''RICREAZIONE'': ALUNNO IN CLASSE VESTITO DA DONNA, QUO USQUE TANDEM...
Data: Giovedý, 03 dicembre 2009 ore 00:00:00 CET
Argomento: Opinioni


ALUNNO IN CLASSE VESTITO DA DONNA: QUO USQUE TANDEM...
 
La scuola è diventata il regno del trasformismo. Gli insegnanti si tramutano in improvvisati attori nel disperato tentativo di interessare con la loro lezione ancora qualcuno…e gli alunni, dal canto loro, non disdegnano di inventarsi anche loro qualche bel travestimento.
E’ notizia di qualche giorno fa. In una prestigiosa scuola di Milano, il liceo linguistico civico Manzoni, fiore all'occhiello del Comune, dove, per iscriversi, bisogna superare addirittura un test, a un ragazzo, unico maschio in una classe di 21 alunne, è venuta una bizzarra idea: presentarsi a scuola vestito da donna, con tanto di parrucca, baschetto, giubbottino attillato e rossetto…
Vi figurate l’insegnante di matematica, il prof. Roberto Galimberti, a questa visione?  Dobbiamo ammettere che ha avuto un bel sangue freddo. Lo ha osservato, ha iniziato la lezione, ma le compagne si distraevano. Così il docente ha invitato il giovane ad andarsi a struccare e a cambiarsi. Niente nota, solo un bel rimprovero, con conseguenti scuse dell’alunno. Ma nella scuola è successo un putiferio: mentre le compagne lo difendono, affermando che. "era evidente da subito che si trattava di uno scherzo innocente e non di una provocazione”, il preside, Pino Polistena, giustamente,  è andato su tutte le furie e ha convocato un consiglio di classe straordinario in cui saranno decise le eventuali sanzioni: si parla di cinque in condotta per dare una risposta ferma e rimarcare la necessità del decoro a lezione.
La scuola non può permettere simili pagliacciate, si crea un precedente spiacevole: e se tutti seguissero l’esempio del ragazzo? L’insegnante, che negli anni, possiamo presupporre, ha sviluppato la virtù della tolleranza, ha colto invece  l’aspetto stravagante della vicenda, chiudendo un occhio, anzi tutti e due.
Cose che capitano, che non dovrebbero capitare, ma capitano nella libertina società, e dunque libertina scuola, odierna. Qualche giorno fa, mentre spiegavo alla lavagna, nientemeno che la Prima Catilinaria del grande Marco Tullio Cicerone, voltandomi ho visto una strana apparizione: un’alunna aveva preso la sua sciarpa viola, l’aveva intrecciata a mo’ di burqa e se ne era cinta il capo. Ne vedevo solo gli occhi scuri, attenti all’invettiva del grande scrittore romano. Cose che capitano, davvero. Quo usque tandem abutere patientia nostra?


SILVANA LA PORTA








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