Covid e le piccole cose di casa. Come ho trascorso il mio tempo scuola a distanza, famiglia, relazioni al tempo del coronavirus
Data: Gioved, 02 aprile 2020 ore 08:05:00 CEST
Argomento: Redazione


COVID 19 sembra il nome di una navicella spaziale che sta per lasciare la terra per lanciarsi verso l’esplorazione dell’universo.
Non è così, COVID19 più comunemente conosciuto come CORONAVIRUS è un diavoletto cattivo e dispettoso (così l’ha definito un piccolo allievo) che colpisce le persone più fragili e indifese: i nonni.
In realtà COVID19 è un virus molto pericoloso che sembri essere arrivato dalla Cina, è molto contagioso, non è curabile ed ha invaso l’Italia del Nord ed in particolare la Lombardia.
Tutto comincia la sera del 4 Marzo, quando i Dirigenti Scolastici di tutt’Italia comunicano su Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, la sospensione delle attività didattiche a partire dal 5 marzo col preciso scopo di contrastare il diffondersi del virus COVID19. Allora mi viene da pensare che la cosa sia grave.

Nel giro di pochi giorni scoppia un’apocalisse: l’emergenza coronavirus ha messo la scuola nella necessità di affrontare un’improvvisa quanto inaspettata formazione a distanza (FAD) e l’uso di strumenti  didattici digitali  a distanza (DAD) per mantenere viva la relazione e il contatto con gli studenti.

La scuola chiude, ma non si ferma: i bambini sono il nostro futuro e dobbiamo garantire loro il diritto allo studio evitando la demotivazione che può presto scaturirne. Per promuovere la partecipazione attiva degli alunni della mia classe 5^A primaria ecco che scatta una didattica di emergenza che ho creato senza improvvisare, ma che sicuramente non potrà mai sostituire quella ordinaria che affonda le sue radici nella storia della Pedagogia e della Didattica.

Nell’assegnare le attività giornaliere ho cercato di evitare un‘eccessiva mole di compiti per affrontare questa triste situazione con maggiore serenità e in modo non fiscale. Il problema principale è far sentire la nostra presenza come insegnanti e come scuola, se poi siamo riusciti anche a fare una bella lezione a distanza, ne saremo orgogliosi.

Essendo insegnante delle discipline umanistiche, ogni mattina parto con i saluti, la raccomandazione sull’importanza di restare a casa e poi la consueta didattica a distanza.

 Sarà la novità, ma i bambini sono entusiasti e partecipano attivamente alle lezioni. 

La mia giornata, però, non è fatta solo di scuola.

I primi giorni in cui il virus circolava avevamo pensato che fosse maleducazione non stringere la mano all’amico, che starsene a distanza non fosse gentile, ma quando sono arrivate le prime notizie e le prime immagini desolanti, anche le porte e le finestre si sono chiuse evitando di incontrarsi con i vicini per un rispetto reciproco.

Cosa ci vuole adesso? Pazienza e resistenza, darsi un metodo per non perdersi.

Non bisogna sprecare queste settimane, ma riempirle di valore, immaginandole come l’occasione per fare cose a lungo rimandate: mettere in ordine i cassetti, pulire il garage, sistemare le foto conservate nel telefonino, leggere pagine di un libro sistematicamente sempre alla stessa ora, chiamare un amico che non si sentiva da molto, fare esercizi fisici, improvvisarsi parrucchieri in casa e perché no, cucinare.

Tutto ciò, senza peraltro dimenticare ciò che c’è fuori, risveglia sopite emozioni, aumenta la sensazione di benessere, migliora l’umore, rafforza l’autostima, ci aiuta a superare i nostri limiti, aumenta la creatività e allontana preoccupazioni e stress.

Mai come in questo momento storico ci siamo avvicinati alle attività manuali e creative, abbiamo ritrovato la capacità di osservare i piccoli dettagli e ritrovato il piacere nelle attività di tutti i giorni.

Intanto fuori si muore da e per coronavirus, adesso non solo gli anziani, ma anche i più giovani ne sono colpiti e muoiono. Nei supermercati e nelle farmacie mascherine, guanti, disinfettanti e alcool sono introvabili. Le televisioni di tutto il modo comunicano solo tristi morti e contagi.

E’ pandemia. RESTATE A CASA! si grida da ogni parte. E intanto io ubbidisco e resto a casa.

Speranzosa guardo dalla finestra vedo gli alberi che mettono le prime foglie, stormi di uccelli che intrecciano voli nell’aria tersa, timidi fiori indecisi a sbocciare, mentre una sottile coltre di candida neve si posa sui fianchi della mia amata Etna, e penso: “Ma quando finirà”?

Quest’atroce virus ci ha privato della Primavera in questo mese di marzo, ma presto saremo noi a fiorire più forti che prima, perché la primavera la portiamo dentro e nessuno ce la può rubare.

Domani, se un domani per me ci sarà, cosa potrò ricordare di tutto questo?

Ricorderò gli insegnanti affaccendati ad assegnare compiti per casa, come se fossero vitali.

Mi ricorderò degli italiani responsabili e di altri irresponsabili, ricorderò il personale sanitario e parasanitario che pure a rischio della propria vita, ha garantito il servizio agli ammalati, ricorderò ancora di commercianti e professionisti che per puro senso civico hanno chiuso i loro esercizi, metterò tra i miei mille ricordi l’immagine di una Cina esemplare e generosa quanto mai e uno sfilare di camion militari che trasportano bare di persone morte che saranno seppellite in chissà quale cimitero lontano dal paese di origine.

 Quando sarà finita, spero ci ricorderemo le tante lezioni di questo tempo sospeso.

Ins. Santa Rapisarda
Istituto Comprensivo “G. MARCONI “ - PATERNO’







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