Cosmologia, Antropologia ed eclissi di Luna
Data: Martedì, 29 settembre 2015 ore 03:30:00 CEST
Argomento: Redazione


La cosmologia tolemaica  (la Terra è al centro dell'universo e tutto gira intorno ad essa) non è solo una visione scientifica: è anche una filosofia. Se la Terra occupa il centro geometrico di tutto, ciò avviene in vista dell'uomo, considerato come il beneficiario finale dell'atto creativo di Dio, così come è attestato dagli autori dei primi capitoli della Genesi: per illuminare i giorni e le notti dell'uomo sono stati messi in cielo i due grandi luminari e per servire all'uomo sono stati creati tutti gli animali; anzi, Adamo  fin dal primo momento mostra di prendere sul serio il suo ruolo di signore del creato, imponendo un nome a ogni animale.

Questa cosmologia e l'antropologia che le è sottesa implicano (o presuppongono) una radicale asimmetria tra la Terra e il resto del mondo: nella Terra esistono i classici quattro elementi; al di fuori di essa ne esiste un quinto del tutto eterogeneo; i "pianeti" (cioè, i corpi celesti che noi chiamiamo con questo nome, più il Sole e la Luna) esercitano i loro influssi sulla Terra e sugli uomini, ma nessun autore di osservanza tolemaica ha mai pensato che la Terra potesse mandare i suoi “influssi” sui corpi celesti; i pianeti si muovono di moto circolare, mentre sulla Terra il moto naturale (cioè, non forzato) è rettilineo; come gli oggetti terrestri si muovono solo finché si applica loro una forza motrice, così è per i pianeti, i quali si muovono perché schiere di angeli impartiscono loro in continuazione la spinta occorrente etc. 

Nessuna di queste asimmetrie sopravvive alla transizione al modello copernicano, il quale diventa espressione di una filosofia antitetica alla precedente:  se il centro dell'Universo ora è il Sole  e la Terra è estromessa dal centro del mondo, allora la Terra sta in un punto “qualunque” dell’universo, un punto che non si distingue per nessuna peculiarità: tutti i punti dell’universo sono equivalenti tra loro. Newton dimostra che la Terra da una parte e la Luna e il Sole dall’altra sono legati da una relazione simmetrica: la forza di gravità lega la Terra al Sole e alla Luna  così come lega il Sole e la Luna alla Terra; se la Luna produce le maree sulla Terra, è anche vero che la Terra produce maree sulla Luna, come dimostra la rotazione sincrona della Luna (la Luna ci rivolge sempre la stessa faccia); mentre Comte, in pieno XIX secolo, asseriva che mai avremmo conosciuto la natura dei corpi celesti, un oscuro ottico tedesco - Fraunhofer - andava scoprendo una miriade di righe scure nello spettro del Sole, nelle quali furono presto riconosciute le “impronte digitali” degli stessi elementi che sono presenti sulla Terra. 

Eppure, c’era una forma di “influsso” della Terra su un corpo celeste - sulla Luna - che era ben visibile a tutti: è la debole luminosità delle parti della Luna che non sono illuminate dal Sole (p.es., al primo quarto) e che solo Galileo seppe correttamente interpretare come dovuta alla luce che la Terra invia sulla Luna, riflettendo su di essa parte della luce che la Luna manda sulla Terra; durante le eclissi di Luna, invece la Luna - pur immersa nel cono d’ombra della Terra, ci appare debolmente luminosa  perché la luce del Sole, passando attraverso l’atmosfera terrestre, subisce una deviazione dalla linea retta (è la rifrazione) che ne porta una parte a illuminare debolmente la Luna. Bastava chiedersi il perché di questa  luminosità di parti della Luna non esposte al Sole per avere un primo serio indizio della fallacia della filosofia tolemaica.

Galileo avrebbe arricchito il quadro indiziario di molti altri argomenti (le fasi di Venere,  i satelliti di Giove, il principio di relatività...), insufficienti per convincere il Santo Uffizio ma sufficienti per Newton e per tutti quei fisici  e astronomi che non aspettarono la prova regina (la parallasse  annua delle stelle) per accettare il modello di Copernico. Pensiamoci, stanotte, quando vedremo la Luna emanare una “irragionevole” luminosità: in quella luce c’è un segno della simmetria che lega la Terra al resto dell’universo, anzi, c’è un segno dell’unità dell’universo.  C’è un segno di come la forza dei pregiudizi possa essere tale che gli uomini continuino a restare ciechi pur vedendo la luce.

Maurizio Ternullo





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