PRECISAZIONE PER REPORT: LE ORE BUCHE NON SONO RETRIBUITE
Data: Giovedý, 16 novembre 2006 ore 00:05:00 CET
Argomento: Comunicati


Precisazione per Report: le ore "buche" non sono retribuite.

Nel corso della trasmissione “Report”, andata in onda il giorno 12 novembre u.s. su Rai 3, la giornalista Gabanelli è incorsa in una macroscopica imprecisione che i Coordinatori della Gilda di Ferrara e di Trento hanno prontamente provveduto a segnalare.
Sul mondo della scuola il sapere comune purtroppo è sempre vago e troppe volte l'opinione pubblica è stata male indirizzata. Il contratto di lavoro degli insegnanti prevede che le ore di lezione frontale, nella scuola media e media superiore, siano 18. Le ore "buche" non sono pagate, contrariamente a quanto detto dalla giornalista Milena Gabanelli nella puntata del 12 novembre 2006. Certo i disagi di cui si è parlato nella trasmissione sono abnormi, ma a volte anche nella scuola non si scherza.
Se un insegnante chiede a un altro: "Quante ore hai domani?" e l'altro risponde: "Quattro su sei" significa che ha quattro ore di lezione, ma è impegnato per tutta la mattina e oltre.
Nelle due ore di intervallo l'insegnante prenderà fiato, ma spesso capita che non abbia nemmeno un posto dove stare tranquillo a studiare, e "ovviamente" quelle due ore non gli sono pagate.
 
 Distinti saluti
prof. Cinzia Piccinini
Gilda Ferrara

Gent.ma Redazione,

volevo fare una precisazione e chiederVi di fare una "rettifica" in merito a quanto detto dalla conduttrice circa le ore buche degli INSEGNANTI nel servizio andato in onda ieri (12.11.06) su REPORT.
 Il contratto di lavoro degli insegnanti, anche quello vigente qui in provincia di TRENTO, prevede che le ore di lezione frontale, nella scuola media e media superiore, siano 18. Le ore "buche", inserite per sviluppare un orario funzionale all'ISTITUTO e predisposto dal Dirigente Scolastico, non sono pagate, contrariamente a quanto fatto intendere dalla giornalista Milena Gabanelli nella puntata del 12 novembre 2006. Queste ore buche creano orari flessibili e più articolati per i docenti interessati. In alcuni contratti di Istituto si è cercato di inserire, e a volte si è riusciti, la previsione di un compenso per tali disagi. Il problema resta ma non è cosi macroscopico come quelli dei lavoratori della sanità trattati nel servizio.
 Cordiali saluti
Isaia IORFIDA
Gilda Trento






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