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Voce alla Scuola: ALLA CONQUISTA DELLA SCUOLA DI MONTAGNA

Opinioni
Gerardo Sasso Allini RIESCO ANCORA A SOGNARE Alla conquista della scuola di montagna Sono precario relativamente da poco,otto anni,trascorsi nella totale precarietà in Emilia Romagna,nonostante sia originario del Salento,con famiglia in provincia di Viterbo. Sì,ancora ho voglia di sognare! Insegnare è una malattia come il mal d’Africa,che alla fine non se ne può più fare a meno. Proprio quello che è successo a me. Insegno educazione musicale nella scuola secondaria di primo grado e, tramite le graduatorie incrociate,ho fatto anche l’insegnante di sostegno. Assaporare l’ebbrezza del precariato è stato inconsapevolmente semplice,quasi quasi mi chiedo se sarei più capace di farne a meno,perché quella di “precario”è una condizione ormai entrata nella mia impostazione mentale,anche se in fondo nutro una timida speranza che prima o poi qualcosa cambierà.Però passano gli anni e non si riesce a intravedere alcuna certezza,anzi,mi pare,sempre più si brancola nel buio legislativo e,fra deleghe,leggi e leggine,siamo sempre lì a fare il nostro lavoro con immutate modalità. L’inizio dell’anno scolastico è davvero una lotteria,non sai mai dov’è dislocata la tua fortunata sede e aspetti sempre che qualcuno estragga per te il biglietto vincente.Facciamo l’esempio della faccenda,a molti – ma forse non a tutti – nota,del doppio punteggio per le sedi più disagiate,per la quale ho scoperto che ogni docente cova in sé una vena di masochismo:pare che oggi tutti ambiscano,e ci si scanna per questo,a quelle sedi il più possibile irraggiungibili! Un esempio? Preferiamo di gran lunga quei luoghi isolati e fuori dal mondo,lontani anni luce da pericolosi stimoli culturali (che rischierebbero di giovare troppo alla nostra categoria!);se poi la sfiga ti perseguita ulteriormente,be’! in quel caso si accetta quello che viene e si bacia comunque per terra. I corsi di sopravvivenza,per noi,hanno ormai ben pochi segreti! Il senso dell’avventura lievita di anno in anno,facendo della nostra categoria una specie di umanità avvezza ad affrontare qualsivoglia imprevisto o incongruenza. Siamo camaleontici,ci mimetizziamo con grazia e discrezione in ogni ecosistema conosciuto e sconosciuto,allacciando relazioni nuove in men che non si dica,imparando velocemente l’idioma locale e facendo nostre con rapidità felina le usanze di genti da noi il giorno prima ignorate. Ogni nuovo anno scolastico attendiamo con ansia di sapere dove ci porterà il vento della Conoscenza e del Sapere e,nel giro di ventiquattr’ore,la nostra valigetta viene riempita di quel necessario che serve a sopravvivere lontano da casa fino al prossimo giorno libero (per chi lo ha ottenuto), mentre,ormai rotti a tutte le esperienze,una volta sul luogo che il destino ci riserva,comincia l’affannosa ricerca della tana in cui dormire quella notte stessa.A questo proposito,vorrei ricordare con dolce nostalgia una “prima”notte trascorsa in macchina,sotto gli abeti centenari di una minuscola località montana dell’Appennino tosco-emiliano che difettava persino di una qualche modesta pensioncina per pellegrini quali siamo.Tant’è! Ciò che un tempo consideravo con apprensione,oggi mi vede totalmente indifferente e mi limito a organizzarmi con tutto l’occorrente per i soggiorni all’addiaccio.Spesso vagheggio che un giorno anche il ministro della nostra non più pubblica istruzione possa assaporare il senso di libertà e il godimento che solo queste fortunate esperienze possono indurre. Quest’anno scolastico insegno in due sedi diverse che presentano l’unico inconveniente di distare