L'ingiustificato ottimismo del popolo della scuola
Data: Lunedì, 14 novembre 2011 ore 06:59:11 CET
Argomento: Opinioni


Gelmini & Berlusconi, quelli che hanno tagliato e devastato la scuola pubblica e che noi combattiamo da anni, se ne vanno anzitempo, inseguiti da fischi e grida di vergogna. Bene. Il problema è che insieme alla loro dipartita ci hanno servito un bel piattino avvelenato. E sono preoccupato della scarsa coscienza che ne ha la nostra gente.
Gelmini & Berlusconi non se ne vanno perché cacciati dal popolo, come si sarebbero meritati. Certo, noi della scuola siamo il solo soggetto sociale, insieme ai metalmeccanici (e, solo per qualche mese, anche agli universitari), ad averlo constratato con un movimento di massa. Ma, diciamocelo, abbiamo frenato l'offensiva, non l'abbiamo fermata. Il grosso dei tagli è passato, e il risultato lo viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni con il peggioramento della qualità del vivere a scuola.    
            Gelmini & Berlusconi sono caduti perché il ritmo della crisi espone le rappresentanze politiche a rapidissimi sgretolamenti. E' come la centrale di Fukushima: i tecnici che dovevano fermare il reattore, dopo un po' dovevano essere sostituiti. Così i poteri forti chiedono a gran voce ricambi e/o accordi tra rappresentanze politiche in modo che in questi giri di valzer non si aprano improvvisi vuoti di potere che, a loro giudizio, sono pericolosissimi. Perché la crisi consuma soprattutto chi non l'ha causata, cioé le grandi maggioranze del pianeta. E queste potrebbero infilarsi in un varchetto e fare sfracelli. Lo so che tanti tra noi non ci credono più. Ma LORO, loro sì.

Per riacquistare fede nel potenziale dirompente delle lotte delle grandi masse, occorrerebbe leggere un po' di più "Il Sole 24 Ore", il "Financial Times", il "Wall Street Journal" (ora è anche abbastanza semplice, con internet), cioé i giornali espressione diretta di quello che una volta si chiamava, e non capisco perché nessuno lo chiama più così, "il grande capitale". Sono sempre pieni di editoriali preoccupati sulla possibilità di "rivolte di piazza". Quelli di "Occupy Wall Street" erano ancora poche decine, ma già erano protagonisti di articoli su articoli dei principali quotidiani economici. I padroni del mondo sentono che la loro ideologia si è talmente indebolita, l'autorevolezza del sistema economico che difendono è talmente compromessa e che la loro legittimità sociale è talmente ridotta che ogni minima protesta li spaventa. Così, i leader del cosiddetto "mondo occidentale" si guardano bene dall'attaccare frontalmente i movimenti di protesta che ci sono in giro e si sprecano invece in dichiarazioni "comprensive": "anche noi siamo arrabbiati contro la crisi", dicono. Come se la crisi fosse una malattia che non si sa chi t'ha attaccato. Loro, certo, non sono stati, vorrebbero farci credere tra un pranzo di gala e l'altro.

Berlusconi e la sua banda di malfattori non erano più credibili ai loro occhi perché con ogni evidenza mettevano i propri privatissimi interessi davanti non a quelli del "Paese" (credo che quando in privato udivano questa parola se la facessero sotto dal ridere), ma della stessa classe alla quale appartengono. Ancora una volta una classe sociale dominante si accorge che un proprio membro non è la persona migliore per sostenerne gli interessi collettivi. Un borghese non difenderà mai gli interessi della propria classe, se PRIMA non avrà difeso fino in fondo i propri. Loro sono fatti così. Mica è gente che fa straordinari non pagati, come capita a noi coglioni che facciamo scuola. E quindi uno che bloccava un intero parlamento per far passare leggi che gli consentissero di farla franca ai suoi processi, invece che affrontare la crisi, beh, non serviva più a niente. Avanti, sotto con un altro, in fretta, prima che...

Prima che la gente dica la sua. L'opposizione netta tra "democrazia" e "mercati" è balzata fuori netta agli occhi di tutti nell'ultimo mese. I due non vanno proprio d'accordo. Papandreou, dopo aver mandato in rovina quelli che lo aveva votato, ha tirato fuori dal cappello qualche settimana fa una proposta molto semplice: chiediamo al popolo con un referendum se vuole o meno le misure di austerità. I greci erano molto contenti di questo. Ma i leader "democratici" europei e i loro organi di stampa molto meno. A Papandreou è stato detto di tutto: "irresponsabile", "pazzo", "traditore", fino a che non è stato costretto a forza di minacce a ritirare il referendum. E oggi alla Grecia è stato imposto un governo unitario, in modo che quando si andrà alle elezioni, gli elettori non possano scegliere tra opzioni alternative. Questa è l'idea che i dominatori del mondo e i loro mercati hanno della "democrazia".

