La «scomparsa» di 700 insegnanti. Tanti sono i docenti imboscati a libro paga dello Stato.
Data: Venerdě, 29 agosto 2008 ore 18:53:38 CEST
Argomento: Rassegna stampa


Corriere della Sera

ROMA 20.7.08

 Che cosa possono avere in comune l'Accademia della Crusca e il Wwf? E la Pia associazione maschile Opera di Maria con l'ArciMovie? Oppure la Comunità di Sant'Egidio e la Società chimica italiana? AlI'apparenza, niente. Invece sono tutti quanti in uno speciale elenco che ogni anno viene compilato dal ministero dell'Istruzione.  

L'ultimo l'ha stilato l'ex ministro cattolico del Partito democratico, Giuseppe Fioroni, giusto prima di lasciare la poltrona a Mariastella Gelmini: è la lista delle associazioni e degli organismi che secondo una norma introdotta alla fine del 1998 dal primo governo di Massimo D'Alema, ministro Luigi Berlinguer guer, hanno diritto a utilizzare docenti e dirigenti scolastici in «distacco» fino al numero di cento unità. Il che significa che il loro stipendio viene pagato dallo Stato ma loro lavorano presso strutture onlus private. La legge che ha introdotto questa novità con un provvedimento parallelo alla Finanziaria del 1999, dice che si deve trattare di «associazioni professionali del personale direttivo e docente, nonché enti e istituzioni che svolgono, per loro finalità istituzionale, impegni nel campo della formazione e ricerca educativa e didattica».   

Ma siccome, come ha precisato il direttore generale del ministero Luciano Chiappetta in una lettera spedita all'Associazione nazionale docenti presieduta da Francesco Greco, che aveva chiesto chiarimenti dopo essere stata esclusa dall'elenco delle organizzazioni beneficiarie dei distacchi, «le assegnazioni del personale sono disposte dal ministro pro tempore in base a scelte di natura discrezionale», anche se «connesse ad una attenta valutazione...», va da sé che ci può rientrare di tutto. Così, se si concede un docente distaccato al Wwf di Fulco Pratesi, non si può negare identico privilegio a Italia Nostra di Carlo Ripa di Meana o a Legambiente. Né, se si dà un distacco a Slow Food Italia, si può rifiutare all'Arciragazzi. O magari alla Fondazione Carlo Donat-Cattin, di cui è responsabile il figlio dell'ex leader democristiano Claudio Donat-Cattin, alto dirigente della Rai considerato vicino ai cattolici del centro- destra. O, ancora, alla Fondazione Cardinale Carlo Oppizzoni, guidata da Elena Ugolini, uno dei tre componenti (recentemente designati da Fioroni) dell'Invalsi, il claudicante istituto per la valutazione della scuola. Ma non sono questi enti a fare la parte del leone. Scorrendo la lista, l'occhio cade sui dodici distacchi della Cooperativa Insegnanti di iniziativa democratica, sui dieci dell'Unione cattolica italiana insegnanti medi e sui nove dell'Associazione italiana maestri cattolici.   

Tutti potranno senza dubbio dimostrare l'utilità formativa dell'operazione. Ciò non toglie che rimangono grossi dubbi sulla virtuosità di un meccanismo (cosa fanno questi distaccati?) che comunque sottrae alla scuola notevoli risorse: settecento persone. Ai cento docenti distaccati presso queste associazioni se ne devono infatti aggiungere, sempre grazie alla legge del 1998, ancora cento in distacco «presso gli enti che svolgono attività di prevenzione del disagio psico-sociale e di reinserimento dei tossicodipendenti» e altri cinquecento (avete letto bene) distaccati presso il ministero o i provveditorati. Con quale missione? «Per i compiti connessi con l'attuazione dell'autonomia scolastica».
Superfluo ogni commento.
 

Sergio Rizzo

 Le scelte. I distacchi sono decisi dal ministro «in base a scelte di natura discrezionale»  

 

 

La legge. La norma che prevede gli spostamenti è stata introdotta dieci anni fa dal governo D'Alema

E le associazioni interessate hanno avuto pure la faccia tosta di protestare!

Roma 21 luglio  2008   

Egregio Direttore,

l’articolo di Sergio Rizzo sulla “scomparsa” di 700 insegnanti (domenica 20 luglio), mette insieme

situazioni molto diverse tra di loro.

