GRADUATORIE PERMANENTI: CI SARA' IL RIORDINO MA SENZA SCOSSONI
Data: Mercoledý, 22 novembre 2006 ore 00:05:00 CET
Argomento: Comunicati


Graduatorie: ci sarà il riordino ma senza scossoni.

 Italia Oggi del 21/11/2006
 
La riforma dell'accesso alla professione docente sarà fatta. E sarà fatta in modo che già dal 2010/11 siano formati e reclutati i nuovi insegnanti. ´È l'unico modo per evitare che in futuro si formi altro precariato', dice   Mariangela Bastico, viceministro alla pubblica istruzione.
 
Domanda. E i vecchi precari, quelli che ancora saranno nelle graduatorie permanenti, che fine faranno?
Risposta. C'è una preoccupazione che umanamente capisco ma che proveremo, dati alla mano, essere infondata.
 
D. Dati alla mano, ossia leggendo la Finanziaria, non pare.
R. Le graduatorie vanno ripulite e aggiornate, eliminando doppioni. Fatta questa operazione, si vedrà che probabilmente con le 150 mila immissioni in ruolo autorizzate copriremo quasi tutti i posti vuoti in organico. Ci sarà poi da gestire l'ordinaria amministrazione, cioè coprire i posti lasciati vuoti dai pensionamenti.
 
D. E se 150 mila assunzioni non dovessero bastare?
R. Se ad allora ci saranno ancora iscritti nelle graduatorie questi saranno riassorbiti.
 
D. Questo, a oggi, nella Finanziaria non c'è scritto.
R. La norma può essere migliorata, e lo faremo, al senato. Preciseremo che nel passaggio dal vecchio al nuovo reclutamento i precari già abilitati non andranno per strada. Per loro non ci saranno scossoni: ci sarà un meccanismo di riassorbimento nelle nuove liste. La riforma però va fatta. Va fatta, oltre che per dare certezza ai futuri docenti e stabilità agli studenti, anche per i precari di oggi.
 
D. Una riforma era già stata fatta, ed è quella Moratti.
R. Una riforma che non andava.
 
D. Su quali linee guida vi muoverete?
R. Stiamo per il momento lavorando a un tavolo tecnico con l'università per presentare una proposta che discuteremo con tutti. Siamo intenzionati comunque a ridurre l'attuale percorso per accedere alla professione dai sette anni ai cinque anni. Si può lavorare su un tre anni di formazione universitaria di base e due anni di laurea magistrale specialistica per chi farà insegnamento.
 
D. Con valore abilitante o servirà sempre un concorso pubblico?
R. Questo è ancora da verificare. Ma quello che è certo è che comunque chi deciderà di insegnare lo farà avendo un numero di posti limitato, calibrato sulle effettive esigenze. Oggi, i tassi di pensionamento e di natività ci consentono di fare delle stime molto attendibili sul fabbisogno.
 
D. C'è chi spinge perché i contratti di assunzione siano fatti, e decisi, direttamente dalle scuole, in nome della loro autonomia e della maggiore efficienza.
R. Non credo che sia una strada percorribile.
 
D. Che tempi vi siete dati per presentare le nuova riforma? Le università dovranno organizzarsi.
R. Entro fine anno dovremo avere pronta la proposta da sottoporre al confronto con le parti interessate






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