Dimensionamento e “reggenze”: attacca l’asino dove vuole il padrone e il padrone...
Data: Sabato, 10 settembre 2011 ore 20:16:28 CEST
Argomento: Redazione


Adesso che tutti i dirigenti sono “sul posto di combattimento” si riflette su quel che ci sta attorno.
Dai dati comunicati dall’Assessorato regionale sono 31 le scuole sottodimensionate  (ad di sotto di 300 alunni)  mentre delle altre 300 scuole al di sotto dei 500 alunni l’intervento del dimensionamento appare necessario soltanto in 180 scuole
La Direzione regionale del MIUR in  applicazione dell’art. 19 il D.L. n. 98/2011 relativo alla manovra finanziaria al fine della  razionalizzazione della spesa relativa all'organizzazione scolastica, ha assegnato 156 reggenze,  applicando, non so se realmente per tutti i casi,  il comma che recita:  “Alle istituzioni scolastiche autonome costituite con un numero di alunni inferiore a 500 unità, ridotto fino a 300 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche, non possono essere assegnati dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato. Le stesse sono conferite in reggenza a dirigenti scolastici con incarico su altre istituzioni scolastiche autonome.”
Ha applicato questo comma, sacrificando anche scuole gloriose e storiche  quali il Convitto Nazionale “Mario  Cutelli “ con i 233 anni di storia, l’Istituto d’arte ella ceramica di Caltagirone, l’Istituto superiore per la moda di Milazzo. Alberi secolari colpiti da una scure manovrata con gli occhi chiusi.
La Direzione  non ha tenuto conto  però del comma 4 dell’art.19  dove si legge  . 
“4. Per garantire un processo di continuità didattica nell'ambito dello stesso ciclo di istruzione, a decorrere dall'anno scolastico 2011-2012 la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado; gli istituti compresivi per acquisire l'autonomia devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche.”
Credo che la valenza giuridica di una legge non può essere sezionata a convenienza ed il buono e saggio Polibio potrà venirci in aiuto per risolvere la questione
Nell’ottica del comma 4 dell’art. 19 le Province ed i Comuni  si erano già attivate in vista della  ristrutturazione, dimensionamento e razionalizzazione delle reti scolastiche.
Come un fulmine a ciel sereno il 7 settembre  l’Assessore regionale  con una nota di quattro righe ha  bloccato  il provvedimento in Sicilia, in considerazione del fatto che il Governatore della Sicilia ha presentato un esposto-ricorso alla Corte Costituzionale, invocando l’esame di legittimità costituzionale dell’art.19  tentando di far valere (anche se troppo tardi!) l’autonomia della scuola siciliana. Domanda: come mai non è stata altrettanto  bloccata anche  l’operazione delle reggenze  diramata con notevole ritardo e proprio  il pomeriggio del 7 settembre, dopo quella dell’assessorato ?.
Forse le leggi valgono secondo le convenienze  e gli “utili” da con-dividere?
La proposta di rinviare di un anno l’operazione del dimensionamento e, se passa dicembre sarà rinviata di due anni, è nella logica del “temporeggiatore” . Quasi un… “se ti viene la voglia di lavorare, siediti e aspetta che ti passa”.
La dinamicità di alcune amministrazioni comunali è stata in parte mortificata e risponde alle proposte di alcuni (associazioni professionali e sindacati) che vogliono prendere tempo, senza rendersi conto che  tutto ciò prolunga l’agonia delle scuole “piccole” senza mezzi, senza risorse e con poco personale.
A nostro parere l’idea del dimensionamento, tarata a 1000 alunni, entra nell’ottica della managerialità di una piccola azienda che parte con una base di “risorse umane” di circa 100 docenti  e 25  unità di personale Ata di cui almeno 15 collaboratori scolastici. Tutto ciò diventa risorsa produttiva e maggiormente efficace se le strutture di edilizia scolastica consentono di operare in un unico o massimo due  plessi. Quando invece per necessità di numeri di alunni e di tipologia di servizi la scuola opera in più realtà territoriali, anche distanti , la produttività viene in parte mortificata, ma rimane sempre l’unitarietà dell’impostazione didattica nella circoscrizione territoriale a servizio dell’utenza.
