ANGELO MARIA RIPELLINO A TRENT'ANNI DALLA MORTE
Data: Venerd́, 25 aprile 2008 ore 12:44:51 CEST
Argomento: Rassegna stampa


 

Proponiamo la lettura di una poesia di  Angelo Maria Ripellino, tratta dal libro Poesie prime e ultime pubblicate l'anno scorso da Aragno.  Una poesia piena di presentimenti, colma di sconforto, di disillusione. Un testo che riassume il dispiacere di non poter tornare nel suo Paese d'origine (nascosto tra le righe). Parole che sono scolpite nel disinganno di una speranza che non potrà essere soddisfatta. E il dolore non rinnegabile viene esorcizzato con il sarcastico divinatorio "Beffardo".

Tutto si perde

Tutto si perde in un vischioso, amorfo
disperato brulichio di amebe,
in un nauseante pantano di miele.
Tutto s’ingolfa in un giallo, in un putrido
magma di cisposa fanghiglia,
naufraga nella morchia d’una gora,
tra un funesto corale di gufi.
Tutto il tuo fervore, la tua fretta
d’incollare i frantumi della vita,
tutto l’entusiasmo con cui edifichi
in ore felici viadotti di immagini,
teatrini di parole imbellettate,
tutto è corroso dall’indifferenza,
dalla pigrizia, dal cruccio di chi ti circonda.
Tutto s’accartoccia e si deforma
nello specchio ricurvo dell’accidia,
tutto raggela in un abulico stupore,
come una vecchia città spaventata.
E intanto da ogni piega dello spazio
ammicca, guercio e beffardo, il Burlesco,
intanto squilla sempre più vicina
la lunghissima tromba del Giudizio.

Ieri 24 aprile, alle ore 18, nella Casa delle Letterature (piazza dell’Orologio 3) a Roma, è stato dedicato il pomeriggio al ricordo di Angelo Maria Ripellino a trent’anni dalla morte. Nell'occasione è stato presentato il libro L’ora di Praga (Scritti sul dissenso e sulla repressione in Cecoslovacchia e nell’Europa dell’Est, 1963-1973), a cura di Antonio Pane, con la collaborazione di Camilla Panichi. Il libro è corredato da una premessa di Nello Ajello e dai contributi di Alessandro Catalano e Alessandro Fo (pagg. 333, Euro 19,50, Le Lettere 2008, collana fuoriformato). Il volume raccoglie tutti i reportages scritti da Angelo Maria Ripellino per l'Espresso durante la Primavera di Praga e subito dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia.Sono intervenuti: Corrado Bologna, Alessandro Catalano, Andrea Cortellessa e Alessandro Fo e Antonio Pane.Ci saranno alcuni contributi audiovisivi con il commento di Laura Fo.
A seguire  è stato presentato anche il volume Solo per farsi sentire (Interviste 1957-1977, Mesogea 2008), raccolta di interviste di Ripellino, curata da Antonio Pane. Angelo Maria Ripellino (1923-1978), poeta e scrittore, è stato uno dei maggiori studiosi e traduttori di letteratura cèca e russa del Novecento. Alla fine di agosto del ’68, Ripellino, un anno prima inviato a Praga dall’Espresso per seguire la “Primavera”, ne viene cacciato dai carri armati sovietici che hanno invaso le Cecoslovacchia facendo morire la speranza di rinascita, e di un dialogo finalmente aperto fra i due versanti del continente funestato dal Muro. È la fine del «socialismo dal volto umano», ideale appartenuto anche all’intellettuale Ripellino; e l’inizio di una ventennale traversata nel deserto delle contrapposte ideologie. A lui, il coraggioso cronista, non gli sarà più permesso di rimettere piede in patria. Gli resterà come "patria dell’anima" che si porterà in petto sino alla fine, dedicandole nel 1973 Praga magica, il saggio-poema al quale maggiormente resta legato il suo nome. In questo libro, oltre ai reportage sulla "Primavera", vengono proposti anche diversi articoli letterari e sulla vita culturale di Praga di quel frangente storico. A cura di M.Allo (da Repubblica)

 

Volare via da me stesso
come un uccello migratore,
da questo roveto, da questo malessere,
da questo perenne dolore.
(da Autunnale barocco)

Ma chi è Angelo Maria Ripellino?