La Grecia è lontana? Mica tanto. Da noi è accaduta la stessa cosa. Lo so che tra la gente di scuola, e non solo, Napolitano gode di una grande popolarità. La sua figura austera e competente di fronte a un guitto imbarazzante come Berlusconi, s'è ovviamente accresciuta nel tempo. Ma il regista della "soluzione greca", è stato lui, anche se i mandanti erano i leader europei. Il potere di Berlusconi stava franando, non aveva più la maggioranza. Napolitano ha tessuto la sua tela in maniera tale da garantire che ci fosse al momento della caduta già la soluzione pronta, quella più gradita ai "mercati", un "sogno", come l'ha definita un articolo del Il Sole 24 Ore. C'era un'alternativa? Certo, ha un nome semplice: elezioni. Sentirmi dire da gente di "sinistra", "non si poteva perché altrimenti i mercati".... mi dà improvvisamente la misura del tremendo regresso morale e politico della militanza di "sinistra". Gente che in un qualche tempo della sua vita deve aver pur sognato una società diversa e che ora pensa invece che i tempi delle elezioni le debbano decidere le postazioni informatiche dei trader. Meglio i "semplici" elettori di tali "complessi e articolati" militanti!

Il centrosinistra (da IdV al PD a Sel) si è lasciato immediatamente e stupidamente irretire. Ricordatevi queste percentuali: centrosinistra: 44,9% (senza grillini), centrodestra 35,4%. Sono le percentuali dell'ultimo sondaggio elettorale prima dei fatti su commentati. Ricordiamocele, perché non le rivedremo più. Si sta riproponendo lo stesso schema del '92-'94. All'epoca crollava il "sistema" di governo DC-PSI. Nella transizione si alternarono due governi "tecnici", quello Amato e quello Ciampi. Formalmente non contavano al loro interno il centrosinistra, nei fatti però il centrosinistra li sosteneva, soprattutto attraverso il movimento sindacale, allora pesantemente influenzato dai dettami della politica. Quei governi presero una serie di misure antipopolari, dal prelievo sui conti correnti (tutti, non solo quelli dei ricchi), all'intervento sull'età pensionabile, all'abolizione della scala mobile... Misure ovviamente "dettate" da una crisi economica che "rischiava" di lasciarci "fuori dall'Europa", come si diceva allora e come si dice oggi. Allora come oggi, a far le spese delle loro crisi economiche erano chiamati i lavoratori e i pensionati. Tutti sappiamo "dopo" cosa è successo: nel '94 ha vinto Berlusconi, insieme alla Lega, vergini e "non responsabili" delle misure che erano state prese, e da lì non si sono più tolti per quasi quindici anni. Per i capi del centrosinistra fu una "sopresa". Quando mai capiranno che la loro base sociale NON LI VOTA se fanno scelte di destra o sostengono anche indirettamente misure di destra? Il governo Monti preparerà la rivincita di questa destra. La loro epoca, grazie alle scelte sconsiderate del centrosinistra, non è finita.

Il governo Monti sarà ovviamente un governo di destra, e le sue scelte di destra saranno sostenute dal centrosinistra, mentre la destra politica si ritaglierà uno spazio da populismo antieuropeo. Perché sarà un governo di destra? Ma perché Monti E' di destra. Attraverso quali strani passaggi il nostro rimbambito centrosinistra pensa che questo signore farà gli interessi dei cosiddetti soggetti deboli e, per quel che compete la nostra lista, della scuola pubblica? Penso che la odi fin da ragazzino, la scuola pubblica, lui, allievo del Leone XIII, il liceo privato milanese dove i supericchi paranoici e lombardi mandano i propri figli non perché là si studia di più (altrimenti li iscriverebbero a un qualche liceo classico pubblico di prestigio del centro Milano) ma solo per essere certi che i loro rampolli non partecipino mai a una qualche autogestione. In compenso si beccano i fischi di tutti i cortei che passano di là, ma per simili genitori credo che ciò costituisca un motivo di vanto.

Come si fa ad immaginare che in questo nostro mondo possano esserci non solo in campo scolastico, non solo in campo economico, ma in ogni campo che investa gli umani delle scelte "tecniche", cioé "neutrali"? Questo è un mondo diviso tra chi ha e chi non ha, ogni scelta "tira" verso gli uni o verso gli altri. E Monti, sa molto bene da che parte tirare. Comincia ormai a circolare quello che Monti ha scritto qualche mese fa sul Corriere della Sera:

"In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell' opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione... pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività. Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L'abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po' ridotto l'handicap dell'Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili."

Quindi, caro popolo dalla scuola che sei così imprudentemente saltato fuori dalle trincee per festeggiare... solo un piccolo consiglio: torna dentro, stai in guardia e pronto a difenderti, di nuovo.
      (da http://www.retescuole.net)

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