre ore di insegnamento di un docente di elementare sono retribuite
 come due ore di insegnamento del collega della secondaria. Detto in
 altri termini, al docente della secondaria bastano 6 ore e mezza di
 lavoro per ottenere i soldi guadagnati dal maestro dell'elementare con
 10 ore di lavoro.
 In attesa di un trattamento retributivo di livello europeo, le
 organizzazioni sindacali nazionali propongono intanto di ridurre la
 "forbice" salariale tra i diversi livelli di docenza italiana,
 prevedendo l'abbassamento dell'orario di servizio dei docenti della
 primaria.

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 6. Emendamenti alla Finanziaria per il sostegno

 La Camera, nel corso dell'approvazione della Finanziaria 2003, ha
 introdotto alcuni emendamenti all'art. 22 (ora art. 25) del testo
 relativo alla scuola.
 In particolare e' stato completamente riformulato il comma 6 che
 prevedeva una gestione rigorosa dell'assegnazione di posti di sostegno
 in deroga al rapporto di un docente ogni 138 alunni iscritti.
 La prima formulazione, motivata da una situazione che il MIUR ha
 ritenuto fuori controllo (piu' di 20 mila posti in deroga, pari a
 circa il 30% di tutti i posti di sostegno funzionanti), prevedeva
 l'affidamento della gestione dei posti al direttore generale degli
 uffici scolastici regionali, nell'ambito di un contingente di posti
 definiti dal ministero.
 La nuova formulazione del testo (
 http://www.tuttoscuola.com/ts_news_76-1.doc ) conferma questa
 competenza affidata al direttore regionale, ma introduce la previsione
 di una preventiva definizione dei criteri e delle modalita' di
 accertamento delle situazioni di handicap da parte delle Aziende
 sanitarie locali.
 Le Asl erano finite sotto accusa da parte del MIUR che, soprattutto
 per bocca del sottosegretario Aprea negli interventi in Parlamento,
 aveva parlato di certificazioni facili o accomodanti. La reazione
 dell'opposizione era stata molto dura e alcuni parlamentari avevano
 dichiarato di voler denunciare il sottosegretario.
 L'emendamento mette fine alla polemica, prevedendo l'emanazione di un
 apposito decreto della presidenza del Consiglio (definito d'intesa con
 Conferenza Stato-regioni, dopo aver sentito lo stesso Parlamento)
 entro due mesi dall'approvazione della legge, con il quale verranno
 dettate disposizioni per gli accertamenti degli handicap, nel rispetto
 di quanto previsto dall'art. 3 della 104/1992, legge-quadro per
 l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone
 handicappate.
 A proposito di direttori regionali, il direttore Enzo Martinelli
 continua saldamente a tenere la responsabilita' dell'Ufficio
 scolastico regionale del Veneto e non abbandona il campo. Ne siamo
 lieti, prendendo atto che l'indiscrezione da noi riportata nello
 scorso numero era un falso allarme.

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 BTS a Genova dal 21 al 23 novembre

 La 6¬ edizione di BTS presenta alla Fiera di Genova le migliori
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 e sostenibilita', un workshop con tour operator italiani ed esteri
 e i concorsi "Racconti e idee di viaggio" e "WWF-Il Secolo XIX".

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 7. La riforma va

 La riforma del sistema scolastico ha compiuto robusti passi formali in
 Parlamento con l'approvazione dei primi due articoli del disegno di
 legge delega e si avvia a diventare legge.
 Pochi o nulli gli spiragli per un incontro tra maggioranza e
 opposizione. Di certo la discussione non e' ne' ampia, ne'
 approfondita come il tema meriterebbe, ne' chiara per il paese. Il
 Parlamento e' chiamato sempre piu' a ratificare le decisioni del
 governo. Questo accelera i tempi di approvazione finale, che dovrebbe
 avvenire questa settimana. Poi il testo passera' alla Camera per un
 nuovo percorso tra emendamenti e dibattiti.
Intanto la sperimentazione affidata alle 250 istituzioni scolastiche
 fa le prove generali della riforma nella scuola dell'infanzia e in
 prima elementare, ispirandosi alle "indicazioni" elaborate dagli
 esperti coordinati dal prof. Bertagna.
Numerose le conferenze di servizio sul territorio organizzate dai
 gruppi tecnici regionali di sostegno a favore delle istituzioni
 scolastiche sperimentali (di cui quasi un terzo paritarie).
 Sono in programma nei prossimi giorni a Bellaria e a Palermo incontri
 dei dirigenti scolastici e dei responsabili d'istituto per la
 sperimentazione, organizzati dall'INDIRE, d'intesa con il MIUR, per
 l'avvio della formazione e-learning.


