Domenica
14 gennaio 2007 ore 18.00 - cattedrale di Catania - Santa Messa.
La
Giornata mondiale del migrante e del rifugiato organizzata da Worldpromus/migrantes
– con il patrocinio del PIT Catania Città Metropolitana e della
Conferenza Episcopale Catania si inquadra in un importante momento di
riflessione che investe il nostro tempo, il nostro modo di vivere la città, gli
ambienti che la caratterizzano, guardando dentro, con uno sguardo più attento e
più incisivo, che richiede di comprendere che la globalizzazione esiste già, è a
casa nostra, perché nella nostra città esistono una pluralità di realtà, un
sistema complesso di stili di vita, di abitudini, di tendenze culturali, di
etnie, di religioni.
I
flussi migratori sono componente essenziale di questo processo di trasformazione
e di cambiamento, e richiedono un’attenzione nuova e più acuta, capace di
cogliere non soltanto il momento della solidarietà nel senso passivo e
assistenzialistico, ma capace di guardare con lucida attenzione ai significati
economici di questi flussi e alle dinamiche di trasferimento di valore che sono
sempre bidirezionali.
In
questo senso, un esame attento del termine globalizzazione, chiamato a
significare il fenomeno di crescente integrazione e vicinanza dei popoli,
conduce a rinnovarne il contenuto nella dimensione dell’interdipendenza.
L'interdipendenza è una dimensione dentro la quale il concetto di
globalizzazione si allarga ed investe la più ampia sfera delle persone e della
vita civile . Una nuova idea di governance che si fonda su diritti ed obiettivi
comuni, come la libertà religiosa e culturale, lo sviluppo sostenibile per tutti
i popoli, il rispetto diritti umani e la salvaguardia dell'ambiente.
La
Giornata dell'Interdipendenza è stata celebrata per la prima volta nel 2003 a
Philadelphia l’ 11 settembre, nel giorno di commemorazione delle tragedia delle
Torri Gemelle. A un anno di distanza, il 12 settembre 2004 nel corso della
quale i partecipanti hanno sottoscritto la Carta Europea per l'Interdipendenza.
Dalla
necessità di controbilanciare con un'interdipendenza benevola e democratica le
tante connessioni negative già presenti nel nostro mondo e della ricerca di
nuove strade che evitino il ripetersi di drammi simili a quelli dell'11
settembre, dall'odierna realtà caratterizzata dal terrorismo globale, dalla
criminalità organizzata e da malattie di rilevanza mondiale, necessita attivare
forze che conducano alla nascita di una democrazia e di una giustizia senza
frontiere, un'alternativa alla guerra mondiale dei terroristi e di quanti li
combattono militarmente attraverso la strategia della guerra preventiva.
La
Carta Europea per le politiche di interdipendenza, recentemente sottoscritta
a Roma, (che qui si produce in allegato) prefigura un'interdipendenza capace di
porsi come alternativa alla paura ed alla logica dell'intervento unilaterale e
affermarsi come presa di coscienza di un destino comune da parte dei popoli può
rappresentare un concreto antidoto contro il terrorismo.
La
contemporanea presenza tra i sottoscrittori di movimenti cattolici e laici
rappresenta un esempio d’interdipendenza e ci fa capire come le sfide radicali
del nostro tempo possano favorire l'aggregazione di diverse identità.,
con un orientamento includente, capace di estendersi ad ulteriori soggettività
culturali importanti per il Mediterraneo, quali le radici culturali dell’islam e
delle altre componenti culturali e religiose dell’Africa, dell’Asia e
dell’America Latina.
In
chiave europea e come contributo della rete Europe Direct al dibattito
italiano sulla società civile, appare di estremo rilievo puntare sulla
definizione di interdipendenza come chiave per assorbire gli urti e le tensioni
della globalizzazione e tradurli in nuove opportunità di sviluppo, di
comprensione reciproca e di integrazione.
