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Costume e società: Le radici della speranza

Redazione
Nel libro di Giobbe, al Capitolo 14, viene descritto lo “sbalzo d’umore” di questo Patriarca, vissuto, presumibilmente, tra il 2100 ed il 1900 a.C. Egli, dalla certezza che avrebbe vinto la sua causa contro Dio, passò ad un “lamento malinconico” intorno all’inutilità della vita ed alla consapevolezza della morte.
In questo suo “lamento”, egli analizzò la breve vita dell’uomo sulla terra, la confrontò con il creato che lo circondava, “con i fiori, gli alberi, la natura…”.
Giobbe constatò che la vita dell’uomo appassisce, inesorabilmente, come un fiore. Non solo osservò che è troppo breve, ma arrivò a dichiarare l’inutilità della vita stessa, in quanto destinata a finire senza lasciare traccia, “l’uomo giace e non risorge più, egli non si risveglierà né sarà più destato dal suo sonno” (vers. 12).
Giobbe dichiarò che almeno per l’albero c’è speranza, se viene tagliato, rinasce e continua a mettere germogli, “a sentir l’acqua rinverdisce e mette rami come una giovane pianta” (vers. 7).
Questa è la mia analisi del “lamento di Giobbe”, Dio ha creato l’uomo per poi farlo morire e sparire, ma non è così per l’albero.
Almeno… per l’albero c’è speranza, ma per l’uomo!
Ma, alla fine, Giobbe, si sottomise a Dio, dichiarando: “Io so che il mio “Vindice” vive” (vers. 25). (Vindice, cioè vendicatore, che vendica, castigatore, redentore).
Ma, in questa mia breve riflessione, non voglio parlare solamente di Giobbe e del suo percorso, desidero porre l’attenzione sulle parole del suo “lamento”, e, facendo una similitudine, parlare delle “radici della speranza”  che l’uomo deve possedere nel suo cammino in “questa valle”, per poter diventare positivo, come lo diventò Giobbe.
Il Patriarca, nel Capitolo 14, evidenzia tutta la sua negatività e se la prende con tutti, con la natura, con Dio, egli si fa “inutile” ed apprezza l’albero che sembra che muore, ma se viene coltivato, rifiorisce più di prima, i suoi rami vengono recisi ma altri, più verdi, ne spuntano, e le sue radici si nutrono…
La natura è una “maestra” costante per noi, da essa possiamo imparare molte cose. Che cos’è un albero? Di esso viene piantato il seme che porta frutti rigogliosi. A volte succede che bisogna tagliare alcune parti dell’albero, affinché possa rigenerarsi e ridiventare rigoglioso, riportando altro frutto.
Anche nella vita di una persona, a volte, si passa per “un processo di potatura”, ci sono parti del nostro “percorso” che bisogna tagliare, vi sono ferite prodotte dalle nostre esperienze passate che avvolgono la persona e non la fanno “fiorire”, se questi “rami” secche non vengono recise, c’è il pericolo che tutto il nostro essere venga avviluppato dalla negatività che  c’è in noi…
E i nostri “rami secchi” sono l’alcol, droghe, ansietà, lamenti, malinconie, condizioni di instabilità, disagio esistenziale; questi “rami secchi” se non vengono recisi, portano la persona all’oblio più assoluto, alla negatività più profonda, all’aridità totale.
Ma come per l’albero che, se viene potato, c’è speranza, così è per il cammino dell’uomo; anche per lui c’è speranza, se taglia i “rami” inutili.
Certo, questo tipo di “potatura” avrà, sicuramente, un processo lungo e doloroso, ma poi, alla fine, porterà frutti gustosi e copiosi. Come per l’albero, anche per l’uomo vi è speranza per il suo avvenire. Ma per fare tutto ciò bisogna possedere e alimentare delle buone radici.
Se la speranza è l’attesa, viva e fiduciosa, di un bene futuro, questa attesa deve avere le sue radici molto profonde. E come l’albero che mette le radici in profondità, così è per il cammino dell’uomo, bisogna che le “sue radici” siano molto profonde per poter avere un futuro senza tentennamenti e senza indugi.
Le radici di una persona, come quelle degli alberi che hanno bisogno di nutrimento, debbono alimentarsi di positività e di principi profondi affinché si possa affrontare il lungo cammino della vita con fermezza, costanza, risolutezza, determinatezza e spirito combattivo e, soprattutto, per poter avanzare “a testa alta” e proclamare che c’è speranza per il futuro.
Solo se il nostro “radicamento” è solido possiamo affrontare le tante situazioni difficili che accompagnano la nostra esistenza, e sperare di ricominciare, di progettare… di vincere!
Da credente, dico, con fede e convinzione, “Anima mia, riposati solo in Dio, perché la mia speranza viene da Lui” (Salmo, 62: 5). Credo che veramente bisogna porre fiducia e speranza solamente in Gesù Cristo, “Lui solo ha parole di vita! Si, parole di vita eterna!”.

Giuseppe Scaravilli
giuseppescaravilli@tiscali.it








Postato il Domenica, 23 settembre 2012 ore 23:53:58 CEST di Angelo Battiato
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