Naufragare tra questa immensitÓ
Data: Giovedý, 09 maggio 2019 ore 19:00:00 CEST
Argomento: Redazione


Non c'Ŕ nulla che delimiti o circoscriva le immagini che Leonardo crea. Se Piero della Francesca con il Cristo alla Colonna costruisce per noi uno spazio perfettamente strutturato con "esprit de geometrie", dove ad ogni punto, si direbbe, l'autore ha mentalmente associato una terna di coordinate cartesiane, Leonardo - che conosce non meno bene di Piero la teoria della prospettiva - non contiene le sue visioni in una gabbia prospettica, ma apre verso l'infinito. Non ci sono linee di fuga che convergendo, determinino i limiti della visione e quindi, in un certo senso, anche dello spazio. No. Lo spazio di Leonardo non si chiude.

Come una tumultuosa opera musicale, nella quale da una cellula melodica germinano in continuazione nuovi temi e quando questi sembra che stiano per esaurirsi altri si impongono all'ascolto (non saprei trovare miglior riferimento dei concerti brandeburghesi di Bach), lo spazio che Leonardo crea Ŕ senza limiti; sembra che abbia un limite nelle rocce che parzialmente chiudono come una skenÚ il gruppo delle figure in primo piano, ma si tratta di un limite che nega sÚ stesso.

E' un limite creato perchÚ non limiti ma si apra a svelare che al di lÓ di queste rocce ne esistono altre e poi altre ancora, in una successione che la crescente distanza rende sempre meno nitide, ma di cui non intravvediamo il termine. In questo modo Leonardo rende il senso dell'infinito che abbraccia ogni cosa. Proprio come la siepe che sul monte dell'Infinito "da tanta parte / dell'ultimo orizzonte il guardo esclude" ma solo per lasciare libera la fantasia di Leopardi di "fingere" oltre di essa "interminati spazi" e "sovraumani silenzi". Non diversamente da Leopardi, anche Leonardo Ŕ ben consapevole di quanto caduche siano le voci della "presente stagione", a fronte dello "infinito silenzio" contro il quale risuonano.

Quando vediamo Leonardo celebrare la finitezza dell'uomo, costantemente immerso nell'infinito che tutto abbraccia, come in un consolante, materno liquido amniotico, possiamo immaginare che anche lui abbia assaporato la dolcezza del "naufragare" tra questa immensitÓ.

Maurizio Ternullo





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