La violenza che chiede violenza
Data: Mercoledì, 22 novembre 2006 ore 19:00:17 CET
Argomento: Recensioni


Alba Sasso, 21 novembre 2006

La palla di neve, diventata slavina, sta per trasformarsi in valanga. Mista a fango, anzi solo fango. Ora tutti sanno di centinaia di video on line, con un elenco di efferatezze e barbarie da far rabbrividire. Tutti conoscono i colpevoli, anzi "la" colpevole, ovviamente la scuola.

Ma la faccenda delle violenze, delle sopraffazioni, e smettiamola con il termine bullismo, è ormai un campionario degli orrori che ha per protagonisti attori di ogni tipo e natura. Le famiglie, i media, gli insegnanti, i ragazzi, in un mix in cui è indispensabile riconoscere e valutare il dosaggio, ed il peso specifico di ogni elemento che ne fa parte. Dosaggio, equilibrio nelle analisi, ma domande cui non possiamo più sottrarci. Un video di quelli on line, pone prepotentemente alla ribalta la domanda sui comportamenti 'politicamente corretti' degli insegnanti.

Un ragazzo punta una pistola alla testa di un prof, regolarmente seduto in cattedra. Fermo, subisce l'oltraggio senza reagire. Alla fine della bravata, il teppista rientra a posto, eroe della classe. Importa sapere se era vera o falsa, l'arma? Importa sapere se era vera o falsa la scena? E' il modello che passa che fa paura. La violenza che chiede violenza. E penso che solo un ben assestato ceffone avrebbe riscosso il consenso dei ragazzi. Che abituati, senza vie di mezzo, o alla violenza o alla condiscendenza e alla tutela perdono riferimenti e valori, una qualche graduatoria fra il bene e il male, che pure occorre avere il coraggio di stilare.

E pensiamo davvero che a tutto questo sia estranea una cultura della scuola incapace di motivare, di creare stimoli alla ricerca, alla gratificazione, al piacere dello studio? Siamo sicuri che adottare indulgenza e arrendevolezza sia il modo migliore di procedere? E piccoli gesti concreti, vietare l'introduzione nelle aule dei telefonini, ad esempio, che pochi si azzardano a compiere, siamo sicuri che collochino d'ufficio nel novero degli aguzzini e dei repressori? Infine, e con tristezza.

Quanta consapevolezza c'è, nel nostro mondo, del fatto che la punta che emerge, nasconde un iceberg dalle dimensioni paurose? I ragazzi che ancora manifestano, e per fortuna. Quelli con la kefia e le bandiere arcobaleno, che il cielo li benedica, quelli che si appassionano alle assemblee antimafia, quelli che leggono i libri, ancora ce ne sono, corrono un rischio mortale: diventare razza in via d'estinzione, specie protetta e separata dal resto dei loro coetanei. Che sono milioni, e che vivono con il telefonino come protesi, il cervello configurato sulle scansioni dei videogiochi, la violenza come mezzo di promozione sociale, meglio se mostrata e esibita, il disprezzo per le donne come riaffermazione di valori che credevamo sepolti, e che sono lì, più vivi che mai, e senza un movimento femminista in grado di sconfiggerli per sempre, come credevamo fosse avvenuto. La scuola, certo. Come potremmo non ritenerla responsabile di tutto questo. Ma i don abbondio che si fanno rovesciare le cattedre addosso senza battere ciglio vivono fianco a fianco con i padri che delegano il loro ruolo alla tivù, alle marie de filippi che sembrano ormai figure titaniche della moderna pedagogia di massa. I pavidi che assistono al linciaggio di un portatore di handicap si ritrovano in buona compagnia, quella delle mamme che non vedono e non sentono, la droga no, mio figlio non la conosce...


Ripensare ad una scuola ove si studi, si premino quelli che lo meritano, si puniscano quelli che vogliono distruggerla, è proprio così difficile? Sono così forti i fantasmi, le paure, gli scheletri nell'armadio, da lasciarci spettatori passivi, pur di non incorrere nelle scomuniche antiautoritarie? Per questo, abbiamo già dato. Grazie al cielo, la scuola italiana, i suoi professori, sono consapevoli del loro ruolo. È che, poveretti, se passano le loro giornate a compulsare graduatorie e punteggi, a cercare di inventarsi un modello di vita da precario vivibile, non avranno la forza, la volontà, i mezzi per diventare anche insegnanti 'autorevoli'. Il prof con la pistola alla tempia, forse stava calcolando quanti giorni ancora di insegnamento aveva, e come avrebbe fatto a pagare il mutuo, nei mesi successivi. Cosa volete che sia, una pistola alla testa, di fronte alla rovina economica di una famiglia...

Certo, a Lisbona di tutto questo non si era parlato. Ma potevamo immaginare di arrivare a tanto? Se sì, nessuno è innocente. Se no, è ancora peggio.

 

Chi è alba sasso

La biografia di Alba Sasso è simile a quella di milioni di donne italiane, dunque una biografia eccezionale.
Nata a Bari, studi classici, laurea in lettere, sposata con due figlie.
Da giovane partecipa ai movimenti di lotta degli studenti, alle occupazioni delle università e alle manifestazioni di quegli anni: ha fatto il ’68, come sosterranno poi, qualche volta senza averne titolo, migliaia di persone. Il sogno che la muoveva, e che continua a muoverla, è semplicemente quello di vivere in un mondo migliore. Lo stesso sogno di milioni di altre persone.
Milita attivamente nelle organizzazioni della cosiddetta sinistra extraparlamentare, quando questa era la scelta di una intera generazione. Aderisce al partito Comunista Italiano, quando questa generazione riconosce nella linea di quel partito la casa entro cui alloggiare i propri progetti e i sogni di trasformazione della società.
Ha insegnato per molti anni, con passino e partecipazione, convinta che la scuola sia lo snodo più importante nel processo di crescita non solo dei giovani, ma dell’intera comunità. Ha insegnato anche all’università, con la stessa passione e gli stessi convincimenti.
È stata fra le promotrici della nascita del CIDI, associazione che ha raccolto negli anni migliaia di insegnanti, sino a diventare un punto di riferimento fondamentale per l’intera categoria la categoria. Ha ricoperto numerosi incarichi di partito, nel PCI, poi nel PdS e attualmente nei DS.
È stata deputato nella scorsa legislatura, eletta nelle liste dei DS, ed è stata riconfermata nell’attuale, con le liste dell’Ulivo.
Nella precedente legislatura, impegnata nella Commissione Cultura e Pubblica Istruzione, ha svolto una azione di sostegno ai movimentio che si battevano contro la riforma Moratti e più in generale contro il piano di smantellamento della scuola pubblica, e di strangolamento della cultura italiana.
E’ stata eletta vice presidente della Commissione, che sarà uno degli strumenti di ricostruzione dei danni causati dagli anni di governo della destra.
Ama il cinema, la lettura, i viaggi, la musica, cui è stata educata dal padre musicista.

 







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