Giornata
dell’Interdipendenza
La Carta europea
per le politiche dell’Interdipendenza per costruire un mondo di pace e senza più
frontiere.
Le persone, i popoli, gli Stati per un mondo più unito.
Roma, 12 settembre 2004
È nostra convinzione che
abitare il mondo con gli occhi dell’interdipendenza sia un’opportunità unica per
rinnovarlo “insieme”. La forza di cambiamento dell’interdipendenza inizia dal
proprio stile di vita ma si estende fino alla politica, alle istituzioni e al
governo del mondo. In questa accezione l’interdipendenza cambia la vita, la
quotidianità, il rapporto con gli altri, le scelte di consumo e di risparmio, in
una parola il nostro stile di vita; cambia la cittadinanza, il modo di
accedervi e di esercitarla: da una cittadinanza che esclude ad una che include;
cambia la sovranità, la crescente consapevolezza dell’interdipendenza
segna il passaggio da una sovranità esclusivamente nazionale ad una sovranità
globale condivisa.
Noi, uomini e donne, cittadini singoli e associati, esponenti della società
civile organizzata, della cultura, dell’economia, della finanza, dei media,
uomini politici rappresentanti dei popoli nelle istituzioni internazionali,
europee, nazionali, regionali e locali;
riuniti insieme, a Roma, per la 2^ Giornata dell’Interdipendenza, il 12
settembre 2004, nel giorno successivo all’anniversario del tragico attentato
dell’11 settembre;
in quanto cittadini italiani ed europei, parte di un solo mondo e di un’unica
famiglia umana;
consapevoli che le dimensioni transnazionali di tutte le questioni cruciali del
pianeta ci pongono di fronte all’imperativo del “saper vivere insieme”;
fortemente determinati a rompere il cerchio della paura e a non rassegnarci alla
fatalità dello scontro,
ci impegniamo a lavorare
congiuntamente
perché il valore dell’interdipendenza prenda forma attraverso:
- un welfare globale la cui promozione insiste soprattutto sui paesi ricchi;
- una governance mondiale in funzione della pace: rafforzando e democratizzando
le organizzazioni internazionali, in primo luogo le Nazioni Unite;
- una democrazia partecipativa, associativa e deliberativa in cui i cittadini
siano interpreti di una responsabilità civica matura.È
in questo modo che il valore etico dell’interdipendenza si traduce in una nuova
grammatica della convivenza.
LE NOSTRE PROPOSTE
Mossi dal desiderio di dare un contributo alla realizzazione di un futuro più
giusto, più libero e fraterno in Europa e nel mondo, evochiamo cinque impegni,
oggi prioritari, perché quest’idea di interdipendenza diventi principio
regolativo del nostro vivere insieme.
1. IL DOVERE DI RESPINGERE OGNI FORMA DI VIOLENZA E IL DIRITTO ALLA SICUREZZA
GLOBALE
L’interdipendenza non cede all’impero della paura restando paralizzata dinanzi
alla globalizzazione del terrore. Oggi abbiamo tutte le ragioni per dichiarare
che il terrorismo come la guerra sono un crimine contro l’umanità.
Prima di tutto, per contribuire a sradicarlo, riaffermiamo la necessità di
costruire salde reti di rapporti, nei più diversi luoghi di vita, con quanti
portano costantemente la loro diversità etnica, linguistica, religiosa, a
contatto con le nostre identità culturali e sociali.
Questo pone le indispensabili premesse affinché religione e cultura non
giustifichino egemonizzazione e violenza, ma diventino sempre di più spazi di
dialogo e di pacificazione.
Facciamo appello ai responsabili dell’educazione e dei Comuni perché la Giornata
dell’Interdipendenza venga diffusa nelle scuole e nelle città e sia possibile
celebrarla con iniziative di pace, di dialogo interculturale e interreligioso,
di cooperazione internazionale.
