Mantenere le commissioni esterne agli esami di maturità
Data: Luned́, 20 ottobre 2014 ore 07:45:00 CEST
Argomento: Rassegna stampa


Ho firmato la petizione promossa da Giorgio Allulli sul mantenimento dei componenti esterni nelle commissioni di maturità e chiedo a voi tutti di firmarla, ovviamente se ne condividete le motivazioni. Condivido questo passaggio della petizione:
"Tutti i sistemi di certificazione prevedono, come regola fondamentale, che la certificazione venga effettuata da soggetti terzi; se si abolisce questo passaggio possiamo dire addio a qualunque discorso credibile sulla qualità della scuola italiana, con buona pace del Sistema Nazionale di valutazione."

I componenti esterni, oltre al presidente, nelle commissioni di maturità, dopo che erano stati aboliti dal Ministro Moratti, sono stati reintrodotti nel 2006, con il Governo Prodi e il Ministro Fioroni. Non ha alcun senso, infatti, che il consiglio di classe, che ammette o non ammette gli studenti all'esame di stato, contraddica se stesso a distanza di pochi giorni, bocciando uno studente ammesso. Non ha alcun senso che il consiglio di classe giudichi se stesso.

In verità, la scelta di commissioni tutte interne (ad eccezione del Presidente) determina di fatto l'assoluta irrilevanza dell'esame di Stato, preparandone la sua abolizione e la conseguente eliminazione del valore legale del titolo di studio. Questa scelta è stata più volte tentata dai governi di centro destra, ma mai portata a compimento, in quanto modificherebbe strutturalmente il sistema nazionale di istruzione, affidandolo ad una logica di mercato, in cui scuole pubbliche e private gareggerebbero per conquistare studenti, la cui selezione verrebbe fortemente condizionata dalla situazione economica e sociale della famiglia di origine.

Di questo si deve ragionare quando si annunciano scelte sugli esami di maturità, e non tanto del possibile risparmio di 180 milioni (coś sono stati quantificati) per il pagamento dei commissari e del presidente di commissione. La spending review ha come obiettivo di ridurre le spese inutili ed improprie, gli sprechi dei vari settori della pubblica amministrazione, non di stravolgere in modo subdolo i caratteri strutturali e costituzionali dei sistemi pubblici, in particolare dell'istruzione.

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