Non sappiamo con quali criteri si sia stratificata nel corso degli anni e dei diversi Governi la presenza di molte delle sigle menzionate dal Rizzo (ad esempio l’ ex Ministro Moratti fece un’infornata di enti assolutamente sconosciuti nel mondo della scuola).

Noi siamo invece le 3 Associazioni degli insegnanti che hanno fatto la “parte del leone”: l’Associazione italiana maestri cattolici, l’Unione cattolica italiana insegnanti medi e il Centro di iniziativa democratica degli insegnanti (che, sulla base di quanto previsto dalla normativa, si avvale, per la richiesta delle utilizzazioni, della propria Cooperativa insegnanti di iniziativa democratica).

In realtà queste sono le tre più importanti associazioni “storiche” degli insegnanti: per volume di attività, per seguito tra i docenti, per presenza di sedi  su tutto il territorio nazionale (inclusa, non se ne dispiaccia l’on.Bossi, la c.d. Padania). Decine di migliaia sono state nel corso degli anni le iniziative grandi e piccole (convegni, seminari, gruppi di lavoro, aggiornamento dei dirigenti e docenti, consulenza alle scuole, proposte e produzioni di materiali didattici, ecc) vòlte all’innovazione educativa, al confronto delle esperienze, a mettere in contatto il mondo della scuola con quello della cultura e della ricerca perché quanto di nuovo veniva emergendo lì potesse essere “tradotto” in scuola. Quei 12, 10, 9 utilizzati hanno favorito la collaborazione volontaria di migliaia di colleghi che hanno consentito la realizzazione di quelle attività.

Ma veniamo al punto di sostanza: quale è la ratio alla base dell’istituto delle utilizzazioni e quelle ragioni sono oggi ancora valide? Allora si comprese che i processi di innovazione non potevano piovere solo dall’alto (la pedagogia di Stato c’era già stata nella precedente storia d’Italia), ma era opportuno favorire modalità organizzative che consentissero di promuovere “dal basso” sulle grandi questioni culturali e didattiche, sul carattere  democratico della scuola secondo i valori della Costituzione, occasioni di confronto, di discussione e di proposta, di scambio e, come si dice oggi, di “buone pratiche”, nella convinzione che la partecipazione attiva e condivisa degli insegnanti fosse condizione essenziale per il rinnovamento della scuola.

Non si dimentichi che il fascismo accanto alle élite dei licei classici, aveva consegnato all’Italia un Paese di analfabeti, caricando sulla scuola, spesso mal governata, sempre con scarse risorse, un compito immane che, se guardiamo ai grandi numeri, pur con gravi insufficienze (per esempio il life long learning), bene o male è stato assolto anche grazie all’impegno straordinario di tanti docenti (la cui stragrande maggioranza era ed è collegata con il mondo dell’associazionismo).

C’è, purtroppo c’è sempre stata, la “discrezionalità” di tutti i ministri che si sono succeduti. Con scarso successo abbiamo più volte chiesto che si definissero criteri precisi tra volume delle attività per e nella scuola e numero degli utilizzati, nonché  la relativa verifica. Ce ne avvantaggeremmo tutti.

La scuola è una cosa molto seria, come lo è il giornale da lei diretto e l’estensore dell’articolo ha il gusto per l’indagine approfondita: perché Rizzo non scava più a fondo sulla realtà della nostra scuola, compreso il ruolo delle associazioni a cominciare da quelle che realmente esistono?

PS: Una parola anche sui 500 distaccati del Ministero: molti probabilmente svolgono funzioni amministrative che potrebbero essere assolte dai dipendenti del Ministero; ma una parte di loro svolge una funzione di saldatura tra la burocrazia e delicate questioni didattiche: l’inserimento dei bambini stranieri, la lotta alla dispersione ecc., se non ci fossero loro  (con i loro 1500 euro al mese), il Ministero avrebbe bisogno di consulenti esterni, presumiamo con compensi notevolmente superiori. Anche qui, dunque, sarebbe bene distinguere. 

AIMC Mariangela Prioreschi  

CIDI    Sofia Toselli  

UCIIM Maria Teresa Sciolla 







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