Infine chiediamo una sessione straordinaria delle Nazioni Unite in cui tutti i
Paesi, insieme, prendano impegni per questo obiettivo, riconoscendo l’ONU come
luogo privilegiato per politiche efficaci contro il terrorismo.
2. IL DOVERE DI ACCOGLIENZA E I DIRITTI DELLA PERSONA
MIGRANTE
L’interdipendenza - in
un’Europa da sempre società plurale e spazio delle differenze - aumenta il
bisogno di essere luogo ospitale delle diverse identità di popoli e culture,
senza trascurare, al tempo stesso, il riscoprire l’ancoraggio alle proprie
radici.
Questa civiltà del convivere potrà nascere e crescere in Europa se ci guiderà,
nel necessario aggiornamento della definizione di cittadinanza, non più la
rigida appartenenza nazionale, ma il riconoscimento dell’identità dell’altro
come fratello. Ciò significa: libera circolazione delle persone, non meno delle
merci e dei capitali; diritto di asilo ai profughi anche per ragioni di estrema
povertà; diritto di voto nelle elezioni europee e amministrative dei cittadini
stranieri e acquisizione del diritto di cittadinanza per i figli nati in uno dei
paesi dell’Unione Europea.
3. IL DOVERE
DI ASSICURARE CIBO A TUTTI E IL DIRITTO AD UNA VITA DIGNITOSA
L’interdipendenza chiede di farsi carico degli squilibri del mondo, del divario
economico e digitale, della divisione tra chi vive nella ricchezza e chi si
barcamena in condizioni di denutrizione e di povertà assoluta.
Proponiamo un impegno che ci tocchi in prima persona, nelle nostre scelte
economiche personali, famigliari, associative, consapevoli che se ogni cittadino
italiano ed europeo versasse mediamente 400 euro l’anno, potrebbe raddoppiare il
reddito di un cittadino dei Paesi del Sud del mondo. Si potrebbe costituire per
questo, un fondo unico affidato alle Ong, garantito da un comitato di
personalità autorevoli.
4. IL DOVERE DI PRENDERSI CURA DEI MALATI DI AIDS ED IL DIRITTO ALLA SALUTE
L’interdipendenza implica che la comunità internazionale - e in particolare i
paesi più favoriti - debbano promuovere per tutti il diritto alla vita e alla
salute in quanto primo e più elementare diritto umano. Dal momento che, secondo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità, servono 3 miliardi di euro per estirpare
la malattia dell’AIDS, proponiamo che in base alla ripartizione mondiale della
ricchezza, nel 2004-2005 gli Stati Uniti e l’Europa mettano a disposizione un
miliardo di euro ciascuno e un miliardo il resto del mondo. In particolare
l’abbattimento del costo dei farmaci va considerato un obiettivo urgente da
raggiungere al più presto.
5. IL DOVERE DI TUTELARE L’AMBIENTE E IL DIRITTO ALL’ACQUA POTABILE
L’interdipendenza ci impone di capovolgere, in tempi rapidi, il modello
energetico in Europa, perché nei prossimi vent’anni si dimezzino i consumi di
petrolio e di combustibili fossili, e si sviluppino le fonti energetiche
rinnovabili a cominciare dal solare e dall’eolico; ci spinge a mobilitarci
perché l’Europa, in tutte le sedi internazionali, sostenga il
diritto di ogni essere umano
all’accesso all’acqua potabile, la sovranità alimentare di tutti i popoli del
pianeta, la revoca di tutti i sussidi all’agricoltura che penalizzano i paesi
più poveri.
Con queste indicazioni di priorità, vogliamo rafforzare tutti i percorsi che si
muovono in una logica di interdipendenza positiva e collaborare con tutti per
operare, non soltanto come singoli, ma insieme: persone, popoli e stati per un
mondo più unito.
Firmato a Roma
il documento, messo a punto dal Comune di Roma, Acli, Legambiente, Comunità di
Sant’Egidio, Movimento dei Focolari e Civ-World