Pervicacemente ha voluto essere considerato un poeta: ma le sei raccolte da lui pubblicate nell’arco di poco più di un quindicennio, da Non un giorno ma adesso del 1960 alla finale Autunnale barocco del 1977, non sono valse a garantirgli in vita considerazione di poeta. Con sconcerto e amarezza di chi aveva concepito e amava la “letteratura come itinerario nel meraviglioso”, proprio la tappa più ambita del suo stesso viaggio nella letteratura, la poesia, non gli veniva riconosciuta: e quel che era peggio, non per palese opposizione, per disaccordo di poetiche, per passionale intensità di dialettiche, ma semplicemente per indifferenza, trascuratezza, immediato oblio. Non molto meglio sono andate le cose dopo la sua morte nel 1978. Ripellino è rimasto l’eccezionale slavista, il fantasmagorico saggista di Praga magica , il suggestivo critico teatrale, il giornalista partecipe e dolente dell’invasione sovietica della allora Cecoslovacchia, il versatile uomo di cultura dalla scrittura mirabolante: tutto tranne che il poeta. nessuna delle sue raccolte fu mai riedita come tale, e la distrazione della critica solitamente si è protratta, con poche eccezioni. Tanto che neppure l’antologia einaudiana delle Poesie del 1990, che nella sua dimessa ambizione cercava perlomeno di ostare alla difficoltà di reperimento delle edizioni poetiche ripelliniane, tutte uscite dai cataloghi correnti, è stata sufficiente a lacerare il velo dell’indifferenza, di fatto dimostrandosi intempestiva.[…]
Ripellino è poeta russo, è un poeta ceco, è un poeta siciliano emigrato bambino in qualche provincia boema, che per scompigliare le carte scrive in italiano. Se la letteratura è itinerario nel meraviglioso, il meraviglioso del verso non è il fantastico, né s’identifica in particolari inflessioni tematiche, è in Ripellino ritmo scaleno, bellezza sbilenca, risvolto di revêrie, taglio di ponti alle spalle di una clownerie gestita con controllata scompostezza, golosa pesca in acque mai solcate. E la sua poesia è la sua prosa sgranata in metro, ridistribuita in ritmica […]
Ma i tempi stanno cambiando, i tempi sono cambiati. Un nuovo fervore intorno a Ripellino poeta si presagisce, si constata, si affacciano attese, prima non prevedibili che vi si alimentano. Ne è segno l’impegno di due editori, Aragno e Einaudi, di pervenire infine in contemporanea e complementarmente, all’integrale della produzione poetica di Ripellino: Einaudi con la riedizione compatta delle tre raccolte storicamente sue, quelle grosso modo centrali (dalla terza Notizie dal diluvio, alla quinta Lo splendido violino verde, passando per l’intermedia Sinfonietta ); Aragno con questo volume, che riunisce tutto il rimanente, cioè le due raccolte d’esordio e l’estrema, uscita poco prima della morte (da ciò il titolo non d’autore, ma rispettoso della realtà, di Poesie prime e ultime), a cui si aggiunge una ricchissima appendice che grazie alle cure solerti di Antonio Pane, può raggruppare, insieme a tutte le poesie inedite, per lo più anch’esse gravitanti intorno a entrambe le stagioni di esordio e congedo (accessibili per merito principalissimo della generosità di Ela Ripellino, a cui va il ringraziamento di ogni lettore), può raggruppare, si diceva, un manipolo, non meno importante, di poesie “rare”: quelle pubblicate dall’autore nelle sedi più disparate, e sempre escluse però dalle raccolte, e quindi tanto più necessarie per una conoscenza senza lacune.[…]







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