Cosa ci aspettiamo dalla opposizione sulla scuola
Data: Giovedý, 23 aprile 2009 ore 19:23:50 CEST
Argomento: Opinioni


Anche l’Italia de valori di Di Pietro si butta nell’agone della scuola, proponendo un contratto sganciato dal pubblico impiego per i docenti e che risalti la loro professionalità e il loro ruolo. Più che lusingarci la cosa ci rattrista perché acquista l’amaro sapore della strumentalizzazione in vista delle prossime elezioni e in un momento in cui occorre saldezza e rigore di fronte alle attuali manovre spregiudicate di Gelmini-Tremonti che portano direttamente su scogli aguzzi.
Ci aspettiamo infatti da parte delle opposizioni, non già proposte populiste sul tipo di quelle lanciate qualche anno addietro da Berlusconi che prometteva stipendi da nababbi (si fa per dire), lavoro per tutti, nuova dignità e splendore sociale ai professori, ma studi severi, come il quaderno bianco redatto dal governo Prodi, per poi costruire la scuola nuova del futuro.
A poco meno di un anno di vita di questo governo di centro destra, appare a tutti chiaro ormai, al di là della appartenenza politica, che le scelte perpetrate sulla scuola abbiano il solo scopo del risparmio, mentre la cosiddetta restituzione di serietà alla istruzione, come il 5 in condotta o il giudizio di ammissione agli esami (introdotto da Fioroni) o altre amenità, siano solo bandierine per distrarre l’attenzione dal manovratore, in un accordo scellerato con le persecuzioni di Brunetta. L’opposizione, se volesse fare cosa gradita alla nazione, potrebbe intanto incominciare a rilanciare la riforma della scuola proposta da Luigi Berlinguer, cosa che non fa per mancanza di coraggio a causa dello spettro del famigerato concorsone che costrinse l’ex ministro alle dimissioni. Ma potrebbe pure incominciare a mettere sul tappeto del dibattito pubblico, coinvolgendo le storiche e nobili associazioni di categoria, la riforma dello stato giuridico e del reclutamento dei professori, proposto invece da Valentina Aprea, compresi i curricula in vigore dal prossimo settembre alla secondaria di primo grado e dall’anno venturo alle superiori, insieme coi nuovi assetti orari e il conseguente riordino dei licei e dei tecnici nati dal miscuglio Moratti-Gelmini-Tremonti.
Pensiamo infatti che a questo punto non basti più lanciare strali contro la conservazione della destra, né montare la rabbia di chi, come i precari, sta subendo immorali angherie, né lusingare con forme nuove di contratto, dal momento che basterebbe far sapere a Di Pietro di proporre l’equiparazione dei docenti medi agli universitari, come fu suggerito anni addietro. La capacità della opposizione dovrebbe essere quella della predisposizione di un progetto che nasca, sia sulla base della ideologia che la pervade, e sia sulla base della sua condivisione con gli addetti ai lavori. Entrambi i fatti però, come si capisce, sono manovre difficoltose dovute soprattutto alla machiavellica mancanza della unanimità ideologica del centrosinistra che deve dare un colpo al cerchio socialista e uno alla botte cattolica se vuole sopravvivere.
Inoltre è ormai chiaro, e le ultime ricerche effettuate dall’Anp lo dimostrano, che tutte le componenti più serie della scuola vorrebbero essere valutate e giudicate e quindi premiate sulla base del merito. La meritocrazia infatti non è concetto o ideale appannaggio della destra (come non lo è quello sulla sicurezza), ma è principio universale che a scuola si applica ogni giorno nelle interrogazioni, nelle correzioni e pure nei rapporti disciplinari. Su questo argomento però non ci pare avere sentito proposte da parte di Di Pietro, mentre il Pd, dopo il maldestro concorsone meritocratico di Berliguer, per bocca di Fioroni farfuglia mezze frasi, ma non indica strade illuminate.
La cosa che tuttavia sopra ogni altra ci amareggia è questo passaggio veloce e indolore di norme e decreti cammellati lungo il deserto della informazione che si fa distrarre e si fa suadere come la Bajadera Mahadeva al cospetto del dio, mentre i docenti stanno a guardare con rassegnazione la nascita delle supernove dirigenziali alle quali sarà tutto affidato, perfino l’ombra del singolo docente che potrà apparire solo a seconda delle sue genuflessioni.
PASQUALE ALMIRANTE






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