SCUOLA/ Il piano inglese per la riforma della scuola primaria
Data: Martedì, 14 aprile 2009 ore 00:00:00 CEST
Argomento: Comunicati


Sir Jim Rose, l’ex capo dell’Ofsted (l’Agenzia inglese sulla qualità dell’istruzione) che ora presiede la Commissione per i nuovi curricola nazionali, doveva rendere noto il loro contenuto in aprile. E’ stato, invece, preceduto da due articoli del The Guardian[1], che una breve nota del Department of Education ha provveduto a puntualizzare. Per rimarcare la minacciata importanza dell’insegnamento della Storia alle elementari la "nota" ribadisce che “certamente i bambini della primaria impareranno la storia e sarà loro insegnato ad avere un’ampia cronologia degli eventi più rilevanti”.

Il piano trapelato darebbe ai docenti, dal 2011, più libertà di decidere su cosa gli allievi dovrebbero concentrare la loro attenzione. A suo sostegno si è espressa Mary Bousted, Segretario Generale dell’Association of Teachers and Lecturers, che ha affermato chiaramente: “Sono programmi di studio adeguati alla sensibilità corrente. Noi notiamo con piacere che danno alla professione più flessibilità per incontrare i bisogni degli alunni”.

I piani relativi ai nuovi curricula costituirebbero secondo alcuni una vera e propria rivoluzione: "the biggest change to primary schooling in a decade”. Affievolirebbero l’importanza delle aree tradizionali di apprendimento, incluse phonics, chronology of history e mental arithmetic, per lasciare spazio alle abilità che facilitano l’uso dei moderni media attraverso la conoscenza di blogs, podcasts, wikipedia e twitter. Agli strumenti tradizionali per sviluppare un corretto uso della lingua madre (una buona metà di studenti elementari sembra accertato faccia ancora errori di ortografia), si dovrebbe aggiungere lo spellchecker, più noto a noi come “correttore ortografico”.

Per la verità ci si aspettava una maggiore riduzione del curriculum della primaria considerato troppo “denso”, ma una più oculata politica di mediazione ha fornito una soluzione meno drastica e lontana delle istanze dei sindacati della scuola.

Inoltre, tra una posizione “liberale” che assegnerebbe riferimenti curricolari interpretabili autonomamente e una “prescrittiva” che non lasci spazio alla libertà di movimento all’interno del curriculum, si è optato per una via di mezzo, arricchita con una decisa immissione delle ICT. La prescrizione dei “dettagli” sarà affievolita a favore di “descrizioni” curricolari meno vincolanti, ma molti dei contenuti precedenti finiranno per essere reintrodotti attraverso un pesante uso delle “note esplicative”.

Per l’insegnamento della Storia – la questione più contestata – la bozza prevede alla fine della primaria di far acquisire un metodo che collochi i periodi, gli eventi e i cambiamenti in un contesto cronologico (within a chronological framework), permettendo di capire i legami tra essi. Ogni bambino dovrebbe approfondire due periodi chiave a discrezione della scuola. Ciò sfumerebbe in particolare l’eccessivo peso curricolare dato finora alla seconda Guerra mondiale, che pure gode di un’estesa “copertura” su televisione, cinema, stampa e musei e che duplica conoscenze dettagliatamente approfondite durante la secondaria. Al suo posto si darebbe maggiore enfasi all’immigrazione, sotto il profilo dei movimenti di popolazioni avvenuti in differenti periodi della storia britannica.

Relativamente alla matematica, le abilità mnemoniche di conto verranno bilanciate a favore di una capacità di leggere statistiche e di risolvere problemi, espressione di come aritmetica e analisi sono usate nella società. I problemi, pertanto, dovranno riguardare prestiti, spese, risparmi e comparazioni, oltre alla gestione di attività realizzate mediante l’uso di “fogli di calcolo” informatici. Si tratta di un viraggio dalle conoscenze teoriche alle più “pratiche” competenze, probabilmente sollecitato dalle modalità con le quali molti test internazionali sono impostati e permettono di comparare le abilità di apprendimento. Questo non è solo un salutare (politicamente) desiderio di non sfigurare nei ranking tra i paesi più evoluti scolasticamente, ma anche una necessità di allinearsi presto alle richieste di un mondo del lavoro che non crede più alla capacità della scuola di formare lavoratori sufficientemente skilled.

Meno colti dall’opinione pubblica sono stati i cambiamenti proposti dall’inserimento di competenze trasversali volti a contrastare bullismo e pressione tra pari e a sviluppare capacità di relazionarsi agli altri e di negoziare. Probabilmente l’esperienza scandinava delle scuole inclusive ha spinto verso una maggiore attenzione all’apprendimento collaborativo (learning to work collaboratively) piuttosto che a quello più tradizionalmente competitivo.

Una nota di preoccupazione è venuta da Teresa Cremin, presidente della United Kingdom Literacy Association, per la quale potrebbe avvertirsi una concorrenza sleale dei più attrattivi strumenti web rispetto alla sempre valida importanza della letteratura. Proprio per garantire la formazione di una cultura meno reticolare e casuale (si ripropone il problema dell’affidabilità delle fonti web), assieme alle nuove metodologie dovrebbe essere data altrettanta enfasi al piacere di una sana lettura.

La bozza prevede sei “core learning areas” che rimpiazzerebbero le attuali 13 “subject areas”. Le aree sarebbero: understanding English, communication and languages, mathematical understanding, scientific and technological understanding, human, social and environmental understanding, understanding physical health and wellbeing, and understanding arts and design.

Sembra, comunque, da alcuni commentatori che la tiepida accoglienza dei maggiori sindacati della scuola sia dovuta, più che a motivi didattici, al fatto che siano stati esclusi dalle consultazioni con il Governo su questa partita.

Il quadro del rinnovamento della primaria si completa alla luce di alcuni cambiamenti, che rivoluzioneranno il sistema di accountability della scuola inglese. Saranno contenuti in un White Paper che uscirà in maggio e che prevede la loro introduzione nelle primarie nel 2012 (nelle secondarie entrerà in sperimentazione un anno prima).

Alle scuole sarà dato un voto simile a quello che contraddistingue gli esami degli studenti (an A to E ranking), che le collocherà in una classifica delle istituzioni scolastiche più “disciplinate”. Sarà, infatti, valutato quanto riescano a contrastare il bullismo e a tenere la disciplina.

Sul modello statunitense sarà reso pubblico un rapporto annuale (School Report Card) che presenta informazioni come ambiente scolastico e qualità delle relazioni, items di risultato, livello del servizio mensa, frequenza alle lezioni e delinquenza giovanile). In tal modo i genitori avranno la possibilità di comparare le scuole con più sofisticati strumenti rispetto agli indicatori già presenti nelle tradizionali league tables. Queste ultime “nascondono” un’immagine a tutto tondo della singola scuola, non dando ancora ragione delle azioni per la promozione degli studenti dotati e degli sforzi per contrastare gli abbandoni. Inoltre, non dicono nulla su comportamento e disciplina dei ragazzi che la frequentano né presentano l’offerta di attività sportive ed extracurricolari, oggi considerate un importante elemento di socializzazione e di efficacia per il successo scolastico.







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