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Umanistiche: SE SI TRATTA DI UNA DONNA SI DICE ''IL SOTTOSCRITTO'' O ''LA SOTTOSCRITTA''?

Rassegna stampa
Qual è la forma più esatta riferita a una donna: "Il sottoscritto Ausiliario del traffico Rosa Maria" o "La sottoscritta Ausiliaria del traffico Rosa Maria"? Antonio Castellana

Nelle sue Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana (1987), Alma Sabatini trasformava in suggerimenti linguistici le riflessioni frutto del più ampio studio Il sessismo nella lingua italiana (di cui le Raccomandazioni costituiscono il terzo capitolo), elaborato per la Presidenza del Consiglio dei ministri e per la Commissione per la Parità e le Pari opportunità tra uomo e donna. «Lo scopo di queste raccomandazioni - scriveva la Sabatini - è di suggerire alternative compatibili con il sistema della lingua per evitare alcune forme sessiste della lingua italiana, almeno quelle più suscettibili di cambiamento. Il fine minimo che ci si propone è di dare visibilità linguistica alle donne e pari valore linguistico a termini riferiti al sesso femminile».

La studiosa era perfettamente consapevole della implausibilità di imporre un, pur politicamente corretto, dirigistico intervento sulla lingua italiana. Nella lingua anche un singolo morfema, per dire, il suffisso -essa (col suo piegarsi a usi ironici o francamente spregiativi: vigilessa, medichessa, sindachessa) non è eliminabile d'imperio, poiché si porta dentro un carico secolare di sedimentati valori extra-linguistici. Non conta che questi valori siano riconducibili in buona sostanza alla storica subalternità economica, sociale, politica della donna in un mondo governato dai maschi: non conta perché evidentemente questi valori sono condivisi implicitamente o difesi esplicitamente dalla maggioranza della popolazione. E la lingua come sistema non fa che esprimere la norma condivisa. La lingua, si può dire, sta dalla parte di chi comanda.

Inoltre, rifletteva la Sabatini, «la maggior parte della gente è conservatrice e mostra diffidenza - se non paura - nei confronti dei cambiamenti linguistici, che la offendono perché disturbano le sue abitudini o sembrano una violenza "contro natura"». Concludeva il ragionamento la studiosa: «Toccare la lingua è come toccare la persona stessa». Dietro il meritorio lavoro svolto dalla Sabatini premeva però una realtà in mutamento, un mondo di valori se non in crisi, quanto meno in subbuglio. Nei Paesi del cosiddetto Primo mondo una serie di profondi mutamenti sociali e culturali non trovava ancora riscontro nei fatti linguistici, mentre a tale riscontro ambiva la crescente dignità del ruolo delle donne nella società, conquistata a prezzo di anni di battaglie civili. La lingua invece, per via di lessico e di morfologia, è resistente. Resistendo, fotografa ancora uno stato di inferiorità della donna. Ambasciatrice non poteva essere altro che la moglie dell'ambasciatore; così come la governatrice e la presidentessa erano senz'ombra di dubbio le sante mogli dell'uomo in carriera. (Nel caso di presidentessa, magari, la lingua concedeva alla donna la possibilità di presiedere un istituto filantropico o un'associazione di amanti dell'uncinetto). I suffissi in -essa e in -trice hanno sempre indicato le poche attività svolte dalle donne con il benevolo e spesso ipocrita benestare degli uomini: dottoressa, professoressa, badessa, studentessa, poetessa; levatrice, ricamatrice, pittrice, scrittrice.

Nel mondo anglosassone, a partire dagli Stati Uniti negli anni Settanta del secolo scorso, le iniziative per contrastare il sessismo nella lingua hanno comportato sia interventi istituzionali, sia un'attenzione massiccia, nei luoghi tradizionali di diffusione di cultura e informazione (case editrici, redazioni di giornali, associazioni culturali, organismi religiosi, istituzioni giuridiche), verso l'uso di certe forme criticabili e la predilezione per nuove altre non discriminatorie. In Italia ci si è mossi con ritardo, perché i mutamenti economico-sociali e la consapevolezza culturale sono maturati in ritardo. Ma oggi ingegnere, avvocato, chirurgo, assessore, sindaco, ministro, questore, deputato, vigile, arbitro, medico non bastano più a designare referenti che sono sia di sesso maschile (secondo tradizione), sia - sempre di più - di sesso femminile.

Perciò le Raccomandazioni della Sabatini hanno effettivamente costituito una buona base di riflessione e un'utile indicazione operativa. Sempre più nei media si usano forme e vocaboli considerati meno o non sessisti e sempre più spesso capita che istituzioni pubbliche adottino o caldeggino l'adozione di vere e proprie guidelines, se non propriamente di codici, di comportamento linguistico rinnovato. Certo, il processo non è lineare. Né è prevedibile quanto del nuovo si sedimenterà nel vocabolario attivo, oltre che passivo, della comunità dei parlanti, fino a grammaticalizzarsi e lessicalizzarsi in modo stabile.

Mentre consigliamo a chi lo desideri di dare un'occhiata alle forme femminili proposte per i nomi di professione da Valeria Della Valle e Giuseppe Patota nel loro Il Salvaitaliano (Sperling & Kupfer), pp. 230-32, nel quale certamente i due studiosi tengono conto degli orientamenti della Sabatini, rispondiamo al signor Castellana che il caso da lui proposto sembra, a ben vedere, dei più semplici da risolvere, stando alla grammatica. Riprendendo quanto si scrive nelle Raccomandazioni, sembra giusto «evitare di usare al maschile nomi di cariche che hanno la regolare forma femminile». Per cui, sarebbe normale dire la senatrice Maria Rossi (e non il senatore Maria Rossi), la notaia Maria Rossi (e non il notaio Maria Rossi), la direttrice Maria Rossi (e non il direttore Maria Rossi). Quindi: la sottoscritta Ausiliaria del traffico Rosa Maria e non il sottoscritto Ausiliario del traffico Rosa Maria. Come però sarà ormai sufficientemente chiaro, in questi come in altri casi pesa molto il senso comune linguistico, che su questi fenomeni di forte ricaduta ideologica (rapporto uomo-donna) non si orienta ancora in modo univoco. Siamo sicuri che se si raccogliessero dati empirici negli uffici pubblici italiani, troveremmo continue oscillazioni nei documenti, magari all'interno dello stesso ente o ministero e magari all'interno dei singoli servizi e uffici dello stesso ente o ministero. Per fare un paio di esempi, leggiamo che a capo dell'Istituto per il Libro del Ministero per i Beni e le Attività Culturali siede il Direttore Vitaliana Vitale; ma Johanna Vaja è Direttrice generale della Libera Università di Bolzano.









Postato il Giovedì, 16 agosto 2007 ore 09:01:08 CEST di Silvana La Porta
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