soli cinquanta chilometri di tornanti di montagna l’una dall’altra,ma ho accettato con piacere e prontamente perché ciò mi consentirà di accedere al probabile doppio punteggio per sede di montagna,in barba a tutti gli altri pellegrini-colleghi che (stolti) non hanno preso sul serio questa nuova trovata dei nostri vertici al ministero.Pensare che non sopporto l’altitudine e (innamorato del mare) la visione costante dei ghiacci e delle nevi perenni comincia a darmi qualche vertigine. Ma ecco giungere il sabato pomeriggio:le nostre valigie si riaprono e ciascuno torna all’affetto della famiglia distante da sé,per tutto il corso della settimana,anche parecchie centinaia di chilometri.Ecco il docente-pellegrino-precario trasformarsi in docente-pellegrino-precario-pendolare alle prese con l’altro mondo,quello dei trasporti pubblici che ormai per il Nostro non ha più segreti. Per la cronaca,raggiungere la mia famiglia nei pressi di Roma mi comporta la seguente sequenza di spostamenti (quando tutto va bene): 1 – la mattina dell’ultimo giorno lavorativo,mi reco a scuola già fornito di valigetta week-end cosicché all’uscita prendo al volo un passaggio in macchina con il collega (pendolare) che mi deposita a qualche chilometro di distanza,dove c’è un’unica corsa di autobus che,da lì a due ore,passerà e mi porterà sino alla città più vicina;nelle due ore d’attesa faccio un minicorso di autoaggiornamento leggendo materiali diversi utili alla disciplina che mi compete; 2 – arrivato alla stazione ferroviaria,mi precipito a prendere il treno che parte in coincidenza con il mio arrivo,in caso contrario,mi dispongo ad un’ulteriore attesa; 3 – arrivo ad una stazione intermedia dopo un breve viaggio,scendo e aspetto un’altra coincidenza utile per raggiungere la città,dove attendo un intercityche mi porterà alla mia destinazione finale; 4 – una volta giunto a Roma,salgo sulla metropolitana e raggiungo una stazioncina dove attenderò la coincidenza di un mezzo pubblico con il quale finalmente,dopo un percorso di circa un’ora (ormai sera tardi),salgo i gradini di casa mia e mi dispongo mentalmente e fisicamente a godermi la mia famiglia full-timeconsecutivamente per circa un giorno e mezzo,per poi effettuare il tragitto in senso contrario e tornare alle mie “amate”montagne. Ho amato la musica sin da quando posso ricordarmi,avevo circa dieci anni e già immaginavo che avrei dedicato me stesso al suo studio;ho tra scorso dieci anni nelle aule del conservatorio studiando Composizione e non c’era giorno che non mi sedessi al pianoforte per ore,perché quel tipo di studio,come sanno gli addetti ai lavori,non termina mai:oggi mi risulta complicato trascinarmi dietro il mio strumento musicale e pian piano mi sono risolto ad abbandonare i miei sogni di gloria! Adesso faccio l’inventario della dotazione didattica-tipo per il mio insegnamento,che la scuola mediamente mi fornisce:un triangolo,qualche maracas,alcuni tamburelli ecc.,ma mai darsi per vinti:si proceda col progetto di costruzione di uno strumentario didattico con materiali di recupero! Però bisogna dirlo,a un certo punto ci si sente svuotati dentro e subentra un senso d’impotenza e di rassegnazione perché,in fondo,nulla cambia nel panorama quotidiano,se non le facce dei colleghi e quelle dei ragazzi che siedono nei banchi;e certo allora si deve avere dentro una tale forza, che sfido molti ad averne in modo così abbondante,per poter ancora,nonostante tutto,continuare a sognare. Il Vostro Docente-precario-pellegrino-camaleontico-pendolare-sognatore








Postato il Domenica, 18 dicembre 2005 ore 00:10:00 CET di Silvana La Porta
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