 8. Delenda Laetitia: una settimana di assalti al Ministro
 La settimana scorsa non e' stata facile per il ministro Moratti,
 almeno dal punto di vista dell'immagine. Aveva cominciato il prof.
 Ernesto Galli della Loggia con un duro editoriale pubblicato sul
 Corriere della Sera del 3 novembre, intitolato "nuova cultura senza
 un'idea". Al "trio" Moratti-Urbani-Baldassarre veniva rimproverato di
 non aver saputo dare idee-forza e contenuti nuovi alla destra di
 governo. Alla Moratti, in particolare, Galli rimproverava di aver
 prodotto provvedimenti magari utili, ma secondari, e di non aver
 invece affrontato le grandi questioni strategiche, come il rapporto
 delle nuove generazioni con l'eredita' culturale del passato, una
 efficace alternativa al dilagante enciclopedismo, la subordinazione
del sapere scolastico-universitario al mondo del lavoro e
 all'attualita'.
 Letizia Moratti ha risposto indirettamente, sempre sul Corsera, con un
 articolo centrato sul ruolo che allo studio della storia e
 dell'educazione civica e' riconosciuto nella riforma scolastica
 proposta dal Governo. La risposta non e' apparsa proporzionata alla
 durezza dell'attacco subito.
 Anche dai banchi della maggioranza in Parlamento sono piovute
 critiche. Il senatore Compagna (Cdu), intervenendo nella discussione
generale del ddl di riforma, ha invitato il ministro "a non abdicare
 al dovere di governare la scuola".
 In parallelo, in occasione della presentazione del secondo quaderno
 ("L'Europa valuta la scuola. E l'Italia?") dell'Associazione
 "Treelle", presieduta da Attilio Oliva, gia' responsabile scuola di
 Confindustria, e' stato l'ex ministro della Funzione pubblica Sabino
 Cassese a muovere una pesante critica alla Moratti: non e' un "grande
 architetto di sistema", non sa convogliare sulla scuola risorse
 economiche adeguate, non stabilisce contatti diretti con docenti e
 allievi. Rilievi che nonostante siano stati respinti dal
 sottosegretario Aprea, presente al convegno, hanno ugualmente destato
 una certa impressione nell'ovattato ambiente
 manageriale-confindustriale che ha ospitato l'iniziativa.


 9. Mal di pancia a sinistra: "Il Riformista" attacca Berlinguer

 "Il Riformista", quotidiano che fa capo, anche se con molta liberta',
 all'ala dalemian-migliorista dei Democratici di Sinistra, allarga il
 fronte delle polemiche interne alla Quercia includendovi anche il
 terreno della politica scolastica. In un articolo a firma di Giovanni
 Cominelli compare una critica della linea antimorattiana sostenuta in
 questi mesi, prima della sua elezione al Consiglio Superiore della
 Magistratura, da Luigi Berlinguer.
 Secondo il quotidiano tra la legge Berlinguer e il disegno di legge
 della Moratti non ci sono differenze rilevanti, "se non quelle
 inventate dalle opposte propagande". I veri nemici delle riforme,
 sostiene Cominelli, sono i sindacati della scuola e le loro forze
 politiche di riferimento, "presenti in ambedue gli schieramenti".
 Accanto ai sindacati corporativi e "bidellizzati" il secondo nemico
 dei riformisti e' la sinistra licealista e classista, che non ha
 saputo contrapporre al modello scolastico gentiliano, rilanciato da
 Concetto Marchesi (con l'appoggio di Togliatti), un autentico progetto
 riformatore, centrato sulla costruzione, accanto al liceo, di un
 canale tecnico-professionale di pari consistenza e dignita'. Una
 prospettiva, quest'ultima, aperta dalle modifiche apportate al Titolo
 V della Costituzione. Il disegno di legge Moratti affronta il problema
 del rapporto fra istruzione e formazione e i raccordi tra scuola,
 istituzioni formative e mondo del lavoro, ed e' anche il punto di
 maggior distanza con la legge fatta approvare dall'Ulivo nella scorsa
 legislatura e con i suoi sostenitori di oggi, CGIL e Cofferati in
 prima linea. E questa, va fatto notare al "Riformista", e' certamente
 una "differenza rilevante".
 Oggi c'e' da dare una risposta anche a un'altra questione non
 secondaria: se in presenza di uno scenario legislativo gia' definito
 sia lecito attendere i tempi di approvazione e di attuazione di una
 nuova legge.

 

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