La piccola scuola, anche di montagna, o unica scuola del Paese,  con meno di 300 alunni , spesso per carenza dell’edilizia scolastica è dislocata in più plessi e  si trova, quindi,  impossibilitata ad operare avendo soltanto tre unità lavorative in segreteria e,  magari qualcuna di queste beneficiaria della Legge 104,  e massimo cinque bidelli. Se poi  i plessi sono quattro o cinque, qualcuno di essi  dovrà rimanere addirittura  scoperto di personale ausiliario.
La riduzione numerica degli studenti siciliani  (3.300 in meno)  è un dato evidente  con un trand che continua verso il calo, per cui non si possono  ancora mantenere certi sprechi  e avallare delle   situazioni a dire il vero poco “scolastiche”.
E’ nel dibattito politico regionale di questi giorni la proposta   dei Consorzi dei Comuni, specie di quelli piccoli e vicini , così come prevede l’art.15 dello Statuto regionale. 
Perché non fare altrettanto con le scuole? Anzi  potrebbe essere  proprio l’aggregazione tra le scuole  del territorio il segno e  l’anima del nascente “Consorzio dei Comuni”  ove, applicando quella che un tempo si chiamava “cultura di rete” si migliorano i servizi e per la scuola  anche la qualità della formazione.
Oggi tutto ciò è quanto mai urgente e improcrastinabile. Occorre necessariamente andare in questa direzione se non si vuole affogare nel fango, che scende imperioso e non guarda in faccia nessuno.
Qualora il tentativo regionale di bloccare il D.L 98/2011 della legge finanziaria andasse a buon fine cosa succederà nelle scuole rimaste per un anno affidate alle reggenze?
 Le scuole in “reggenza” come spesso capita, vengono abbandonate a se stesse, il preside reggente “delega” c poteri e compiti al docente vicario e da quest’anno non dovrebbe avere neanche l’esonero, essendo scuole piccole  e la reggenza è circoscritta alla visita occasionale o per fatti e interventi indispensabili: collegi docenti, consigli d’istituto e per gli atti amministrativo-contabili. 
Una volta veniva corrisposta un’indennità  di missione per la visita del preside “reggente” e quindi le visite venivano anche incoraggiate da questo “meritato” compenso aggiuntivo. Con l’abolizione dei compensi per le missioni, tutto è lasciato al caso e alla “buona volontà “ – leggasi professionalità del preside reggente.
 Si registrano anche  dei record di presenze: 6 volte in un anno. Non so quale beneficio la scuola avrà ricavato da queste sei visite del preside reggente. Il compenso per la reggenze vien,  invece, canalizzato nello stipendio  all’atto della nomina fino al 31 agosto e non conta nè chilometri nè il numero delle presenze.
Non si possono dettare  certamente norme rigide e standard  modello di comportamento del preside reggente. Le realtà scolastiche sono , infatti, molto variegate e ciascun dirigente ha un’idea di scuola ed  una impostazione di metodo e di stile.
Esempi delle reggenze degli anni precedenti presentano lodevoli modelli  ora di continuità a salvaguardia dell’identità della scuola, ora di repentino salto nel vuoto, con cancellazione totale di impianto didattico, stile di scuola e  di relazionalità tra gli operatori.  “scruscio di scupa nova!”
Chi è stato costretto  quest’anno alla mobilità professionale ha dovuto affrontare l’impatto con una realtà scolastica nuova e non sempre corrispondente alle proprie impostazioni, mentre però prosegue come “reggente “ l’azione della scuola di precedente titolarità. Tutto ciò è un bene o un male ?.
Se il preside ha anche il compito di guida e di promotore della didattica come fa a seguire e coordinare due gruppi diversi di docenti , a volte anche di ordini  e gradi  differenti   o anche di  tipologia  e di indirizzo?
I docenti sono veramente bravi ed ammirevoli  bravi quando, capaci di  “attaccare l’asino dove vuole il padrone”  riusciranno a sopravvivere  e a venir fuori dal marasma della confusione.
Alcuni dei nuovi dirigenti – quelli dell’ultimo concorso- trovandosi nelle scuole sottodimensionate si sentono, guarda caso, “privilegiati” perché titolari di un diritto di precedenza, rispetto agli altri colleghi che hanno avuta assegnata una sede anche disagiata, ma nella norma. La loro mobilità è assicurata ed hanno un anno di tempo per progettare gli spostamenti. Onore al merito !!!! e alla dea non del tutto bendata!.

Fioretto
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